VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI AL CONFINE TRA STATI UNITI E MESSICO

Fonte Immagine: https://theconversation.com/haitian-migrants-at-the-border-an-asylum-law-scholar-explains-how-us-skirts-its-legal-and-moral-duties-168556

A seguito del terremoto che si è verificato ad Haiti lo scorso 20 agosto, migliaia di haitiani hanno abbandonato le loro case per cercare altrove condizioni di vita migliori. Nell’ultima settimana, tuttavia, si è assistito ad un incremento delle tensioni al confine fra Stati Uniti e Messico. 

Panoramica generale

Un’escalation di tensioni al confine statunitense, sta preparando terreno fertile per un possibile incremento di violazioni dei diritti umani nei confronti di migliaia di haitiani, che hanno lasciato il loro paese e le loro case. Le ragioni dietro a questo importante esodo vanno ricercati nei molteplici danni climatici causati dal recente terremoto e da una forte tempesta.

Questo basterebbe, dunque, ad identificarli formalmente come rifugiati climatici, sebbene a livello internazionale manchi ancora un opportuno riconoscimento giuridico, capace di tutelare gli aspetti formali e sostanziali di tale stato.

La questione, tuttavia, risulta anche più complessa poiché le condizioni di vita del popolo haitiano sono messe in continua discussione a causa dell’instabilità politica del paese, che sta attraversando un’importante crisi interna da non sottovalutare. A livello ‘’domestico,’’ infatti, a seguito dell’assassinio del presidente Jovenal Moise, la situazione è molto precaria e si teme un peggioramento concreto degli equilibri interni, con possibili violenze e aumenti di criminalità. 

L’esodo dei profughi haitiani è un’emergenza umanitaria

Questa volatilità interna, chiaramente, fa aumentare le incertezze e preoccupazioni per la popolazione, la quale si trova a fronteggiare una crisi di grande portata, sia sotto l’aspetto climatico che politico. In ragione di ciò, la situazione complessiva,  che fa da sfondo al significativo flusso migratorio verso gli Stati Uniti, deve essere adeguatamente identificata come un’emergenza umanitaria. 

Bisogna valutare anche che queste persone si trovano oggi in condizioni precarie all’interno di campi profughi, predisposti nei pressi del ponte a Del Rio, in Texas.  I

n quest’area, i beni di prima necessità iniziano a mancare, cosi come le condizioni di sanità, mentre migliaia di migranti cercano di varcare il confine ed entrare negli Stati Uniti per avviare le pratiche per l’ottenimento dello status di richiedente asilo. Tuttavia, ottenere questo status negli Stati Uniti è molto difficile, a causa di un sistema di gestione dell’immigrazione molto rigido e pieno di barriere.

A peggiorare notevolmente la situazione sono le recenti notizie relative a maltrattamenti e violenze, nello specifico molte persone al confine sono state picchiate con delle fruste dalle guardie di frontiera a cavallo, i cosiddetti Borders Patrol. Alcuni profughi sono stati rimpatriati, per ragioni di ‘’salute pubblica,’’ secondo un provvedimento noto come Titolo 42, ovvero una disposizione contenuta nel Publich Health Service Act del 1944, la quale legittima il rimpatrio forzato, vietando a persone e merci l’ingresso nel paese in caso di pandemia

Quest’ordine era stato rispolverato dall’Amministrazione Trump nel 2020, quando nei primi mesi di pandemia, per ridurre le possibilità di trasmissione del virus Covid-19, si cercava di tutelare i cittadini contro la possibilità di un peggioramento delle condizioni di salute interna. Durante quel periodo, infatti, si cercava di minimizzare le probabilità di un maggior aumento dei contagi, determinato da un numero considerevole di migrazioni al confine verso gli Stati Uniti.

In aggiunta, per frenare i flussi migratori era stata sospesa la possibilità di far richiesta di ottenimento dello status di ‘’richiedente asilo.’’ Facendo appello al Titolo 42 per salvaguardare la sicurezza sanitaria interna, in molti hanno però intravisto una ‘’copertura legale’’ a difesa delle frontiere interne per contrastare le ondate migratorie verso i confini statunitensi.

Quali sviluppi futuri?

Attualmente, migliaia di profughi rimangono al confine, esposti a continue incertezze sulle loro personali condizioni. La gestione di questo significativo esodo di haitiani fa emergere molti timori. L’amministrazione Biden ha, a tal proposito, previsto un ricollocamento dei profughi a Guantanámo Bay, struttura detentiva statunitense di massima sicurezza, nota per essere stata una prigione in cui, in passato, sono stati rinchiusi individui accusati di terrorismo, e conosciuta anche per essere diventata simbolo di importanti violazioni dei diritti umani commesse ai danni dei detenuti

Le preoccupazioni per l’attuale cattiva gestione dell’emergenza al confine, da parte dell’amministrazione Biden, e le recenti dichiarazioni su un possibile collocamento dei profughi haitiani nella Baia di Guantanámo, hanno lasciato spazio a pesanti critiche. La situazione è molto tesa sia a livello nazionale che internazionale. Tutti questi eventi, infatti, hanno messo, nuovamente, in cattiva luce la presidenza americana e non si sa ancora quali saranno gli sviluppi futuri. 

Senza ombra di dubbio ci saranno indagini e approfondimenti sulla questione degli abusi e delle violenze commesse alla frontiera mentre le decisioni discutibili finora prese saranno motivo di ulteriori scontri d’opinione all’interno della presidenza americana. Gli occhi sono tutti puntati sulle prossime mosse. Si assisterà forse ad un cambio di rotta verso decisioni in grado di tutelare i diritti umani finora messi a rischio?

Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

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