L’OMBRA DELLE MILIZIE SULL’IRAQ

Fonte Immagine: Alaa al-Marjani/Reuters

Le ultime dichiarazioni dei leader delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) sono un chiaro attacco al Premier iracheno Mustafa al-Kadhimi, il quale ha tentato nei mesi scorsi di contrastare lo strapotere delle fazioni filo-iraniani facenti parti della suddetta coalizione di milizie paramilitari.

L’invasione americana dell’Iraq nel 2003 porta alla nascita di un sistema politico che ha permesso a Teheran di infiltrare suoi ‘’delegati’’ nelle istituzioni politiche e militare del paese.

Nel 2014, di fronte all’incapacità dell’esercito di fronteggiare la minaccia jihadista, la Repubblica Islamica fa pressione su Baghdad affinché il governo conferisca maggiore potere alle milizie sciite che operano da anni sul territorio. Ciò porta alla nascita delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) (in arabo Al-Hashd Al-Sha’ibi), coalizione di milizie paramilitari che diventerà negli anni a venire un attore di primo piano non solo sulla scena militare ma anche politica e socioeconomica irachena.

A ottobre 2019 prende piede la più grande forma di dissenso popolare a cui l’Iraq abbia mai assistito nel periodo post-Saddam. La popolazione irachena manifesta nelle strade in denuncia della corruzione dilagante e delle interferenze di Teheran negli affari interni. Seguono le dimissioni dell’allora Premier Al-Mahdi e, dopo un’impasse politico senza precedenti, nel maggio 2020 Mustafa al-Kadimi viene eletto Primo Ministro.

All’indomani della sua nomina la coalizione Fatah, forza politica che rappresenta le PMF, fa pressione su di lui affinché nomini figure ad esse vicini per ricoprire cariche di importanza strategica (Ministro delle Finanze, del petrolio e degli Affari Esteri).

Durante il suo mandato Al-Kadhimi ha più volte sottolineato la necessità di contrastare il potere politico ed economico di cui godono le milizie sciite. Infatti, nonostante le FMP abbiano contribuito in modo significativo alla lotta allo Stato Islamico, alcune sue fazioni hanno destabilizzato ulteriormente il paese con le loro azioni di violenza ai danni di civili ed i loro attacchi alle postazioni statunitensi presenti nel paese

A tale scopo a giugno dello scorso anno Al-Kadhimi ordina il Counter Terrorism Service di indagare sull’operato del gruppo Kata’ib Hezbollah, molto vicino a Teheran. Segue l’arresto di una decina dei suoi membri accusati di aver programmato attacchi missilistici ai danni dell’ambasciata americana di Baghdad. Più di recente a giugno di quest’anno il Premier iracheno estromette il leader delle FMP Muslih, accusato di aver organizzato azioni punitive ai danni dei manifestanti durante le recenti proteste. 

La scorsa settimana il leader delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) ha annunciato l’intenzione di voler reintegrare almeno 30.000 ex membri nell’organizzazione. Nel gruppo in questione ci sono elementi che sono stati licenziati tra il 2014 e il 2018, causa assenteismo, e altri che sono stati espulsi dopo essere finiti nel merino della lotta anticorruzione di Al-Kadhimi. D’altra parte, Ahmad Assadi, leader del blocco che rappresenta le FMP in Parlamento, ha dichiarato che il Ministero delle finanze ha già dato il via libera al loro reinserimento. 

L’Iraq deve far i conti con i suoi fantasmi del passato per trovare stabilità e tra questi c’è il problema delle milizie. Dalla nascita dell’Iraq contemporaneo la sicurezza del paese è sempre stata caratterizzata da un certo livello di frammentazione e competizione interna.

Tuttavia, a partire del 2003 le milizie sciite si sono sempre più infiltrate nello stato e, negli anni seguenti, hanno sfruttato le instabilità regionali – scoppio della ‘’Primavera araba’’ e avanzata della minaccia jihadista – per creare un deep state in Iraq similmente a quanto fatto da Hezbollah in Libano.

Le milizie sciite controllano checkpoint, offrono servizi alla popolazione, compiono attività di contrabbando e influenzano le decisioni in politiche in Governo e Parlamento.  Dal suo canto Al-Kadhimi è consapevole di non poter smantellare lo stato delle milizie in breve tempo, sia perché il problema ha radici ben profonde sia perché i gruppi più influenti sono spalleggiate da Teheran. 

Gli scenari futuri che si prospettano per l’Iraq vedono le milizie delle PMF ricoprire ancora un ruolo di primo piano nel paese, il che in primis impedirebbe al paese di godere del sostegno di cui necessità da parte della comunità internazionale per la sua ricostruzione, dato che alcune fazioni sono etichettati come gruppi terroristici, e in secondo luogo prefigura future tensioni con Washington.

Ciò potrebbe spingere gli Stati Uniti a un ritiro totale dall’Iraq così come fatto quest’estate in Afghanistan, il che permetterebbe alle cellule dormienti dello Stato Islamico di avanzare ulteriormente sul terreno complice la debolezza del governo centrale e la poca fiducia della popolazione nelle istituzioni statali. 

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY