IL GIAPPONE È PRONTO AD AUMENTARE IL PROPRIO BUDGET DI SPESA MILITARE?

Fonte immagine: https://japan-forward.com/japan-to-hoist-rising-sun-flag-in-international-fleet-review-despite-south-koreas-protests/

In vista delle elezioni di novembre, il Partito liberal-democratico ora guidato da Kishida Fumio ha annunciato l’intenzione di aumentare ulteriormente le risorse destinate alla difesa.

Dopo aver vinto le elezioni interne al partito, Kishida Fumio prepara il partito alla sfida elettorale di novembre, dove un risultato inferiore a una conferma stabile sarebbe un segnale preoccupante.

Tra le proposte del programma c’è quella di aumentare notevolmente il budget relativo alla difesa, in risposta alle crescenti tensioni nella regione. Per quanto stabilmente in ascesa negli ultimi nove anni, la spesa militare del governo di Tokyo non ha mai superato il punto percentuale del PIL. L’obiettivo sarebbe proprio quello di superare questa fatidica soglia, raggiungendo per il 2022 un previsto budget annuale di circa 50 miliardi di dollari.

Le ragioni di questa decisione vanno trovate ovviamente nell’ascesa militare della Cina, la cui crescita esponenziale dei mezzi in termini sia quantitativi che qualitativi mette in allarme anche il Giappone. Consolidatasi la tendenza statunitense di responsabilizzare maggiormente i partner difensivi, anche il governo di Tokyo dovrà necessariamente impegnare maggiori risorse per la difesa del proprio territorio. Tuttavia, permangono due grandi ostacoli lungo questo percorso.

Il primo è rappresentato dall’opinione pubblica giapponese: per quanto le tendenze nazionaliste abbiano ammorbidito il ben diffuso pacifismo, permane ancora l’idea che la maggior parte delle risorse debbano essere impiegate su altri fronti, come ad esempio quello economico.

Per risolvere questo problema, il Ministero della Difesa giapponese ha in mente di “arruolare” influencer e content creator indipendenti sui social media, in modo che questi possano sensibilizzare la popolazione sul tema.

L’altro problema è riconducibile al procurement. Trattandosi di un ambiente strategico a predominante componente marittima, una buona fetta di queste risorse sarà destinata ad assetti aeronavali. La cantieristica giapponese è storicamente un settore prestigioso, seppur in declino, e praticamente tutte le unità navali in servizio attivo presso le Forze Marittime di Autodifesa sono ancora oggi costruite dai colossi della cantieristica locale.

L’aspetto critico è il basso potenziale di armonizzazione tecnologica con i mezzi dei partner dell’area, Stati Uniti in testa. Il problema per essere risolto richiede anni di investimenti e di scambio tecnologico, che si possono concretizzare anche in commesse ad aziende straniere o joint venture ad hoc.

Nel caso dell’Australia, ad esempio, la maggiore interoperabilità tecnologica (supportata da una prolungata collaborazione anche nel settore dell’intelligence) ha permesso la nascita del progetto AUKUS, che permetterà a Canberra di dotarsi di mezzi di prim’ordine. La sfida giapponese sarà principalmente questa: spendere di più, ma cercare di spendere al meglio, ricercando una maggiore sintonia con i Paesi alleati.

Giorgio Grosso

Nato nel 1992 in Sardegna, consegue la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di Cagliari, per poi proseguire gli studi in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureandosi con una tesi sulla dottrina militare maoista. In mezzo, un’esperienza di quattro mesi presso la Capital Normal University di Pechino e un crescente interesse per tematiche riguardanti l’Asia-Pacifico, la strategia militare e la marittimità. Nel 2019 consegue il master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, dove frequenta il 78° Corso Normale di Stato Maggiore per ufficiali della Marina Militare. Continua a collaborare con l’Istituto, principalmente per convegni e incontri all’Arsenale di Venezia e partecipando in veste di tutor alle esercitazioni di Pianificazione Operativa. Attualmente vive a Venezia ed è membro dello IARI, redazione Asia-Oceania, dove si occupa principalmente del Giappone. È inoltre membro del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima), think-tank affiliato alla Marina, e ha pubblicato analisi e approfondimenti per altre testate online.

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