TRA NUOVE PROTESTE E “IL DOLORE DELLA FAME”, QUALE FUTURO PER IL BRASILE?

Nella giornata di sabato, il popolo brasiliano è sceso in piazza per chiedere le dimissioni di Jair Bolsonaro. Le condizioni in cui vige il Paese continuano a peggiorare, come testimoniato dalle foto scattate dal fotogiornalista Domingos Peixoto

Il 2 ottobre, in seguito all’invito di movimenti e partiti di sinistra e su spinta dei sindacati, in oltre 200 località brasiliane migliaia di persone sono scese in piazza al grido di “Fora Bolsonaro” (Bolsonaro fuori).

Lo scopo della protesta, infatti, era chiedere l’impeachment del presidente del Paese, che ha perso il favore della popolazione poiché ritenuto colpevole di quella che è stata considerata un’irresponsabile gestione dell’emergenza sanitaria e della crisi economica, che ha versato il Paese in condizioni disastrose.

Da un lato, l’oltre mezzo milione di morti a causa della pandemia, che Bolsonaro ha a lungo sottovalutato – definendola inizialmente nient’altro che un’influenza e criticando le chiusure, l’uso della mascherina e l’efficacia dei vaccini – ritardando, di conseguenza, la messa in atto di misure volte a contenerla.

Dall’altro lato, l’acuirsi della crisi economica, in un Paese che si stava ancora riprendendo dalla recessione del 2014-2016 e caratterizzato ora dall’aumento dell’inflazione, attualmente vicino al 10%, e pressioni sui prezzi, in aumento, di carburante, energia elettrica, acqua e alcuni beni alimentari, causate dal deprezzamento del tasso di cambio e gli elevati prezzi delle materie prime.

E proprio a testimoniare la condizione di povertà estrema in cui vige il popolo brasiliano, le foto di Domingos Peixoto scattate a Rio de Janeiro e diffuse nella giornata di domenica in un reportage dal titolo “Brasile 2021: il dolore della fame”.

Si tratta di immagini che hanno colpito tutta la comunità internazionale per la drammaticità rappresentata: uomini che, alla ricerca di qualcosa da mangiare, frugano fra le carcasse di animali e scarti di macelleria, destinati alle fabbriche di cibo per animali e di sapone, ammucchiati nel retro di un camion.

In Brasile, in seguito alla diffusione del Covid-19, la fame è diventata un’emergenza a causa del deteriorasi delle condizioni economiche. Si stima che almeno 19 milioni di persone soffrano la fame dall’inizio dello scoppio della pandemia – il 9% della popolazione, il che ha riportato il Paese nella World Food Programme’s Hunger Map – mentre circa 116 milioni di brasiliani, il 54% della popolazione, ha dovuto affrontare un certo livello di insicurezza alimentare nel 2020, secondo uno studio pubblicato a marzo 2021 dalla ONG Brazilian Research Network on Food Sovereignty and Security (Rede PENSSAN). 

Tutto ciò ha causato la frustrazione del popolo brasiliano. Quella di sabato, infatti, è solo l’ultima di una serie di proteste che, da mesi, vengono organizzate con cadenza regolare e vedono un’ininterrotta partecipazione dei cittadini.

Eppure, a un anno dalle elezioni presidenziali che si terranno nell’ottobre 2022, il futuro del Paese è incerto: l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, del Partito dei Lavoratori di sinistra, sarebbe l’unico dei dieci potenziali candidati che potrebbe superare l’attuale leader di estrema destra – riuscendo ad ottenere, secondo un recente sondaggio del Datafolha Institute Bolsonaro, il 44% dei voti al primo turno, contro il 26% di Bolsonaro, la cui popolarità è crollata vertiginosamente al livello più basso dalla sua elezione a presidente – ma, secondo le previsioni, la mancanza di un candidato che possa aggregare il centro renderà la campagna elettorale estremamente polarizzante, con effetti negativi sull’economia del Paese.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from DIFESA E SICUREZZA

INTERNET APOCALYPSE

Un mondo senza reti elettriche funzionanti sarebbe l’incubo peggiore in cui ci si potrebbe imbattere, perché