LA VIOLENCIA E LE ORIGINI DEL NARCOTRAFFICO

La violenza politica della Colombia è una delle pagine più tragiche della storia del Paese, frutto della contrapposizione sociale e del settarismo localista. Tale contrapposizione venne inasprita dal contesto della Guerra Fredda che irrigidì ulteriormente il dualismo liberali-conservatori. 

La Violencia si manifestò in dei particolari momenti storici: già nel 1946 vi furono degli importanti episodi, tanto da spingere il presidente Alberto Lleras, durante le elezioni del 1946, a denunciarne i crimini efferati e che investivano la gente comune. 

Il contesto politico di quegli anni era particolarmente travagliato per la pressante modernizzazione che si inseriva nel contesto internazionale della Guerra Fredda. La Colombia in particolare non era attrezzata a rendere compatibili un contesto interno instabile e attraversato da rivendicazioni delle differenti classi sociali e sul piano internazionale di fare i conti con la pressante presenza statunitense. 

 Così, più tardi, lo stesso Lleras avrebbe scritto che il settarismo- eredità della storia sociale e politica oltre che della geografia colombiana- stava degenerando in vere e proprie guerre private. Nei municipi ad alta instabilità si intrapresero operazioni di “pulizia” durante le quali si registravano per le strade delle municipalità piccole e grandi scontri violenti cui erano chiamate a partecipare forze provenienti dai municipi a esso più vicini.

Nel 1948 il numero totale delle vittime triplicò, il presidente Gaitán fu una di queste, ucciso il 9 aprile. Il mattino seguente Mariano Ospina Pérez sarebbe divenuto Presidente grazie ad un accordo con i liberali, formando un governo di natura bipartitica.  

Gli episodi del 9 aprile determinarono le decisioni politiche maturate nel corso di quello stesso anno: la Violencia aveva prodotto un’irreversibile spirale d’odio dovuta all’inasprimento delle posizioni degli antagonisti. 

Tuttavia, l’accordo si rivelò labile e venne messo in discussione in meno di un anno. Nella seconda metà del 1949 intra-elitario raggiunse un punto di non-ritorno ed il tentativo di Gómez di divenire Presidente ne fu chiara conseguenza, oltre a rappresentare il tentativo di sabotare l’accordo tra Pérez e i liberali.

 Così, la risposta dei liberali fu l’astensione come delegittimazione del partito conservatore.  Pérez decise di chiudere il Congresso e dichiarare lo stato d’assedio. Il 1950 segnò un’accelerazione del conflitto che si estese ad altri attori.  

Lo scioglimento del Congresso non fu accettato né dal Governo né dai partiti, e tuttavia la risposta non comportò lo scatenamento di una vera e propria guerra civile. La presa di posizione dei liberali non si presentava come una richiesta di capi politici ma piuttosto come quella di cittadini che stavano rivendicando dei diritti. La ragione era molto semplice: volevano mantenere Pérez al governo e lo stato di assedio. 

Lo scenario era sì un conflitto aperto ma soprattutto politico. Tuttavia, dai conservatori, andarono formandosi delle “guerriglie della pace” costituite da lavoratori rurali al seguito di capi carismatici dei vari dipartimenti. Tra il 1950 e il 1953 oltrepassarono i confini municipali raggiungendo le zone rurali, iniziando ad assumere connotati mafiosi.

Essa, infatti si sviluppò soprattutto nelle aree della regione di Antioquia, in particolare laddove i magnati del caffè e i leader politici della zona utilizzarono la violenza per difendere e promuovere i propri interessi. Il reclutamento si prestava d’altronde a catturare consenso e distribuire reddito. 

Pertanto, si delineò una prassi di guerra tra le due fazioni, e una sorta di specializzazione: da una parte i conservatori rubavano le scorte di caffè prodotte da imprenditori liberali, dall’altra i liberali puntavano sul furto di bestiame essendo l’allevamento la principale occupazione dei conservatori.

Nel frattempo, nel circuito commerciale del caffè emerse la posizione di piccoli centri che erano ben integrati fra di loro attraverso una fitta rete di comunicazione e di scambi, che tuttavia si rese terreno fertile per la violenza: ritornò così la figura del pajaro, un agente che doveva controllare il commercio e farsi carico dell’eliminazione della concorrenza attraverso le organizzazioni mafiose. 

In altri centri -prevalentemente Medellin e Cauca- il controllo del commercio avvenne si conseguì schierando delle guardie al confine che dovevano impedire l’accesso a estranei e nemici. 

Il 1958 rappresentò ancora una svolta: mentre il Fronte Nazionale andava estendendo il proprio controllo politico, la maggior parte delle bande dovette sciogliersi per non venire perseguite dalla legge; altre, invece, continuarono la lotta attraverso mezzi legali e costituzionali che portarono all’ascesa delle élite sociali (Armenia e Pereira). 

L’evoluzione violenta del conflitto intra-elitario e l’uso mafioso della forza registrarono ancora una svolta negli anni Sessanta. Apparve allora una forma di violenza diversa con una sua filosofia organizzativa: nel “conflitto armato” irruppero, infatti, due formazioni politico-militari le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e l’ENL (Esercito di Liberazione Nazionale). La pressione sociale nel suo divenire politica, si ispirava apertamente al marxismo e dal foquismo.

Anche queste due organizzazioni ebbero origine nel mondo rurale: le FARC, nate nel 1964, guidate da una forte leadership e composte da militanti del partito comunista, imbracciarono le armi al fine di proteggere i membri delle comunità rurali che venivano minacciati da altre comunità rurali a loro volta protetti da altre organizzazioni armate. La loro linea si caratterizzò per essere originariamente difensiva ma sin dall’origine il Fronte Nazionale accusò le FARC di avere costituito ben sedici aree franche sotto il loro controllo come repubbliche indipendenti. 

Sia L’ENL che le FARC ebbero un ruolo decisivo nell’ambiente rurale, ma le lotte intraprese dall’ENL si contraddistinsero per gli interventi mirati e collegati alla situazione agraria supportate da campagne di informazione e indottrinamento fra la popolazione locale, riuscendo così a creare una fitta rete di arruolamenti.

Gli studenti universitari fortemente influenzati dalla Rivoluzione cubana chiusero i rapporti con l’ala moderata della sinistra doctrinaria del MRL prendendo le distanze dal riformismo e parlamentarismo del PC. Appoggiarono di contro la candidatura del liberale Alvaro Lopez Michelsen, il quale ruppe i codici di unità politica del Fronte Nazionale. 

 Seguendo l’esempio guerrigliero delle FALN venezuelane, i giovani studenti crearono, di conseguenza, un proprio movimento clandestino che si sarebbe rivelato un nucleo fondamentale per lo sviluppo del movimento dell’ELN. In quegli anni, l’azione terroristica dell’ELN si concentrò nelle città di Bogotá, Barranquilla e Bucaramanga. 

All’inizio del 1965, vi fu un assalto nell’area urbana di Simacota: l’ENL andava affermando come linee guida nella lotta l’organizzazione di sabotaggi e di imboscate, creando, nel frattempo un’alleanza con il Frente Unido del Pueblo (FU, diretto dal sacerdote cattolico Camilo Torres Restrepo). L’alleanza si concluse con la morte del giovane prete rivoluzionario intercettato dalle forze regolari nel febbraio del 1966.

 Da questo momento, tra il 1967 e il 1973, l’ELN operò fortemente limitato nel suo raggio d’azione dalle forze armate colombiane.

Una prima operazione del Governo per contrastare le azioni delle guerriglie fu il cosiddetto Plan Lazo che si ispirava alla teoria della contrainsurgencia praticata negli stessi anni dagli Stati Uniti in Vietnam.  

Nel frattempo, le FARC crearono un blocco di difesa che sarebbe diventato parte integrante e organizzata delle stesse FARC con il nome di Bloque Sur.

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