TERRA ABBANDONATA, ANCORA UNA VOLTA LO YEMEN

Fonte Immagine: http://www.perlapace.it/crisi-umanitaria-quattro-azioni-urgenti-lo-yemen-la-sua-gente/

La decisione del Consiglio dei diritti umani lascia l’amaro in bocca sulle sorti del popolo yemenita, che al netto delle denunce che negli anni si sono susseguite, dal gruppo di esperti precedentemente instaurato, rimane completamente abbandonato come già, del resto, previsto dallo stesso durante il suo mandato. 

Panoramica

Nel 2017 il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite aveva acconsentito ad inviare un gruppo di “eminenti esperti”in Yemen (Group of eminentExperts on Yemen,  YemenGEE) per investigare su possibili abusi e violazioni dei diritti umani per oltre due anni dopo che la coalizione Saudita aveva lanciato un’offensiva militare al fine di supportare il Presidente (riconosciuto a livello internazionale) Abd-RabbuMansourHadi, il cui potere era stato sovvertito dai ribelli Houthi.

Il mandato prevedeva, quindi, oltre che monitorare e documentare la situazione in Yemen sui diritti umani, anche quello di stabilire fatti e circostanze su presunte violazioni e abusi in modo da individuarne i relativi responsabili. 

Esso, pertanto, era stato inteso come “un’opportunità” per un nuovo approccio in Yemen, che più per il lavoro ancora da svolgere da parte degli esperti e di chi fossero gli esperti in sé da nominare, era importante il come gli Stati membri delle Nazioni Unite e i vari mediatori internazionali percepissero l’obiettivo di attuare un ceasefire (cessate il fuoco) contro la popolazione. Il tutto, avveniva su uno sfondo da “bleak picture” (immagine squallida) di vani tentativi di mediazione diplomatica e di timide iniziative di dialogo per far cessare una guerra civile di oltre sei anni circa. 

Sviluppi

Lo scorso 8 ottobre 2021, il Consiglio dei diritti umani ha rigettato la risoluzione per rinnovare tale mandato, cha aveva invece rinnovato sia nel 2020 (resolution45/15), nel 2019 (42/2) e nel 2018 (39/16).

Sono stati predisposti diversi report da parte del gruppo di esperti sulla situazione drammatica nel Paese: uno, in particolare, agli inizi di settembre, denunciava il totale abbandono della Nazione da parte della comunità internazionale e riaffermava l’importanza di mantenere un forte impegno a garantire la “sovereignty, indipendence, unity and territorialintegrity of Yemen”, nonché il riconoscimento che “ the promotion, protection and  fulfilment of human rights are keyfactors in ensuring a fair and equaljusticesystem and, ultimately, reconciliation and stability for the country”, ossia gli obiettivi, quali appunto fattori chiave per un sistema di giustizia effettivo, che sin dal 2017 nella risoluzione sopra menzionata, si sarebbero dovuti raggiungere al fine, appunto, di permettere al Paese di raggiungere la piena indipendenza, integrità e stabilità al proprio interno.  

In effetti, oramai da quasi sette anni il popolo Yemenita soffre non solo per via del conflitto armato in sé ma anche per i ripetuti crimini rimasti sempre impuniti. Proprio per questo, il Gruppo di Esperti reiterava l’esigenza di una totale cessazione dei conflitti per una pace inclusiva e sostenibile nel Paese e la necessità di adottare misure che potessero garantire accesso alle vittime alla verità, alla giustizia e ad eventuali riparazioni.

Ovviamente questo non sarebbe mai potuto essere raggiunto senza una forte presa di posizione da parte del potere politico in combinato disposto con il ruolo della legge e dei diritti umani universalmente riconosciuti. 

Quali erano materialmente le raccomandazioni che il gruppo di esperti lanciava al fine di rendere possibile la cessazione delle violazioni? 

Si richiedeva agli Stati terzi di non fornire più armi e supporto militare alle parti, dato il consistente contributo che esso comporta nel mantenimento del conflitto armato ancora in essere, nonché potenziale causa di perpetrare oltre le violazioni dei diritti umani sulla popolazione.

Al Consiglio di Sicurezza si mostrava l’urgenza di rendere la violazione di diritti umani in Yemen in cima alla lista delle priorità nella sua agenda per assicurare che, almeno i più aberranti crimini, non fossero lasciati impuniti, lasciando aperta anche l’ipotesi che lo stesso Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite potesse portare la situazione del popolo Yemenita davanti alla Corte Penale Internazionale ed espandere la lista dei soggetti destinatari di sanzioni. 

La questione interna in Yemen definita “pandemic of impunity in a tortured land” dal gruppo di esperti, poteva essere affrontata diversamente. Una presa di posizione più concreta da parte del Consiglio, attraverso il coinvolgimento della Corte Penale Internazionale, chiamata in causa, avrebbe significato una valutazione differente sui crimini commessi in Yemen. Quest’ultimi avrebbero potuto essere indagati come crimini internazionali con i mezzi adeguati e sufficienti a far cessare le incessanti violazioni finora perpetrate.

In conclusione, quella relativa allo Yemen è stata ‘’un’opportunità mancata’’ per lasciare che la giustizia internazionale facesse il suo corso. Non si può celare l’importanza che avrebbe potuto avere l’affrontare la situazione di fronte ad una Corte internazionale.

Quest’ultima, infatti, creando un organo investigativo ad hoc sui crimini internazionali simili a quelli già creati per Siria e Myanmar, avrebbe potuto supportare i futuri procedimenti giudiziari sia nazionali che internazionali e avrebbe, inoltre, incoraggiato gli Stati terzi ad usare tutte le potenziali forme di giurisdizione esistenti (inclusa, ad esempio, la giurisdizione universale). 

Inoltre, è proprio in tali situazioni che il diritto internazionale umanitario e il diritto dei diritti umani devono proporsi come “complementary and mutually” necessari per rafforzare e riaffermare gli sforzi da dover effettuare ancora e ancora, per assicurare la fine delle violazioni e abusi e il pieno rispetto di tali diritti nei conflitti armati.

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