AUKUS: UNA MINACCIA PER LA STABILITÁ DELLA NATO?

Fonte Immagine: https://www.theguardian.com/world/2021/sep/16/cold-war-echoes-as-aukus-alliance-focuses-on-china-deterrence

Il nuovo accordo di sicurezza AUKUS, formato al fine di contenere il potere e le ambizioni della Cina e promuovere la sicurezza e la prosperità nella regione indo-pacifica, ha generato un’intensa controversia nelle relazioni tra due storici alleati, Washington e Parigi. E il danno collaterale potrebbe estendersi anche alla NATO, che stà gia affrontando profonde e crescenti sfide interne.

Il patto anti-Pechino

Il 15 settembre Australia, Stati Uniti e Regno Unito hanno annunciato la formazione di un nuovo patto trilaterale di sicurezza denominato AUKUS.

La nuova struttura di sicurezza ha come obbiettivo approfondire i legami di difesa tra i tre paesi integrando capacità militari in ambito informatico, navale, di intelligenza artificiale, informatica quantistica e altri domini sottomarini, ponendo inoltre le basi per una posizione rafforzata delle forze statunitensi in Australia.

L’Australia, in particolare, intende utilizzare le tecnologie britanniche ed americane per costruire sottomarini a propulsione nucleare, il primo dei quali diventerà operativo nel 2036. 

Questa coalizione ha rotto un precedente accordo di difesa firmato con la Francia del valore di 31 miliardi di euro. Per tanto, Parigi ha definito questo nuova alleanza una pugnalata alle spalle da parte di Washington ed ha poi espresso la sua determinazione a difendere i propri interessi durante le discussioni su un accordo commerciale tra l’Unione Europea e l’Australia.

Il patto AUKUS è considerato una delle più grandi partnership di difesa dei paesi degli ultimi decenni. Il bisogno di creare tale accordo è dovuta alla crescente urgenza di opporsi alla Cina in quanto, come affermato dal segretario alla Difesa del Regno Unito Ben Wallace, la Cina “sta intraprendendo una delle più grandi spese militari della storia”.

Le crescenti sfide interne della NATO

Non solo la Francia prova un profondo senso di tradimento ma di conseguenza l’Europa sta mettendo in dubbio la fiducia reciproca con Washington. Infatti, il ministro delle finanze francese Le Maire ha affermato che l’accordo è un chiaro segnale che l’Unione europea non può più contare sugli Stati Uniti per garantire la sua protezione e difesa e che vi è un crescente necessità per l’Europa di creare una propria indipendenza strategica.

Inoltre, è importante notare che nonostante la NATO non abbia preso una netta posizione su questo ambito, affermando che l’attuale scontro non avrà conseguenze sulla cooperazione militare all’interno della NATO. Tuttavia, ha ammesso l’esistenza del rischio che il conflitto si possa intensificare qualora le parti non raggiungano punti di incontro in futuro.

La NATO stà attraversando da anni delicati problemi interni che devono essere affrontati e il rapporto tra Europa e Stati Uniti è ancora in via di riparazione dell’era post-Trump. Questi problemi hanno radici complesse e radicate. Partendo da discrepanze interne all’esistenza stessa della NATO, da molti analisti reputata ormai obsoleta e le cui ragioni storiche di esitere sono cessate al culmine della Guerra Fredda.

Di conseguenza, quest’ultimo contrasto tra Stati Uniti e Francia si aggiunge alle già attuali delicate relazioni transatlantiche. Nell’eventualità che tali disaccordi non vengano conciliati, vi è il rischio che questa sfiducia possa espandersi e diffondersi ad altre aree e di conseguenza comportare l’inizio della fine per l’Allenza Atlantica. Uno scenario già preannunciato dal presidente Macron, che nel 2019 definì la NATO ‘’celebralmente morta’’.

Il presidente Biden, aveva inaugurato la sua ascesa alla Casa Bianca con un chiaro e promettente messaggio di politica estera: “L’America è tornata”, nel quale aveva assicurato di rilanciare le alleanze del paese, che erano state precedentemente destabilizzate dall’atteggiamento ostile della presidenza Trump nei confronti della NATO e dell’Unione Europea.

Tuttavia, la breve luna di miele ha lasciato presto il posto a scetticismo e rinnovate tensioni. Il patto potrebbe rappresentare una scissione tra Washington e gli stati membri della NATO, in quanto potrebbe ridurre l’interesse e coinvolgimento del primo negli affari di sicurezza e difesa europei. Il rischio, inoltre, è quello di vincolare gli Stati Uniti alla sicurezza europea in uno scenario in cui l’Allenza Atlantica gioca un ruolo sempre meno rilevante. 

L’inizio della fine per la NATO?

In conclusione, AUKUS pone una minaccia concreta all’integrità della NATO in quanto è in grado di rimescolare le carte del panorama di sicurezza internazionale, creando un precedente che potrebbe potenzialmente favorire la creazione di nuove alleanze e la rottura di precedenti accordi. 

Gli Stati Uniti e l’Europa condividono la più lunga serie di relazioni di alleanza al mondo. Escludendo la Francia dall’accordo, Washington stà dimenticando che quest’ultimo è uno dei suoi più antichi alleati ed uno dei membri della NATO più preparati militarmente nel contesto europeo. Washington e Parigi hanno un forte bisogno l’uno dell’altro per garantire non solamente la reciproca sicurezza e crescita, ma anche e soprattutto quella internazionale.

Inoltre, questa discordia potrebbe avere l’effetto contrario nel breve e lungo termine: beneficiare la Cina in quanto il patto stà già seminando screzi e incidenti diplomatici. Di conseguenza, al fine di preservare l’Alleanza Atlantica è importante tenere in considerazione l’estrema importanza di tutti gli stati membri e il loro ruolo nell’obbiettivo chiave della NATO: salvaguardare la reciproca sicurezza e libertà.

L’Alleanza Atlantica deve quindi promuovere un ambiente basato sulla mutua fiducia e che sia favorevole a presenti e future collaborazioni. Siamo in un’ era in cui gli Stati Uniti hanno la necessità della più profonda cooperazione con i loro alleati europei per fronteggiare le numerose sfide e minacce presentate dalla Cina. Pertanto, senza una stretta cooperazione tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea, la strategia degli Stati Uniti per gestire le sfide della Cina potrebbe risultare inefficace, nonostante il supporto di potenze quali Regno Unito e Australia. 

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