IL CONTENIMENTO DELLA SHADOW WAR TRA IRAN E ISRAELE

Fonte Immagine: https://www.aljazeera.com/news/2021/9/3/iran-nuclear-deal-whats-next-for-the-jcpoa

Iran e Israele, da alleati strategici ad acerrimi nemici, sono due paesi che combattono per l’egemonia in Medio Oriente. L’Iran, con il suo programma nucleare e le sue ideologie radicali, rappresenta da sempre una minaccia per la sicurezza nazionale di Israele, il quale, da sempre con il sostegno americano, monitora tutti i proxies della Repubblica Islamica e fa di tutto per contenere l’espansione iraniana nella regione.

La tacita alleanza

Da decenni la lotta tra Iran e Israele continua tacitamente ad influenzare gli interessi di tutti i paesi mediorientali. Gli scontri non sempre vengono esplicitati tramite azioni di guerra o gesti trionfali, ma piuttosto tramite l’utilizzo dei propri proxies sparsi per il mondo.

Caratteristica di questa guerra tacita è la propria dinamicità: la situazione ostile tra le due nazioni si è sviluppata e modificata nel tempo e ha portato alla luce contrapposizioni di interessi geopolitici e di ideologie.

Negli anni Cinquanta, Iran e Israele sono stati alleati strategici durante il regno del monarca iraniano, lo Scià Mohammed Reza Pahlavi, il quale cooperava con lo stato ebraico, condividendo interessi e timori, in particolare nei confronti del Nasserismo e del comunismo.

Sebbene lo Scià comprendesse i sentimenti arabi antisraeliani, sviluppatisi ancora di più dopo la guerra dei sei giorni del 1967, privilegiava l’alleanza con Israele, che a sua volta sfruttava la potenza iraniana per un’alleanza strategica antiaraba.     
A tal proposito, l’allora primo ministro israeliano David Ben-Gurion aveva sviluppato la cosiddetta “The Periphery Doctrine”, secondo la quale l’obiettivo di Israele sarebbe dovuto essere quello di stringere strette relazioni con i paesi non arabi della regione per proteggersi dai vicini arabi.

Lo stato ebraico, essendo completamente circondato da stati nemici, aveva la necessità di creare alleanze e per questo accettò l’apertura informale dello Scià Pahlavi, il quale aveva riconosciuto l’esistenza di Israele, anche se in maniera ufficiosa.


I contatti tra i due stati si sono intensificati su molti campi e nonostante la segretezza e l’informalità, i loro rapporti apparivano consolidati. Iran e Israele divennero complici e dipendenti l’uno dall’altro, soprattutto riguardo l’ambito tecnologico, militare e di intelligence.


La cooperazione continuò anche dopo la vittoria israeliana del 1967, durante la quale l’Iran ha assistito alla sconfitta dei suoi “alleati” arabi: Egitto, Siria e Giordania. L’alleanza iraniana-israeliana garantiva una sorta di equilibrio nel teatro mediorientale, ma ben presto la rivoluzione iraniana si sarebbe palesata, rievocando vecchi malcontenti e divisioni settarie. 

Da amici a nemici

Sarà l’anno 1979 che porterà in Medio Oriente un’aria nuova, fatta di sconvolgimenti e cambi di alleanze. Come è noto, la rivoluzione iraniana pretese la caduta dello Scià e la liberazione di numerose regioni mediorientali dalla presenza americana.

In tal contesto, si assisterà ad un primo distacco tra Israele e Iran, che con l’ayatollah Khomeini adottò un atteggiamento antisraeliano. I leader iraniani hanno da sempre amplificato la loro rivalità con Israele anche a causa del profondo legame esistente tra lo stato ebraico e gli Stati Uniti, paese ritenuto un forte rivale con numerosi interessi nella regione. 

Negli anni successivi alla rivoluzione iraniana si noterà, tuttavia, ancora una vicinanza tra Iran e Israele, giustificata dal timore condiviso nei confronti dell’Iraq, ritenuto un’importante minaccia regionale capace di destabilizzare gli equilibri mediorientali.

L’Iraq di Saddam Hussein, infatti, fu l’artefice di una rinnovata alleanza iraniana-israeliana, rivelata durante il conflitto del 1980 tra l’Iran e l’Iraq. Fu anche grazie a questa cooperazione, e al disperato bisogno dell’Iran del supporto (militare) israeliano, che si assisterà alla sconfitta irachena.

Lo stato ebraico, nel frattempo, beneficiava di questi accordi militari con l’Iran, sia dal punto di vista economico che sociale e geopolitico. Israele nutriva la speranza di far breccia nel cuore dei “moderati” iraniani, che avrebbero potuto prendere il potere e ristabilire una più pacifica relazione con lo stato ebraico.

Questa però fu meramente una speranza illusoria: il livello di cooperazione tra i due stati iniziò a diminuire nel 1990 e le rivalità divennero visibili. In primo luogo, si noterà una preoccupazione crescente per lo sviluppo iraniano di missili a lungo raggio, che avrebbero potuto raggiungere lo stato ebraico; inoltre, le guerre in Iraq e in Afghanistan erano ormai terminate con la sconfitta degli avversari dell’Iran.

Si raffigurava per la Repubblica Islamica la situazione ideale per poter approfittare di questa fittizia “stabilità” e diventare la potenza egemone del Medio Oriente.     
Gli israeliani, intanto, percepivano l’Iran come la causa dei conflitti regionali, vista la loro alleanza con diverse organizzazioni come Hamas e Hezbollah, ritenute da molte potenze organizzazioni terroristiche. Furono questi gruppi armati i primi ad essere ritenuti i proxies iraniani, che minacciavano i confini dello stato ebraico e che venivano costantemente riforniti di armamenti dall’Iran. Tutti questi timori furono aggravati dal programma nucleare iraniano.

La minaccia nucleare           

Quando si discute del programma nucleare israeliano ci si confronta con ambiguità e incertezza. Il governo israeliano non ha mai negato né confermato di possedere l’arma atomica per una scelta strategica: la conferma trasformerebbe Israele in una minaccia regionale e porterebbe alla proliferazione di nuovi programmi nucleari dei paesi arabi nella regione; la negazione invece sarebbe deleteria e esporrebbe un’importante vulnerabilità dello stato ebraico, rendendolo il target ideale dei paesi nemici.

L’Iran, invece, nel settore nucleare ha sempre mostrato organizzazione e capacità singolari. Almeno fino ai primi anni Duemila, la Repubblica Islamica rivendicava la propria legittimità a sviluppare un programma nucleare a scopo civile e non militare, con sperimentazioni sull’uranio arricchito. Il problema di fondo di questa dissimulazione riguardava i prodotti utilizzati per questo programma, i quali sono stati definiti “dual use”, perché impiegati sia per scopi civili che militari.

Per contenere la minaccia nucleare iraniana, nel 2015 si giunse alla stipula del Joint Comprehensive Plan of Action. Questo accordo stabiliva diversi impegni per l’Iran, in particolare la limitazione del suo programma nucleare e il costante monitoraggio delle sue attività da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Se questi impegni fossero stati rispettati, la Repubblica Islamica non sarebbe più stata oggetto di sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Questo accordo venne percepito da Israele in maniera molto positiva: era strumentale per il contenimento della minaccia nucleare iraniana. 

Nonostante questi tentativi, a causa del cambio dell’amministrazione americana e l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, sono ricominciate le sanzioni economiche contro l’Iran e il programma nucleare iraniano è ritornato alla ribalta. Nuovi negoziati sul nucleare iraniano si sono tenuti a Vienna recentemente, ma non hanno portato ancora a nulla di concreto.

In tale contesto la shadow war tra Iran e Israele si concretizza tramite attacchi cyber, attacchi marittimi e guerre per procura.   

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