GAS COME INVESTIMENTO “VERDE”. ILLEGALE SECONDO L’UE

Negli ultimi mesi l’Unione Europea è stata sottoposta a considerevoli pressioni per inserire nuove centrali elettriche a gas nel suo nuovo ‘green rulebook’. 

Se l’Unione cedesse a queste pressioni minerebbe il nuovo Green Deal europeo, e secondo gli esperti di WWF Europe e Reclaim Finance potrebbe “contribuire a mandare un disastroso messaggio globale in contrasto con l’urgente necessità di sforzi di mitigazione del clima“. Infatti, i nuovi investimenti nel gas non possono essere considerati compatibili con l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura alla soglia critica di 1,5 gradi centigradi.

Il gas rischia di far deragliare gli sforzi dell’UE per il clima e un futuro verde per l’Unione.  Questo perché, nel processo di estrazione, trasporto e distribuzione del gas, il metano, il suo componente principale, si disperde nell’atmosfera in quantità molto significative. Il metano è un potente gas serra con un potenziale di riscaldamento globale 86 volte superiore a quello dell’anidride carbonica in un periodo di 20 anni. È quindi fondamentale che il gas non sia considerato come un’alternativa “più green” del carbone.

Annunciata nell’aprile del 2021, la tassonomia dell’UE è volta a stabilire le regole per quella che può essere considerata un’attività economica sostenibile dal punto di vista ambientale. Copre il 40% dell’economia dell’UE e interessa inoltre imprese al di fuori dell’Europa. La decisione finale riguardante l’inclusione nella tassonomia dell’UE delle attività alimentate a gas naturale– e quindi considerate un investimento verde – è attesa per questo autunno.

A questo proposito alcuni avvocati ambientalisti hanno rilasciato un’analisi che avverte che l’inclusione di questi gas nel sistema di etichettatura verde dell’UE sarebbe “illegale”. Infatti, in una lettera alla Commissione Europea, chiedono alle autorità dell’Unione di escludere categoricamente le attività alimentate a gas dalla tassonomia dell’UE.

Essi sostengono che l’inclusione del gas nella tassonomia contrasterebbe con altre leggi dell’Unione, minando gli obblighi dell’UE ai sensi dell’accordo di Parigi e alcune leggi sul clima, come quella recentemente adottata con l’impegno di lavorare verso un’Europa climaticamente neutra entro il 2050 e ambire a una riduzione minima di CO2 del 55% entro il 2030.

Inoltre, questo contrasterebbe anche con il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, che impone di “perseguire un elevato grado di tutela ambientale e di cooperazione internazionale per combattere il cambiamento climatico”.

Infine, si trova in conflitto con lo stesso regolamento sulla tassonomia perché le attività del gas non soddisfano la definizione di “mitigazione del cambiamento climatico”, una delle categorie della suddetta, e non soddisfano i requisiti per le misure di “transizione”. Per questi motivi l’Unione si trova in una situazione delicata in cui sarà fondamentale rispettare le promesse già fatte nell’obiettivo di promuovere la transizione verde.

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