PERCHÉ EXPO 2020 DUBAI È COSÌ IMPORTANTE PER LA POLITICA ESTERA EMIRATINA?

Fonte Immagine: https://www.nova.news/expo-2020-apre-ufficialmente-a-dubai-la-prima-esposizione-universale-in-un-paese-arabo/

L’Expo 2020 Dubai ha un ruolo chiave nello sviluppo della politica estera degli Emirati Arabi Uniti (EAU).

Il primo ottobre 2021 si è aperta ufficialmente l’esposizione universale di Dubai, la prima in un paese arabo e il primo grande evento internazionale nell’era post pandemica che accoglierà 192 paesi fino al 31 marzo 2022. Questo evento consoliderà il ruolo strategico degli Emirati nella regione del Golfo e sul piano internazionale, anche grazie allo slancio economico che evidenzierà.

Attraverso Expo, i paesi possono rafforzare il soft power con attività di cultural diplomacy nel proprio Padiglione nazionale, con l’obiettivo di promuovere una determinata immagine di sé e di aumentare la propria influenza, includendo necessariamente le tradizioni culturali, la diplomazia e gli scambi commerciali. 

Gli Emirati Arabi Uniti hanno saputo e continuano a sfruttare a proprio favore il disimpegno statunitense dalla regione mediorientale, rendendosi sempre più autonomi non solo economicamente, puntando a un’economia più diversificata, ma anche in un’ottica di proiezione regionale e internazionale.

Infatti, per contrastare la propria dipendenza dal petrolio e ammortizzare gli shock esterni sull’economia, dal 2006 gli EAU hanno messo in atto una serie di investimenti strategici,  inclusi nella “Abu Dhabi Economic Vision 2030”, diventando così un hub del commercio e della finanzia mondiale e sviluppando il settore delle infrastrutture, del luxury, del turismo e della tecnologia, dall’aerospazio alla difesa, concentrando l’afflusso di capitali esteri e aprendo la propria economia.

Questa strategia è riuscita a far sì che gli Emirati diventassero uno dei paesi migliori in cui fare business e uno tra i paesi del GCC (Gulf Cooperation Council) con l’economia più diversificata. Non a caso il motto di Expo Dubai è “Connettere le menti, creare il futuro”: viene proposta la visione di un mondo interconnesso per raggiungere più opportunità e una crescita più sostenibile nel futuro, dividendo i sei mesi di esposizione in settimane tematiche, ognuna riguardante le sfide più urgenti per l’umanità (come la crisi sanitaria, i cambiamenti climatici e l’accesso ai bisogni primari).

Inoltre, anche in ottica di riutilizzo dei materiali e di sostenibilità ambientale, alla fine dell’esposizione il sito di costruzione di Expo sarà riconvertito in uno spazio apposito per ospitare il “District 2020”, un distretto commerciale mirato alla tecnologia e all’innovazione a supporto del turismo e della logistica, che accoglierà un mix di PMI e grandi aziende e anche il Dubai Exhibition Centre (DEC).

Nonostante la pandemia da Covid-19, che ha posto una battuta di arresto all’espansione economica degli EAU come fulcro commerciale, la spinta economica derivante da Expo sarà decisamente imponente. Infatti, secondo i dati di Dubai DED, nel 2021 il settore turistico vedrà una crescita dell’8,5% rispetto al 4,7% previsto nel 2022, come effetto immediato dell’apertura di Expo, invece il PIL aumenterà del 3,4% nel 2022 rispetto al 3,1% del 2021, dimostrando una ripresa sostenuta nel tempo. 

Per quanto riguarda il soft power emiratino, Expo Dubai permette agli EAU di rafforzare il proprio ruolo di rilievo sul piano internazionale come “mediatori”.

Da sempre promotori di buoni rapporti con il vicinato, soprattutto con l’Arabia Saudita e con la nascita del GCC nel 1981, gli Emirati, pur rimanendo nell’orbita statunitense, hanno sviluppato una politica estera piuttosto autonoma e improntata alla risoluzione pacifica delle controversie dimostrando un maturo impegno internazionale: dall’uso della diplomazia umanitaria e dall’adesione a forum multilaterali come il GCC e l’ONU all’implementazione del dialogo inter-religioso (come la storica visita negli EAU di Papa Francesco nel 2019) e all’accelerazione dei processi di pace regionali.

Il disequilibrio tra la grande capacità di persuasione e la poca disponibilità di risorse belliche, infatti, ha portato gli Emirati a modellare la propria politica estera in base alle circostanze (come la firma degli Accordi di Abramo con Israele) e a dare centralità al paradigma securitario che si snoda su un doppio asse: la sopravvivenza del regime e le minacce esistenziali provenienti dall’Islam politico e dall’Iran. 

Infine, Expo Dubai è il primo evento internazionale post-pandemico da cui tutti i paesi partecipanti trarranno beneficio, dall’economia alla diplomazia, contribuendo così ad accrescere la posizione strategica ed essenziale degli Emirati a livello globale. 

Sara Lolli

Nata a Teramo nel 1996, è una laureanda della magistrale in Global Politics and International Relations all’Università di Macerata. Presso la stessa università, ha conseguito la laurea triennale con massimi voti in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali, focalizzandosi su inglese, arabo, islamistica, letteratura e cultura anglo-americana e arabo-islamica. È appassionata e studiosa di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, temi approfonditi anche attraverso corsi ad hoc; da sempre molto attenta a dinamiche sociali come i fenomeni migratori, fa parte dell’organizzazione The Young Republic, che promuove la partecipazione civica attiva e l’inclusione sociale dei richiedenti asilo in Europa. Membro dello IARI da dicembre 2020, scrive per l’area “Medio Oriente” ed è entrata in redazione a settembre 2021.

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