L’UNIONE EUROPEA TRA SOVRANITÀ TECNOLOGICA E COOPERAZIONE MULTILATERALE

La pandemia ha puntato i riflettori sulla necessità dell’Unione europea di accelerare la trasformazione digitale europea, affermare la propria sovranità e acquisire maggiore autonomia rispetto alle grandi potenze mondiali, come Cina e Stati Uniti, senza pregiudicare la cooperazione multilaterale.

La nuova consapevolezza dell’UE sulla necessità di accelerare la trasformazione digitale europea è stata incoraggiata, in particolare, dai problemi e dalle possibilità offerte dall’infrastruttura digitale, relativamente ai ripetuti lockdown con l’impossibilità di spostarsi se non per un ristretto numero di motivazioni, al dover lavorare da casa, fare gli acquisti online e, non più così scontatamente, restare in contatto con amici e familiari. Queste circostanze hanno spinto l’UE ad ambire a un ruolo di leadership e affermare una propria sovranità tecnologica.

La sovranità tecnologica europea: cosa è?

Nel contesto pandemico, si è affermato in Europa un concetto poliedrico di sovranità tecnologica europea che, secondo il Professor Jean-Pierre Darnis, recepisce tre differenti accezioni. La prima, affermatasi in Francia intorno agli anni Duemila, lega il termine di sovranità tecnologica alla necessità di dominio e controllo degli strumenti tecnologici – non può esservi sovranità se vi è dipendenza dall’estero.

In Germania, il concetto di sovranità tecnologica si è affermato con la nascita di Gaia-X – un progetto europeo di infrastruttura digitale per promuovere la sovranità digitale degli utenti europei dei servizi cloud – che ha posto l’attenzione sul controllo dei dati. Infine, una terza accezione di sovranità tecnologica che tiene conto della necessaria tutela dei diritti individuali delle persone nel contesto digitale, di cui si è fatto sempre più promotore il Parlamento europeo.

Sul piano pratico, la sovranità digitale si fonda su tre elementi essenziali: potenza di calcolo, controllo dei dati, connettività sicura. Potrebbe essere imperativo per l’UE sviluppare e produrre microprocessori efficienti per aumentare la potenza di calcolo in Europa, dotarsi di un sistema autonomo di cloud europei per controllare i dati degli utenti – indipendentemente dalle legge di Paesi terzi – e implementare una rete sicura per la connettività in 5G e a banda larga – a completamento del sistema infrastrutturale di Galileo per la geolocalizzazione e Copernicus per l’osservazione.

L’attivismo della Commissione europea 

La Commissione europea ha svolto un ruolo avanguardistico nella regolamentazione digitale. Senza pretese di completezza, si può citare, innanzitutto, il piano presentato, congiuntamente a obiettivi e modalità, il 9 marzo 2021 dalla Commissione per conseguire la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030 attraverso l’attuazione di una bussola per il digitale, fondata su quattro punti cardinali.

Si auspica, brevemente, che almeno l’80% dei cittadini europei siano dotati di competenze digitali e almeno 20 milioni di professionisti altamente qualificati vengano impiegati nel settore digitale, ma anche il potenziamento della connettività e della copertura 5G in Europa e la produzione di semiconduttori essenziali, oltre che una massiccia digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici. 

Un progetto ambizioso ma non impossibile se si considera che già a dicembre 2020 la Commissione aveva adottato due proposte legislative – la legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali – per aumentare il controllo dei contenuti delle piattaforme digitale e regolare la vita online e per regolamentare la concorrenza delle grandi piattaforme digitali nel mercato interno.

Per non andare troppo indietro nel tempo, possiamo anche citare la pionieristica proposta di regolamentazione dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di fornire un quadro normativo basato sui diritti umani e sui valori fondamentali, per garantire la sicurezza e tutelare i diritti dei cittadini e delle imprese europee, la presentazione di una serie atti e proposte, come l’atto sulla governance dei dati, per agevolare la condivisione dei dati tra i settori e in Europa, la direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, per aumentare la cyber-resilienza dei settori pubblici e privati essenziali e la proposta di un sistema d’identità digitale europea, credenziali per i cittadini, residenti e imprese dell’UE per dimostrare la propria identità, condividere documenti elettronici e accedere ai servizi online.

Questi brevi cenni sembrano confermare la volontà di rafforzare la sovranità europea in tema digitale.

Sovranità tecnologica attraverso la cooperazione multilaterale?

La trasformazione digitale pone sfide globali che possono essere affrontate con un maggiore margine di riuscita se si collabora coi partner strategici. Sembrerebbero rivestire un’importanza strategica, dunque, i nuovi partenariati già conclusi, ad esempio, con il Giappone (2019) e con l’India (maggio 2021) e il prossimo partenariato con i paesi dell’ASEAN che verrà concluso a partire dalla dichiarazione congiunta UE-ASEAN sulla connettività (dicembre 2020).

Degno di nota appare anche il vertice UE-USA del 15 giugno 2021, in cui i leader dell’UE e il Presidente degli Stati Uniti hanno rafforzato i legami transatlantici. L’UE e gli Stati Uniti hanno istituito un Consiglio UE-USA ad alto livello per il commercio e la tecnologia, quale forum per coordinarsi in materia di commercio, economia e tecnologia a livello mondiale nell’ottica di massimizzare le opportunità di mercato, rafforzare la leadership tecnologica e industriale di entrambi i partner e ampliare gli scambi e gli investimenti bilaterali. L’Unione europea sembra così confermare la propria adesione alla strategia atlantica, pur ritagliandosi ampi spazi di manovra e d’iniziativa.

La cooperazione multilaterale con i partner, in termini di sviluppo tecnologico, non si ferma qui. Come precedentemente accennato un’importanza strategica assume il partenariato UE-Giappone sulla connettività sostenibile e le infrastrutture di qualità concluso nel 2019 e di cui si è tornato a parlare, in un’ottica di approfondimento, durante il vertice UE-Giappone del maggio 2021.

In questo contesto, i leader si sono reciprocamente impegnati nella definizione di elevati standard di protezione dei dati personali e nel prosieguo della cooperazione reciproca sull’iniziativa Data Free Flow with Trust, col fine di agevolare flussi sicuri e protetti di dati transfrontalieri e rafforzare la sicurezza e la tutela della vita privata.

L’importanza della cooperazione multilaterale per il digitale è emersa, in particolare, durante il discorso sullo Stato dell’Unione europea (SOTEU 2021), in cui la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha anche affrontato il problema della crisi dei semiconduttori e della dipendenza dall’Asia, anticipando la presentazione di una legge sui semiconduttori.

Ad oggi, è in corso una battaglia sui semiconduttori, essenziali per tutte le macchine e i dispositivi elettronici che usiamo oggi: mentre la domanda mondiale di semiconduttori è esplosa, la quota europea dell’intera catena del valore, dalla progettazione alla capacità di produzione, si è sempre più assottigliata, lasciando l’Europa alle dipendenze dei chip di ultima generazione fabbricati dalla Cina, mettendo a rischio la competitività europea e la sua sovranità tecnologica.

Per questo motivo, lo scorso luglio, la Commissione europea aveva già varato due nuove alleanze industriali, l’alleanza per i processori e le tecnologie dei semiconduttori e l’alleanza europea per i dati industriali, l’edge e il cloud, per attrarre investitori e capitali per avviare tali attività.

La legge andrebbe a rafforzare le ambizioni europee, avvicinando l’UE all’obiettivo di autosufficienza perché si arriverebbe a ad un piano coordinato e concordato tra tutti gli Stati membri, per potenziare le attività di ricerca, progettazione, e soprattutto di produzione dei microchip, per non subire più gli effetti negativi della dipendenza dai mercati esteri, in particolare quello asiatico.

L’iniziativa Globally Connected Europe

Importante è anche lo sviluppo e la resilienza del mercato interno, essendo legato al tema della sovranità tecnologica. A tal proposito, un ruolo strategico sembra ricoprire l’iniziativa Globally Connected Europe – adottata lo scorso luglio dal Consiglio Affari Esteri – con l’obiettivo di rafforzare la connettività dell’Europa con il resto del mondo. L’UE rafforzerà le proprie politiche sugli investimenti in collegamenti di trasporto, reti energetiche e digitali, funzionali agli interessi economico-commerciali e in grado di rafforzare la sicurezza europea in termini di approvvigionamento delle materie prime critiche – come i semiconduttori – e di tutela delle reti di telecomunicazione.

Migliorare la connettività significherebbe diversificare le catene del valore, con la conseguente riduzione della dipendenza strategica presso Paesi terzi e rafforzare la propria autonomia interna. Nella dichiarazione non si fa menzione della Cina, probabilmente perchè, come commentato in una precedente analisi, i rapporti tra UE e Cina sono degenerati nell’ultimo anno a causa delle reciproche sanzioni economiche imposte, in seguito al caso della minoranza uigura dello Xinjiang e l’Unione cerca di ritagliarsi un proprio spazio d’azione nel mondo multilaterale.

Per questi motivi, parte della strategia europea di mitigazione dei contraccolpi derivanti dal congelamento dell’accordo tra UE e Cina sugli investimenti esteri (CAI) è stato sviluppare nuove alleanze strategiche, in particolare per la necessità di diversificare l’afflusso di capitali per investimenti e le rotte commerciali – senza, peraltro, adottare un atteggiamento ostile verso il concorrente asiatico.

Prospettive di riuscita?

La volontà politica c’è, numerosi sono i programmi lanciati per sviluppare e rafforzare il settore digitale.

Ci sono i mezzi economici per raggiungere l’ambizione europea? Probabilmente si. È stato approvato il 17 dicembre 2020 dal Consiglio il nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP) a lungo termine dell’UE (2021-2027). Il bilancio europeo prevede risorse da investire pari a 1.074,3 miliardi di euro, cui si aggiungono 750 miliardi tra prestiti e sovvenzioni del NextGenerationEU (NGEU) – adottato nel maggio 2020 come strumento per favorire la ripresa post-pandemica. Nella categoria “mercato unico, innovazione e digitale” sono stati stanziati ben 143,4 miliardi complessivi (QFP+NGEU). In particolare, il Programma Europa Digitale punta a sostenere la transizione digitale per ben 8 miliardi di euro circa provenienti dal QFP e per il 20% dalle risorse stanziate in NextGenerationEU.

Emerge da questi brevi dati che, oltre alla volontà politica, sono stati messi in campo notevoli fondi per rafforzare il digitale e che, nonostante le difficoltà che si presenteranno, l’UE abbia buone chance di riuscita.

Stanziare così tanti fondi, promuovere solidi programmi e cooperare a livello multilaterale coi partner strategici significa mettere in campo un gioco a somma positiva, in una visione della sovranità tecnologica aperta agli alleati, in cui tutti gli attori ottengono dei vantaggi dalla cooperazione reciproca.

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