COREA DEL NORD: NUOVI TEST MISSILISTICI E RIUNIONE D’EMERGENZA UNSC

Fonte Immagine: https://www.reuters.com/world/asia-pacific/north-korea-says-it-test-fired-new-hypersonic-missile-kcna-2021-09-28/

La penisola coreana continua ad essere al centro dell’attenzione della Comunità Internazionale, ancor di più dopo l’avvio di una nuova fase di test missilistici che, oltre a destabilizzare l’intera regione, ha determinato una riunione d’emergenza in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Breve panoramica

Dopo le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite che avevano momentaneamente indotto le autorità Nord-Coreane ad interrompere i test nucleari, i primi lanci di missili balistici al largo della costa orientale della penisola coreana a metà settembre avevano già provocato il Governo di Seul e di Tokyo che, seppur scongiurando una minaccia internazionale, si erano detti pronti ad affrontare qualsiasi evenienza, convocando i rispettivi Consigli di Sicurezza Nazionale. 

Tavolo Pyongyang-Seul-Washington

All’instabilità della regione si era cercato di dare risposta con l’avvio di un dialogo Pyongyang-Seul-Washington, considerano che dalla fine della guerra di Corea nel 1953 non si è mai giunti ad un trattato di pace né ad una demilitarizzazione del confine tra i due Stati. Durante la Presidenza di Donald Trump gli Stati Uniti avevano avviato un’azione diplomatica volta ad una progressiva distensione della penisola. 

L’incontro, definito storico, aveva dato grandi speranze sulla definitiva denuclearizzazione della Corea del Nord, ma già nel 2020 i tentativi di dialogo si erano fermati: l’inviato alle Nazioni Unite per la Corea del Nord, Ju Yong Chol, aveva infatti affermato che il proprio Paese aveva interrotto i test missilistici per andare incontro alle richieste statunitensi, i quali, in risposta, avevano invece avviato esercitazioni congiunte con la Corea del Sud.

Alla luce di questi fatti, il governo di Pyongyang non si è più sentito vincolato a nessun accordo e si è dichiarato indisposto a dialogare finché gli USA non abbandoneranno “il doppio gioco, il pregiudizio illogico e l’ostilità nei nostri confronti per giustificare le loro azioni mentre condannano il nostro diritto all’autodifesa.”

Washington ha in effetti condannato i test nucleari nord-coreani, ma continua a mantenere i propri armamenti militari in Corea del Sud e nulla è stato detto in merito al test di un missile balistico lanciato da sottomarini sud-coreani. Inoltre, gli Stati Uniti dispongono in Corea del Sud, Guam e Giappone di risorse militari tra le più sofisticate che fungerebbero da deterrente sia per la Corea del Nord che per una Cina sempre più assertiva.

L’inviato nord-coreano all’Assemblea Generale dell’ONU, Kim Song, ha giustificato i test missilistici – si tratterebbe di missili da crociera in grado di trasportare una testata nucleare – come il progressivo consolidamento delle proprie misure difensive. Tale posizione risulterebbe condivisa anche da Kim Yo Jong, sorella del dittatore nord-coreano Kim Jong Un, che li ha definiti test di routine che mirano a potenziare le proprie capacità di difesa, esattamente come altri paesi fanno e, seppur la pace sia una “buona idea”, è ancora prematuro parlarne data la politica dei doppi standard promossa dagli Stati Uniti.

Infatti, insistendo sull’inesistenza di motivazioni per voler attaccare la Corea del Sud attraverso tali esercitazioni, la Corea del Nord si è detta disposta a riaprire i canali intercoreani ma ciò che si riscontra sarebbero “modi e metodi più astuti” da parte della presidenza americana nel proseguire una politica ostile che elimina ogni possibilità di dialogo. 

Riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza e piano d’azione

Dopo ulteriori test missilistici svoltisi nella giornata di giovedì, tra cui il lancio di un missile supersonico, missili balistici e uno da crociera, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno richiesto una riunione straordinaria per discutere la questione coreana. L’incontro, durato poco più di un’ora e svoltosi a porte chiuse, non ha portato ad una proposta risolutiva unanime: se nella bozza di testo presentata da Parigi si evinceva preoccupazione per le attività nord-coreane e si chiedeva la piena applicazione delle sanzioni, Russia e Cina non hanno ritenuto la situazione tanto grave da poter agire in questo senso.

Secondo fonti diplomatiche di un Paese membro del Consiglio, infatti, «La Francia voleva una dichiarazione ma Russia e Cina hanno detto che non era il momento, che c’era bisogno di tempo per analizzare la situazione».

Non si è certamente fatta attendere la reazione della Corea del Nord: il direttore del Dipartimento di Organizzazioni Internazionali del Ministero degli Esteri ha accusato il Consiglio di “aperta ignoranza e invasione sfrenata della sovranità statale”, interpretando la riunione come una “grave provocazione”.

All’agenzia di stampa ufficiale KCNA ha inoltre dichiarato che l’accaduto è una negazione dell’imparzialità, dell’oggettività e dell’equilibrio oltre che una evidente manifestazione della politica del doppio standard anche a livello regionale, e che agire “in stile americano” potrebbe avere conseguenze non indifferenti.

Quali risvolti?

Solo quando gli USA termineranno le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud e il dispiegamento di armi strategiche dentro e intorno alla penisola, “sarà possibile sedersi faccia a faccia, dichiarare la fine della guerra e discutere delle relazioni tra Nord e Sud, del futuro della penisola”; se gli Stati Uniti smetteranno con questa politica di ostilità, la Corea del Nord risponderà in qualsiasi momento.

Se questo è quanto si apprende dall’ambasciatore nord-coreano, la sottosegretaria americana per il controllo armi e la sicurezza internazionale, Bonnie Jenkinds, ha replicato che gli USA stanno ancora promuovendo il dialogo, ma chiedono di sapere di più sugli ultimi test e, oltre questo, che la Corea del Nord apra la porta alla diplomazia.

Dietro la questione coreana si celano in realtà dinamiche ben più complesse, dal rapporto che avrebbe dovuto “fare invidia al mondo” tra Corea del Nord e Cina, alle preoccupazioni statunitensi di mantenere l’equilibrio.  

Mariagrazia Sulfaro

Classe 1999, ha conseguito una laurea triennale con lode in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Messina, dove ha presentato una tesi in diritto internazionale relativa alla Successione degli Stati nei Trattati, con un’analisi specifica dello smembramento della Cecoslovacchia.
Dopo un periodo di mobilità internazionale per studio e ricerca tesi alla Česká Zemědělská Univerzita V Praze, in Repubblica Ceca, ha svolto un tirocinio in International Relations a Madrid, attraverso il quale si è approcciata al settore delle relazioni commerciali internazionali.
Sta attualmente svolgendo un Master in Global Marketing, Comunicazione e Made in Italy, mentre prosegue gli studi del corso magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Ateneo messinese.
Membro della redazione diritto IARI, scrive di fatti e dinamiche governati dal diritto internazionale.

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