IL CASO LITVINENKO E LA SENTENZA CEDU: L’OMICIDIO COME STRUMENTO DI POLITICA

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Se segui il Polonio, trovi il Cremlino. Il 7 settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha riconosciuto la responsabilità del governo russo nella morte di Alexander Litvinenko, ex spia russa avvelenata con il Polonio 210 a Londra nel 2006. L’uso strategico di questo elemento radioattivo, inodore e incolore, è solo uno dei molti elementi che segna un progressivo disconoscimento da parte russa della legittimità stessa della Convenzione e del diritto d’asilo.

Il gran rifiuto russo della CEDU

Il governo russo è responsabile della morte di Alexander Litvinenko. Così recita la sentenza della CEDU,organo giurisdizionale che ha il compito di garantire l’applicazione e il rispetto della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo. La Russia è parte della Convenzione dal 1998un anno che appartiene al breve periodo di distensione tra Mosca e l’Occidente, tanto rilucente di ottimismo a livello internazionale quanto tormentato per le autorità interne. L’idillio sembra essere finito da tutti i punti di vista: il governo russo ha definito la sentenza come una montatura russofobica, e si è rifiutato di pagare  sia i 100.000 euro in danni morali che i 22.500 in spese legali.

Una serie di (tentati) omicidi di Stato

Alexander Litvinenko era un’ex spia del Federal  Security Service of the Russian Federation (FSB), l’agenzia di sicurezza sorta dalle ceneri sovietiche del KGB. La sua rapida carriera all’interno del FSB trovò una rapida fine nel 1998, quando denunciò pubblicamente il piano governativo per assassinare Boris Berezovksy, un magnate che, caduto in disgrazia nella neonata Federazione Russa, avrebbe presto cercato asilo politico in Gran Bretagna.

Litvinenko andò presto incontro alla stessa sorte quando, dopo aver alluso alla complicità della FSB stessa negli attentati a Mosca nel 1998, chiese e ottenne asilo politico a Londra nel 2000. Per ben due volte, Litvinenko si era, dunque, rivoltato contro l’organizzazione che lo aveva allenato a lavorare in quella zona grigia che sta tra la ragion di stato e l’interesse di uomini politici potenti. Nell’ottobre 2006, proprio al termine dell’acquisizione della cittadinanza britannica, annunciò di voler investigare la morte di Anna Politkovskaya, assassinata da pochi giorni in ascensore del condominio in cui viveva.

Misure preventive estreme

Litvinenko si avvicinava così alla figura della Politkovskayache aveva documentato, abuso per abuso, le violenze durante le guerre in Cecenia e le limitazioni alla libertà d’espressione in Russia. La possibilità che le figure di un ex servitore dello Stato e di una giornalista indipendente formassero un fronte credibiledi critica nei confronti del governo russo, risultò, con tutta probabilità, intollerabile per qualcuno a Mosca, che, dopo aver commissionato l’assassino della Politkovskaya, cominciò ad organizzare quello di Litvinenko.

2006: l’annus horribilis degli oppositori politici

L’occasione di eliminare Litvinenko si palesò a novembre 2006, quando questi accettò di incontrare all’Hotel Millenium due ex colleghi del FSB, Andrei Lugovoi e Dmitry Kovtun. Situato accanto all’Ambasciata statunitense, il Millenium deve essere sembrato a Litvinenko un luogo ideale per incontrare due tentacoli del Leviatano russo. Nel corso dell’incontro, Lugovoi e Kovtun fecero scivolare del Polonio 210 nel tè di Litvinenko, che proseguì l’incontro senza accorgersi di nulla. Poche settimane prima, il cadavere della Politkovskaya era stato rinvenuto nell’ascensore.

Tre settimane dopo, Litvinenko giaceva, agonizzante, in un letto di ospedale. Pur sofferente, riuscì a risolvere il suo stesso omicidio mentre Scotland Yard si agitava, perplessa, di fronte a quello che solo poi sarebbe stato definito un omicidio politico extraterritoriale. Litvinenko identificò correttamente i suoi assassini, così come il suo mandante: il governo russo lo aveva punito per il suo tradimento.

L’omicidio come strumento di politica oltre la sovranità

La morte dell’oppositore è insieme strumento e strategia. Da una parte, permette di eliminare chi potrebbe minare la legittimità del governante; non è necessario che rappresenti un rischio prossimo, è sufficiente che ci sia questa possibilità. Dall’altra, è una tattica che permette di ridefinire le condizioni dell’agone politicose contesti il Leviatano, sai che questi ti divorerà, non importa dove tu sia. In questo modo, l’omicidio politico può diventare uno strumento che viola la sovranità altrui: l’asilo politico diventa un paravento che cade a fronte di un’arbitraria e universale ragion di Stato.

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