AUKUS NON SARÀ UNA MINACCIA PER LA NON-PROLIFERAZIONE DELLE ARMI NUCLEARI SE IL SISTEMA SVILUPPERÀ RESILIENZA

L’Australia presto sarà la prima nazione non nucleare a poter dispiegare sottomarini a propulsione nucleare, ma questo non deve interferire con il sistema di non-proliferazione. 

AUKUS: gli aspetti che dobbiamo considerare

L’annuncio della partnership strategica tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti – da cui la sigla AUKUS – ha suscitato molte reazioni, ma la collaborazione in materia di difesa tra le tre nazioni non è nuova. Esse, da decenni, fanno parte della Five Eyes partnership, accordo multilaterale che comprende anche la Nuova Zelanda ed il Canada per la condivisione di SIGINT (o signals intelligence, che riguarda la captazione e valutazione di segnali elettromagnetici di ogni tipo).

L’accordo rende palese la necessità di contenere le mire espansionistiche della Cina nel Sud Est Asiatico, poiché quest’ultima affianca alla crescita economica un rapido sviluppo delle proprie capacità militari, e si sta inoltre perfezionando sempre più come superpotenza tecnologica, grazie alle sue competenze di cyber security, intelligenza artificiale, surveillance digitale, tecnologia quantum… 

A scopo deterrente, la prima disposizione dell’accordo prevede di supportare l’Australia nello schieramento di sottomarini a propulsione nucleare. Finora, solo sei paesi hanno operato con questi mezzi: i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’India.

Questo tipo di sommergibili porta un notevole vantaggio strategico per chi li dispiega, poiché il motore elettrico alimentato da un reattore nucleare a fissione per la propulsione consente maggiore autonomia in mare. Tuttavia, quando si parla di nucleare (anche quando, come in questo caso, si fa riferimento all’energia e non alle armi) bisogna valutare e minimizzare il rischio che dietro all’uso pacifico dell’energia, si celi la produzione di armi nucleari. 

La non-proliferazione è una priorità!

Il Trattato di Non Proliferazione (NPT – consultabile qui), rappresenta una pietra miliare per la cooperazione internazionale in materia, ed è basato su tre principi: disarmo, non proliferazione, e uso pacifico del nucleare. Grazie al Trattato, agli accordi bilaterali e multilaterali, ed ai controlli dell’International Atomic Energy Agency (IAEA), mirati ad individuare qualunque deviazione dall’uso pacifico del materiale nucleare anche tramite sistemi di early warning, negli ultimi 20 anni diverse nazioni si sono disimpegnate da programmi nucleari.

Negli anni ’60, infatti, almeno 23 stati perseguivano questi programmi, ma ad oggi la cifra si è ridotta a 9 nazioni: Cina, Francia, India, Israele, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Regno Unito e Stati Uniti sono considerate “nazioni nucleari”.

Per quanto concerne AUKUS, il caso dei sottomarini che verranno dispiegati dall’Australia crea un precedente da valutare con attenzione. L’Australia, infatti, sarà la prima nazione “non nucleare” a disporre di questi mezzi, e si dovrà trovare un escamotage perché i sottomarini non interferiscano con i controlli della IAEA, agenzia che, seppur indipendente, riferisce gli sviluppi in materia di non proliferazione sia all’Assemblea Generale che al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Il rischio che l’Australia faccia un cattivo uso di questi materiali è molto basso, ma “in futuro altre nazioni aspiranti proliferatici potrebbero utilizzare i programmi di reattori navali come copertura per lo sviluppo di armi nucleari”, nota James Acton, co-direttore del Nuclear Policy Program del Carnegie Endowment for International Peace. 

Per prevenire ciò, presto avranno inizio le negoziazioni tecniche dei membri della AUKUS partnership con la IAEA per sviluppare un sistema che non metta a rischio il regime di non-proliferazione che fino ad oggi ha impedito che si realizzasse una corsa alle armi nucleari, favorendo piuttosto lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare.

Questo episodio ci fa riflettere sull’esigenza che il sistema diventi quanto più resiliente, poiché solo la resilienza permetterebbe di far fronte a scenari inaspettati (come la quasi-improvvisa possessione di energia nucleare da parte di un paese non-nucleare). È necessario promuovere la cooperazione internazionale in materia, per far fronte ai nuovi potenziamenti. 

In conclusione, AUKUS potrebbe essere una grande opportunità, poichè anche gli accordi che verranno presi per limitare sviluppi indesiderati nell’Indo Pacifico serviranno da precedente per tutelare il sistema di non proliferazione qualora altre nazioni facessero scelte simili a quelle dell’Australia, perciò è fondamentale che si considerino tutti i vari aspetti e non solo l’attuale circostanza nel negoziare con i membri della partnership.

Se da un lato, infatti, la deterrenza è un aspetto importante della difesa nazionale, dall’altro tutti i membri si devono impegnare nella trasparenza e nel dialogo al fine di incentivare il disarmo, come da termini del Trattato. 

Lucrezia Ducci

Nata a Roma, classe 1998, è appassionata della sicurezza internazionale in tutte le sue sfumature da quando l’ha approcciata durante un semestre di scambio presso l’École de Gouvernance et Économie de Rabat, in Marocco. Da sempre vive per alcuni mesi l’anno in Tanzania, dove svolge attività di volontariato per l’associazione Gocce d’Amore per i Bambini dell’Africa. Dopo essersi laureata a pieni voti in Politics, Philosophy and Economics presso la LUISS di Roma con una tesi in diritto internazionale sul conflitto nel Sahara Occidentale, si è immatricolata nel programma magistrale in Security and Risk Management presso la University of Copenhagen, durante il quale ha approfondito i critical security studies e condotto ricerca sulla sicurezza ambientale e lo sfruttamento delle risorse in aree di conflitto, sui conflitti protratti e il peacebuilding, sulla politica identitaria e sulla comunicazione politica in contesti di emergenza. Ha svolto stage formativi presso il Ministero della Difesa, il Center for Near and Abroad Strategic Studies e l’associazione The Bottom Up. Attraverso la collaborazione con think tank come lo IARI e il The International Scholar analizza e scompone problematiche attuali, per spiegarle al pubblico rispondendo in maniera semplice a domande complesse come “Qual è la relazione tra sicurezza ambientale e conflitti?”, “Perché la pirateria è legata allo sfruttamento delle risorse marittime?” etc. Nonostante strizzi l’occhio alle politiche globali, le sue aree geografiche di specializzazione, anche in relazione alle sue esperienze personali, sono il Medio Oriente e l’Africa. Inoltre, Lucrezia è appassionata di equitazione e scuba diving, viaggia frequentemente per studio e per impulso, ama approfondire nuove culture e fare hiking nei posti più disparati. Per lo IARI è caporedattore dell’Area Difesa e Sicurezza.

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