L’EGITTO CANDIDATO A OSPITARE LA COP27 NEL 2022

Fonte Immagine: https://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/64/423444/Egypt/Politics-/Egypt-wants-to-host-COP--on-behalf-of-Africa-in--P.aspx

L’inviato degli Stati Uniti al pre-Cop summit di Milano, John Kerry, ha annunciato che l’Egitto è stato selezionato per ospitare la Cop27 che si terrà il prossimo anno. Una scelta che fa molto discutere e che agita i sostenitori dei diritti umani.

Sabato 2 ottobre, l’inviato statunitense per il clima John Kerry, dopo aver partecipato ai lavori di chiusura della pre-Cop di Milano (Youth4Climate), ha annunciato che l’Egitto è stato selezionato come  candidato ad ospitare la conferenza sul clima delle Nazioni Unite Cop27, in programma per il prossimo anno.

Notoriamente, ogni anno un paese rappresentante di una diversa regione del mondo assume la presidenza della COP, la Conference of Parties, la riunione annuale dei paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC – United Nations Framework Convention on Climate Change), ospitandola. In base a tale sistema di rotazione regionale delle Nazioni Unite, è il turno di una nazione africana.

Il Presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi aveva manifestato il proprio interesse a riguardo fin dal mese di febbraio e sebbene non avesse presentato nessuna richiesta formale, era certamente pronto a cogliere una ghiotta occasione per accrescere il suo peso e il suo prestigio internazionali.

L’Egitto è membro della Adaptation Action Coalition – promossa dal Primo Ministro britannico Boris Johnson – e del Transition Council , anch’esso frutto della volontà del Regno Unito, per sostenere le economie emergenti nella transizione verso l’energia pulita.

In una riunione virtuale dei capi di Stato e di Governo sui cambiamenti climatici (UNGA76), tenutasi all’inizio del mese di ottobre, il Presidente egiziano ha evidenziato la necessità di affrontare seriamente qualsiasi misura unilaterale che contribuisca ad aggravare le conseguenze del cambiamento climatico.

Parole che fanno da specchio a quanto dichiarato da John Kerry che considera le questioni climatiche un test collettivo che richiede un “multilateralismo al più alto livello”.

Si ritiene che non vi siano molti altri paesi africani in grado di ospitare un evento internazionale di tale portata. È imprescindibile, infatti, garantire l’impegno e le risorse (finanziarie, tecnologiche e logistiche) necessarie per la sua riuscita sia sul piano della sicurezza, sia per la capacità di predisporre un programma “misto” che preveda incontri in presenza, ma anche conferenze virtuali, a motivo degli imperativi dettati dalla pandemia Covid-19.

L’Egitto non è nuovo a eventi di grande rilevanza e di grande impatto mediatico internazionale, basti ricordare la faraonica cerimonia organizzata dal Presidente Al-Sisi per l’inaugurazione dell’espansione del Canale di Suez, alla presenza di capi di Stato e delegazioni da tutto il mondo.

In quell’occasione, sono state poste in essere rigidissime misure di sicurezza nell’area, con un importante dispiegamento di forze di polizia, esercito e forze speciali.

La possibilità che l’Egitto possa davvero essere il paese ospitante della Cop27 è considerato un “regalo” non meritato per un paese che non gode di buona reputazione in materia di diritti umani. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia ha espresso una dura critica a riguardo: «Come noto, in Egitto migliaia di difensori dei diritti umani, giornalisti, blogger, avvocati, attivisti, dissidenti e ricercatori, tra i quali Patrick Zaki, sono ingiustamente detenuti sulla base di leggi liberticide».

Secondo lo stesso Noury la comunità internazionale perde un’importante occasione per fare pressione sul governo egiziano e porsi fermamente a difesa dei diritti umani, consentendo ad Al-Sisi di sfruttare un importante palcoscenico che mette in ombra tutto il resto.

Carmen Corda

Laurea in Governance e Sistema Globale conseguita presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Cagliari con una tesi intitolata "Essere musulmani europei. Un'identità plurale e in divenire". Il suo principale ambito di ricerca riguarda la presenza musulmana in Europa, con particolare attenzione ai rapporti tra le comunità islamiche e gli Stati. Particolare attenzione è rivolta altresì all'area Vicino e Medio Orientale, nello specifico all'Egitto.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY