IL CONFLITTO NEL MEDITERRANEO ORIENTALE STA PER SCOPPIARE?

Fonte Immagine: https://www.hurriyetdailynews.com/turkey-greece-hold-consultative-talks-in-ankara-168434

Qualche giorno fa accennavamo alla risposta di Ankara alle “provocazioni” greche nel Mediterraneo Orientale e, in particolare, all’accordo fra Atene e Parigi di reciproca protezione. La situazione sembra stazionaria su alte frequenze, tanto che qualche analista, dal giornale turco “Hürriyet” – uno dei più importanti e diffusi quotidiani turchi –, prospetta l’imminente riaccendersi dell’escalation nell’East-Med. 

L’estate 2021 è stata piuttosto calma nelle acque del Mediterraneo Orientale, grazie ai fitti dialoghi, intavolati proprio all’inizio dell’anno, fra Turchia, Grecia ed Unione Europea. 

Tuttavia, c’è chi, in Turchia, oggi, guarda ai fatti delle ultime settimane come presagio di una possibile nuova escalation – con nuovi e più preoccupanti presupposti

Cosa spinge alcuni analisti a credere tanto? 

Anzitutto, l’asse Parigi-Atene è visto con alto sospetto, se non addirittura fastidio, da Ankara, che percepisce tale amicizia come una vera e propria minaccia ai propri specifici interessi – anche europei, oltre che mediterranei. In seconda istanza, le recenti attività esplorative di Grecia e Cipro e la questione dei NAVTEX ha alimentato un clima di opposizione.

A ciò va aggiunta la rinnovata volontà da parte del governo di Nicosia di ricominciare le attività esplorative nel Mediterraneo rilancia sia la questione più strettamente legata all’East-Med che quella cipriota. Uno dei motivi per cui un tavolo di confronto generale fra tutti i Paesi costieri del Mediterraneo, così come proposto da Ankara, non può essere accolto dall’UE risiede proprio nella questione di Cipro

Ma questi Paesi hanno interesse in una nuova escalation? 

La risposta è no. Né la Grecia, né la Turchia, né tanto meno Cipro hanno interesse di ripetere – con nuovi presupposti – ciò che è avvenuto nell’estate 2020. I presupposti di oggi sono radicalmente diversi rispetto la realtà dei messi passati.

Anzitutto, la pandemia ha di molto indebolito le loro economie nazionali e nessuno è intenzionato a spendere di più in campagne che potrebbero rivelarsi un vero e proprio flop. Lavorare sulla diplomazia resta per tutte fondamentale, unitamente a piccole mosse strategiche di reciproco contenimento sullo scacchiere Mediterraneo.

In seconda istanza, l’accordo di difesa stipulato e ratificato di recente dal parlamento ellenico non è per nulla sottovalutabile, in questo nuovo, intricato, scenario. Esso non va solo inquadrato solo nell’ambito della più grande difficoltà geopolitica della Francia (e dell’UE) a seguito di AUKUS; bensì, costituisce, per ambo le Nazioni, una misura di contenimento della Turchia in un fazzoletto di mare che resta, sia per Atene che per Parigi, di alto interesse strategico. La Turchia, dal suo canto, non può contare su nessun alleato – che abbia quantomeno interessi nel Mediterraneo

È più probabile che continueranno a giocare a suon di piccole mosse strategiche e a colpi di botta e risposta diplomatici, ma che non si arrivi ad una vera e propria escalation. Gli interessi nazionali post-pandemici sono ben altri. 

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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