BIG DATA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: LE NUOVE MINACCE ALLA DEMOCRAZIA

Stiamo assistendo ad una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche mai avvenute dalla Seconda Guerra Mondiale che causerà il totale mutamento dell’economia, della società e della politica per come le conosciamo oggi. È evidente come questa trasformazione stia apportando enormi benefici alla nostra società, ma vanno anche evidenziate le minacce che ne potrebbero derivare.

Il campo dell’intelligenza artificiale sta facendo grandi passi avanti: le macchine non sono più programmate manualmente ma oggi sono in grado di apprendere e svilupparsi autonomamente e continuamente determinando l’automazione dell’analisi dei dati. Questo, oltre ad avere importanti conseguenze economiche in futuro poiché nei prossimi 10/20 anni numerosi posti di lavoro saranno minacciati dagli algoritmi, potrebbe avere gravi ripercussioni anche a livello democratico. 

Forse la visione utopica del Grande Fratello non è poi così lontana dalla realtà. Gli algoritmi di oggi sanno cosa facciamo, cosa ci piace e come pensiamo: più dati vengono raccolti su di noi e più è probabile che le nostre scelte non siano libere. 

Ciò avviene poiché gli algoritmi ci suggeriscono determinanti contenuti che vengono personalizzati in base alle nostre preferenze. Proprio per questo le pubblicità personalizzate su internet non possono essere paragonate a quelle classiche, in quanto quest’ultime non sono specifiche e non sfruttano i nostri dati personali con lo scopo di individuare eventuali debolezze psicologiche. 

Oggigiorno viviamo dunque in una “bolla” in cui ciò che ci viene proposto rispecchia solo le nostre preferenze: l’esclusione di posizioni e opinioni diverse dalle nostre porta inevitabilmente alla compromissione del nostro pensiero critico. 

Il risultato di ciò potrebbe essere disastroso e portare al logoramento della coesione sociale, a causa dell’assenza di un dialogo costruttivo, e dell’intelligenza collettiva che si basa proprio su un alto grado di diversità. 

Se ciò appena detto può sembrare allarmistico e poco credibile, due dei più grandi colossi in ambito tecnologico si sono espressi a riguardo avvertendo la società civile di come la super-intelligenza rappresenti una delle principali minacce alla democrazia.

Elon Musk ha affermato “Il futuro meno spaventoso che riesco a immaginare è quello in cui abbiamo almeno un’intelligenza artificiale democratizzata. Perché se una società o un piccolo gruppo di persone riuscisse a sviluppare una super-intelligenza digitale divina, potrebbe conquistare il mondo».

Anche Bill Gates ha espresso la sua preoccupazione riguardo l’argomento: “Inizialmente le nuove macchine faranno un sacco di lavoro per noi e non saranno super intelligenti. Sarà positivo, se saremo capaci di maneggiarle bene. Fra un paio di decenni, penso, questa intelligenza diventerà un problema. Sono d’accordo con Elon Musk e non capisco perché alcune persone se ne disinteressino”.  

A tal proposito un problema particolarmente serio riguarda proprio l’apprendimento automatico di diversi sistemi di intelligenza artificiale che non permette neppure agli sviluppatori di comprendere come l’algoritmo agisca. Questo impedisce l’individuazione di eventuali rischi e dunque potrebbe portare ad eventuali errori statistici e analitici. 

È chiaro come i nostri dati personali e la nostra privacy vengano continuamente abusati e sfruttati, con il rischio di determinare un controllo sociale tipico dei regimi totalitari

Infatti numerosi regimi stanno già facendo largo uso di tecnologie per la sorveglianza, di intelligenza artificiale e big data. Questo permette loro da un lato di mantenere il controllo sui propri cittadini tramite la censura e il filtraggio delle informazioni, dall’altro di screditare ed erodere le controparti democratiche sfruttando l’accesso alla libera comunicazione di tali Paesi. 

Basti pensare all’interferenza straniera nelle elezioni presidenziali americane del 2016 o nel referendum sulla Brexit del Regno Unito che ha causato la manipolazione dei voti tramite i social media. 

I rapidi progressi dell’intelligenza artificiale favorisce un “deep fake” sempre più sofisticato, basato sulla manipolazione e contraffazione dei contenuti video e audio. Il risultato è la diffusione di disinformazione e propaganda che vanno ben oltre i commenti in chat e gli articoli di notizie false.

In questa analisi abbiamo approfondito diversi aspetti problematici riguardanti le trasformazioni digitali che sono in atto, va anche ricordato che quanto appena detto non esclude una compatibilità fra le nuove tecnologie e le caratteristiche di qualsiasi società democratica. Come avvenuto nel secolo precedente, la tecnologia potrebbe rivelarsi uno strumento fondamentale per permettere ai cittadini di arricchirsi a livello culturale e partecipare alla vita politica e sociale del Paese. 

Fondamentale a tal proposito è in primo luogo aggiornare il quadro normativo in modo congruente ai principi democratici, introducendo nuove regole e sanzioni che permettano di controllare questa rivoluzione tecnologica. 

Infine è necessario introdurre dei paradigmi educativi nuovi che consentano ai cittadini di comprendere il funzionamento e i rischi di queste nuove tecnologie: solo in questo modo possiamo farne un utilizzo consapevole e contemporaneamente esercitare e difendere efficacemente i nostri diritti. 

Alice Rossi

Classe 1998, ottiene una laurea triennale in Sviluppo e Cooperazione Internazionale presso l'Università di Bologna. Nel corso della triennale si specializza principalmente nel project management e in tutto ciò che concerne lo sviluppo sostenibile, grazie soprattuto al suo attivismo nell'ambito dell'associazionismo.
A seguito di un periodo di studio trascorso in Svezia, durante il quale ha potuto approfondire temi relativi al security risk management, decide di approfondire questo interesse con un Master in International Security Studies presso la Charles University di Praga, optando per una specializzazione in ambito tecnologico.
Attualmente, oltre a frequentare il Master, sta lavorando come consulente presso un'agenzia di consulenze manageriale italiana occupandosi principalmente di risk management e sviluppo sostenibile.

Membro della redazione dello IARI, scrive per l'area "Difesa e Sicurezza".

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