VIETNAM: ALLEATO STRATEGICO OCCIDENTALE NELL’INDO-PACIFICO?

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Il Vietnam sta sperimentando un periodo di imponente crescita economica e di ampia rilevanza internazionale. Nonostante la pandemia, l’economia vietnamita è cresciuta del 2.9% nel 2020, più di qualsiasi altro paese asiatico. Nel suo viaggio estivo nel Sudest Asiatico la Vicepresidente USA Kamala Harris ha prestato molta attenzione al Vietnam. Non è casuale. Gli Stati Uniti hanno condotto quattro visite di alti ufficiali in Vietnam dall’inizio del 2020. La VP, oltre a rafforzare i legami economici, ha offerto al Vietnam aiuto contro le tattiche “da bulli” della Cina. In luglio era stato il Segretario della Difesa Lloyd Austin a visitare il paese per discutere di cooperazione militare di fronte alla sempre maggior aggressività cinese nel Mar Cinese Meridionale. Il Vietnam sta diventando un importante partner occidentale nell’Indo-Pacifico e anche l’Unione Europea ne ha preso atto. Tuttavia, un chiaro posizionamento vietnamita sull’asse a trazione statunitense è da escludere nel breve periodo per evitare ripercussioni da parte del vicino gigante cinese.  

I rapporti tra USA e Vietnam 

Dalla normalizzazione dei rapporti nel 1995, le relazioni tra Stati Uniti e Vietnam sono gradualmente migliorate. La vera svolta è avvenuta, però, quando l’Amministrazione Bush ha rivalutato lo Stato est-asiatico quale potenziale partner strategico in chiave anticinese. Le Amministrazioni Obama e Trump hanno continuato su tale percorso. Obama nel 2016 ha visitato personalmente il paese, incoraggiato legami più stretti e ha revocato l’embargo di armiin vigore dal 1975. 

Oggi gli USA sono il secondo partner commerciale vietnamita dopo la vicina Cina. Gli investimenti americani nel paese asiatico sono cresciuti di quasi 2 miliardi tra il 2011 e il 2019 e il governo locale per attrarre ulteriori investimenti ha varato nuovi criteri per garantire maggiore qualità, efficienza, sviluppo tecnologico e capitale umano. Inoltre, la guerra commerciale con la Cina ha spinto numerose industrie manifatturiere americane a trasferire le loro basi di produzioni dalla Cina al Vietnam.

È probabile che tale fenomeno aumenti nel futuro con l’inasprirsi delle tensioni economiche con Pechino, insieme a un aumento negli scambi commerciali. Entrambe le parti auspicano, infatti, di attutire la loro dipendenza economica dalla Repubblica Popolare. A questo va aggiunto l’entusiasmo con il quale il Vietnam ha aderito al Trans-Pacific Partnership (TPP) prima e al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTTP) e al Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) poi. Non sono tuttavia mancate tensioni. La frustrazione di Donald Trump, e dei repubblicani in generale, per i deficit commerciali americani nel mondo, compreso con il Vietnam, ha creato preoccupazione a Hanoi ed è ancora oggi un tema delicato. 

I legami economici non si traducono automaticamente in influenza politica: tutte le nazioni asiatiche dipendono dalla Cina per il loro commercio, eppure non intendono legarsi a questa sul piano geopolitico. Il Vietnam non fa eccezione. In luce della sempre maggiore aggressività cinese nel Mar Cinese Meridionale, Hanoi spera in un miglioramento dei suoi rapporti con gli USA per controbilanciare la potenza cinese e garantire il rispetto delle norme internazionali.

Ufficialmente i rapporti USA-Vietnam sono definiti comprehensive partnership ma in più di una occasione alti ufficiali vietnamiti hanno affermato che i rapporti sono già “in pratica strategici”. Ad oggi, il Vietnam ha stretto comprehensive strategic partnership solo con Cina, Russia e India. Gli Stati Uniti tentano da anni di elevare i loro rapporti con Hanoi al livello di partnership strategica, in quanto aumenterebbe la cooperazione tra i due Stati e porrebbe le basi per una cooperazione più ampia e solida. 

La cooperazione militare è forse il lato più visibile del rapporto che lega il Vietnam con Washington. La vendita di prodotti militari statunitensi al Vietnam dal 2016 ha superato i 200 milioni di dollari e i Segretari della Difesa USA hanno visitato numerose volte il paese auspicando un ulteriore aumento della loro cooperazione. Tuttavia, è da tenere in considerazione che tali vendite non riguardano armi letali ma motori aeronautici, droni di sorveglianza e vascelli[1]. Ne è chiara la destinazione marittima per il controllo e la sorveglianza del Mar Cinese Meridionale e di quello Orientale.  

Il ruolo dell’UE

Il Vietnam è il principale partner commerciale dell’Unione Europea tra i paesi dell’ASEAN[2], con crescenti Investimenti Diretti Esteri. Nell’agosto 2020 è entrato in vigore l’EUVietnam Free Trade Agreement  (EVFTA) e l’EU-Vietnam Investment Protection Agreement (EVIPA) che promette di dare una nuova spinta alle esportazioni vietnamite e agli investimenti europei nel paese.

Già nell’ottobre 2019 le due parti avevano sottoscritto un accordo in materia di difesa che regolamenta il coinvolgimento vietnamita nelle operazioni di gestione delle crisi dell’UE (attualmente 17 nel mondo)[3], stabilisce regolari consultazioni in materia di difesa e sicurezza, incluso lo scambio di intelligence e l’accesso ad attività di addestramento. Tali accordi sottolineano nuovamente il maggiore coinvolgimento europeo nell’Indo-Pacifico su temi centrali quali commercio, pesca e sicurezza, nonché l’impegno vietnamita nella partecipazione a organismi multilaterali economici, politici e difensivi.

COVID-19

L’influenza occidentale in Vietnam può essere misurata anche attraverso le donazioni di vaccini contro il SARS-Cov-2. Gli USA sono il maggior donatore di vaccini con più di 5 milioni di dosi già donate e un altro milione in arrivo. La Cina ne ha donate più di 2 milioni con altre 3 milioni in arrivo, una parte rilevante però destinata a cittadini cinesio viaggiatori vietnamiti diretti in Cina. Anche l’Italia si è contraddistinta con l’invio di più di 1,5 milioni di dosi.

I possibili ostacoli

Nonostante i legami descritti sopra, l’annuncio di una partnership strategica a largo raggio tra Vietnam e USA sembra improbabile nel breve periodo. Per vari motivi. Innanzitutto, a causa della vicinanza, geografica ma anche politica, del Vietnam alla Cina, con fazioni conservatrici vietnamite molto vicine a Pechino. Inoltre, il Vietnam persegue da anni una strategia di ricercato bilanciamento che include il rifiuto di alleanze militari, di basi militari di potenze estere sul proprio territorio e dell’uso della forza.

Fino ad oggi, la strategia sembra funzionare: si astiene da stringere rapporti troppo stretti con potenze rivali della Cina per mantenere relazioni pacifiche con la stessa e per evitare l’emergere di sentimenti cinesi di aggiramento e contenimento[4]. Appoggiando lo stesso principio di neutralità dell’ASEAN, del quale non a caso il Vietnam ne è emerso recentemente quale principale leader[5], tenta di limitare ingerenze esterne nel Sudest asiatico, sia cinesi che americane. Infine, il Vietnam continua a mantenere i duratori legami militari con la Russia.

Armi russe arrivano in Vietnam dai tempi di Ho Chi Minh e sono ancora preferite a quelle americane per il loro prezzo più economico. La volontà dell’Amministrazione Biden di fronteggiare vigorosamente Putin potrebbe avere ripercussioni anche in questo teatro. Non mancano poi frazioni con gli stessi USA, in particolare sui diritti umani, la democrazia, la libertà di stampa e il ruolo pervasivo dello Stato nella vita sociale ed economica vietnamita.

Conclusioni

Il Vietnam ha accolto in modo positivo, seppur con cautela, il QUAD, la partnership in materia di difesa tra Stati Uniti, Giappone, India e Australia. Molto più benevolmente di altri Stati nella regione. Le relazioni bilaterali con tali Stati sono positive[6]. Mentre un supporto esplicito al QUAD è da escludere, è probabile che il Vietnam appoggi sue determinate iniziative, attento però a non indispettire i propri partner strategici, Cina e Russia[7].

Allo stesso modo, appare improbabile un formale posizionamento vietnamita sull’asse a guida statunitense in chiave anticinese. Nondimeno, la cooperazione con USA e UE continuerà sottotraccia in quanto conviene a tutte le parti in gioco. Il Vietnam sta assumendo un ruolo strategico nei calcoli statunitensi ed europei di riposizionamento nell’Indo-Pacifico e Hanoi necessita di appoggio esterno per contenere l’espansionismo economico e militare cinese, nonché per sostenere la crescita economica e sociale del paese.

La priorità, tuttavia, ad oggi resta quella di mantenere l’equilibrio tra i due rivali in attesa di tempi più certi. Ogni passo verso una delle due parti viene accompagnato da ansiosi sguardi nella direzione opposta.  

Bibliografia

  • Poling, G.; Hudes, S.; Natalegawa, A. The Unlikely, Indispensable U.S.-Vietnam Partnership, luglio 2021, Center for Strategic and International Studies.

[1] Dati di SIPRI (STOCKHOLM INTERNATIONAL PEACE RESEARCH INSTITUTE) ARMS TRANSFER.

[2] Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico.

[3] Nel quadro dell’EU Common Security and Defense Policy (CSDP).

[4] Non a caso, poche ore prima della visita della VP Harris in Vietnam il Primo Ministro vietnamita Chinh ha incontrato in una riunione non preannunciata l’ambasciatore cinese a Hanoi Xiong rassicurandolo sulla neutralità del Vietnam.  

[5] Il Vietnam è stato anche il principale promotore dell’ASEAN quale piattaforma per aumentare la cooperazione regionale in materia di sicurezza.

[6] In questo frangente è da registrare il recente accordo tra Vietnam e Giappone che permette di trasferire armi e tecnologia giapponese a Hanoi. 

[7] È interessante notare la risposta vietnamita all’AUKUS: il portavoce di Stato ha glissato la vicenda parlando di sforzo comune per la stabilità regionale e dell’importanza dell’energia nucleare per lo sviluppo economico.

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