PER LA (SOLA) GIORDANIA È ANCORA SOLUZIONE DEI DUE STATI

Fonte Immagine: menafn

Sua Maestà Abdullah II, Re di Giordania, torna a parlare della soluzione dei due stati alla settantaseiesima Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, paventando la stessa come unica soluzione al conflitto israelo-palestinese, nonché premessa alla costruzione di una sicurezza genuina per il Medio Oriente.

Nelle parole del Re Hashemita: “Non è possibile raggiungere una sicurezza effettiva per entrambe le parti e per il mondo intero, se non attraverso una pace basata sulla soluzione dei due stati, che porta alla creazione di uno stato palestinese indipendente”.

L’appello ad una rinnovata e migliore collaborazione globale in favore dell’implementazione della turbolenta soluzione dei due stati e alla creazione di uno stato di Palestina, con capitale Gerusalemme Est, giunge accompagnato dalla promessa che “la Giordania continuerà a lavorare per preservare lo status quo storico e legale di Gerusalemme e dei suoi Luoghi Santi islamici e cristiani” di cui oggi ha la custodia unica.

Ma perché solo adesso, dopo anni di tentativi di risoluzione falliti e colloqui naufragati, il discorso di Abdullah II risuona così isolato e in qualche modo ambiguo?

Se da un lato la Giordania, abbia sempre supportato l’idea della creazione di uno stato indipendente di Palestina e seguiti a condannare le violazioni da parte delle autorità israeliane al sito sacro di Al-Aqsa, i recenti sviluppi concernenti le sue relazioni con Israele sembrano andare in un’altra direzione.

In passato, in grado di mantenere salda la “pace fredda” tra il Regno Hashemita e Israele (stipulata con l’intesa del 1994), sono sempre stati solo e solamente grossi interessi reciproci, per la maggior parte economici, energetici e di sicurezza. Gli stessi sono stati in grado negli anni di fare di necessità virtù, permettendo ai due vicini di convivere in pace e mettere da parte le loro rivalità personali a livello politico.

A partire dalla “caduta” del mal sopportato in Giordania Bibi e dalla sua sostituzione con il governo Bennet-Lapid tuttavia, un apparente disgelo tra le parti sembra essere avvenuto. A seguito dei colloqui segreti tra il presidente israeliano Isaac Herzog e il Re Abdullah di inizio settembre, nonché degli accordi di questa estate raggiunti tra le parti su tematiche delicatissime come le risorse idriche, le relazioni tra i due paesi sembrano essersi scaldate.

Nel tentativo forse, di tornare al centro della scena e di provare a ricoprire nuovamente un ruolo interessante nella mediazione del conflitto tra Israele e i palestinesi, scongiurando così la paura di essere nuovamente messi da parte – proprio come accaduto durante il famigerato e ampiamente biasimato “Accordo del secolo” – , la Giordania è tornata però a parlare in questi giorni della soluzione dei due stati, e per farlo ha scelto proprio l’importante audience dell’Assemblea Generale delle UN.

Malgrado le aspettative giordane e l’interesse che il Regno ancora mostri per la questione, la realtà dei fatti si palesa più complessa del previsto. L’attenzione globale nei confronti del conflitto israelo-palestinese è andata nel tempo calando, le questioni prioritarie per i membri UNGA appaiono essere altre, e il focus degli attori mediorientali (e non) nell’area, sembra essere oramai uno e solo uno: la lotta all’Iran.

Gli interventi durante le discussioni dell’Assemblea dei vicini arabi “in salute”, ben più evidentemente interessanti a contenere il pericolo iraniano e a risolvere le proprie questioni interne, piuttosto che convincere Israele a riconsiderare la soluzione dei due stati infatti, ne sono stati ampiamente la dimostrazione.

Da mesi, buona parte degli stessi attori  ha inoltre abbandonato l’ascia di guerra, iniziando a collaborare con lo stato ebraico in modo quantomeno utilitaristico, quasi dimenticando i tanti sforzi, in cui si è riconosciuta negli anni anche la Giordania, volti a considerare prevalente il paradigma dell’identità nazionale più che quello economico.

In questo quadro complesso, che continua a far pensare a un rivolgimento di molti ex nemici e quasi amici verso Israele – anche per affrontare le delicate questioni di sicurezza che coinvolgono la regione -, é lecito chiedersi la Giordania che ruolo speri di occupare.

L’unica certezza é che al momento a parlare ancora di soluzione dei due stati é rimasto solo Re Abdullah, le cui concrete intenzioni rimangono poco chiare.

Quale strategia vorrà adottare il sovrano per non rimanere escluso dai prossimi sviluppi riguardanti il conflitto e allo stesso tempo procedere con il disgelo delle sue relazioni con Israele?

Non è ancora intuibile come la Giordania deciderà di proseguire e quali interessi prevarranno nelle sue decisioni, ma rimane il fatto che l’inatteso intervento potrebbe far storcere il naso ad Israele e che a parlare (non per convenzione) della soluzione dei due stati siano rimasti in ben pochi.

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