GLI STATI UNITI RIVELANO L’AMMONTARE DELLE PROPRIE TESTATE NUCLEARI

Il 5 ottobre 2021 il Dipartimento di Stato ha rivelato che gli Stati Uniti detengono al momento 3.750 testate nucleari. A cosa è stata dovuta la decisione di declassificare l’informazione?

Negli Stati Uniti, negli ultimi 4 anni, nessun libero cittadino era in grado di conoscere l’entità precisa delle dotazioni nucleari del proprio Paese. Dopo che il Presidente Trump aveva deciso di secretare queste informazioni, l’amministrazione Biden ha declassificato queste informazioni e, il 5 ottobre 2021, il Dipartimento di Stato ha reso noto che gli USA dispongono al momento di 3.750 testate nucleari; erano 3.805 lo scorso anno. 

I numeri.

L’ultimo dato pubblico risale al 2017, quando fu comunicato lo smantellamento di 711 testate, parte del complessivo di 11.683 testate nucleari dismesse tra il 1994 e il 2020. Il Dipartimento nelle ultime ore ha anche dichiarato che le testate nucleari detenute da Washington erano 3.805 nel 2019 e 3.785 del 2018. Negli anni 2000 il picco fu toccato nel 2003, con circa 10.000 unità in dotazione. 

Diminuzione sì, ma ancora i numeri sono ben lontani dalla promessa denuclearizzazione degli armamenti di fine secolo scorso. Inoltre, il rapporto del Dipartimento di Stato ha rivelato che tra il 2018 e il 2019 vi fu un incremento di 20 testate W76-2. Sebbene non vengano fornite spiegazioni sul perché di questo aumento, l’unico dato certo è che si tratterebbe del secondo incremento dalla fine della Guerra Fredda ad oggi. La prima volta accadde nel 1995, quando la presidenza Clinton aumentò il proprio arsenale nucleare di 107 testate.

Le testate nucleari durante la Guerra Fredda.

Nel 1967, gli Stati Uniti disponevano di 31.255 testate nucleari, il record storico del Paese: era iniziata l’era della distensione ma si raccoglieva ancora il lascito della crisi dei missili di Cuba del ‘62. Nel 1989, l’anno della caduta del Muro di Berlino, le unità si erano ridotte di meno di 10.000, arrivando ad un complessivo di 22.217. 

Quante testate nucleari detengono invece le altre potenze? 

Nel 2018, la Russia deteneva 6.800 testate nucleari, mentre la Cina ne possedeva 280, poco meno della Francia (300). Invece, per quanto riguarda gli Stati non aderenti al TNP (Trattato di non proliferazione nucleare), le cifre, al 2018, erano ben distanti da quelle dei grandi protagonisti della guerra fredda: India e Pakistan figuravano rispettivamente con 140 unità, seguite da Israele con 80. 

A cosa è stata dovuta, quindi, la scelta di declassificare l’informazione? 

“Torniamo alla trasparenza”, ha affermato Hans Kristensen, direttore del Nuclear Information Project della Federazione americana scienziati. Oltre alla trasparenza, l’obiettivo è quello di rendere le interlocuzioni con i Paesi alleati più agevoli, soprattutto in vista della conferenza, prevista per il prossimo anno, sul nuovo Trattato di non proliferazione nucleare, in cui verrà ridiscussa l’entità del disarmo dei firmatari.

Cambia quindi, anche su questo fronte, la postura del governo americano, che decide di sposare la trasparenza e di giocare a carte scoperta nelle trattative e nei summit internazionali. La decisione è perfettamente coerente con quanto dichiarato da Biden sin dalla genesi della sua candidatura alla presidenza: costruire un’America più forte nel mondo, più dialogante con gli alleati e meno autoreferenziale (almeno di facciata). 

Inoltre, un’azione di questo tipo cela anche, tra i suoi propositi, quello di provare a rendere i rivali strategici degli Stati Uniti più disponibili a fornire informazioni quanto più veritiere possibile sui propri arsenali. In particolare, la Cina ad oggi fornisce pochissime informazioni, e difficili da confermare, sui propri armamenti. Distensione, dialogo, ma anche messa a nudo dei competitor in chiave di deterrenza: sono stati questi i veri obiettivi tattici della recente declassificazione.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from USA E CANADA