SI APRE ANCHE IL PASSAGGIO A NORD OVEST?

Era dal 1954 che una nave della Royal Canadian Navy non completasse il Passaggio a Nord Ovest lungo la rotta tracciata da Sir John Franklin nel 1845.

Era dal 1954 che una nave della Royal Canadian Navy non completasse un viaggio lungo il famoso Passaggio a Nord Ovest, l’epico passaggio che attraversa le turbolente acque nel Nunavut canadese.

Un passaggio tristemente famoso per le numerose spedizione fallite. Una su tutte quella di Sir John Franklin, partito dalle coste inglesi alla volta dell’artico per riuscire a trovare un passaggio che dalla baia di Baffin, collocata tra Canada e Groenlandia, conducesse al Mare di Beaufort. La HMS Erebus e la HMS Terror partirono con a bordo 129 uomini nel 1845 e rimasero incagliate nei ghiacci a circa metà del percorso.

Nonostante le diverse spedizioni partite alla ricerca delle navi scomparse, soltanto nel 2014 e nel 2016 vennero rinvenuti i relitti di entrambe le navi ottimamente conservati. E’ qui che entra in gioco l’importanza della conoscenza del territorio da parte della popolazione Inuit locale: è stato infatti un membro Inuit di Gjoa Haven a localizzare il luogo in cui il relitto è stato scoperto.

I residenti di Gjoa Haven rappresentano la comunità Inuit più vicina al punto del ritrovamento dei relitti. Il manager di Parks Canada Marc-Andre Bernier, sottolinea: “set up some camps near the sites of Erebus and Terror, and have community members occupy that part of the land and watch over the sites, in order to ensure that there’s no activities that could be detrimental to the protection of the sites”.

L’eccezionalità dell’evento consiste nel fatto che a compiere il tragitto non sia stata una nave rompighiaccio, bensì la HMCS Harry DeWolf, nave predisposta per la navigazione in artico ma non dotata della tecnologia delle rompighiaccio.

L’ufficiale comandante Corey Gleason si concentra sul commitment dell’operazione non incentrato sul compimento del viaggio lungo l’epica rotta, ma l’impegno nei confronti della popolazione locale con cui spesso sono entrati in contatto.

Lungo il viaggio l’equipaggio si è spesso trattenuto con le comunità locali di Pond Inlet, Grise Fiord e Arctic Bay con l’obiettivo di rafforzare i rapporti con le popolazioni locali e nella speranza di poter convincere giovani ad entrar a far parte della Royal Navy canadese. 

La possibilità di percorrere il passaggio a Nord Ovest a bordo di una nave della Royal Navy testimonia sia la relativa facilità di passaggio  rispetto al passato a causa dello strato di ghiaccio sempre meno spesso, sia l’interesse canadese di intensificare le operazioni nella regione per fini di sicurezza nazionale.

Il contenzioso con gli Stati Uniti sulla suddivisione della sovranità sui territori inclusi nell’area perdura e, di certo, osteggia la crescita di popolarità del passaggio rispetto al Passaggio a Nord Est, punto fermo della politica di Putin per l’approvvigionamento energetico nazionale.

La componente geografica è un altro fattore determinate, infatti la miriade di isole che sorgono lungo il passaggio  non agevola la percorribilità della rotta. Ma è importante cogliere come dietro questo tipo di spedizioni non ci sia il mero obiettivo di incrementare le possibilità di percorribilità della rotta, ma quello di stringere rapporti con le popolazioni locali che abitano questi luoghi, che dispongono di una sapere fondamentale per poter implementare delle politiche sociali, infrastrutturali, economiche e di sostenibilità ambientale efficienti.  

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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