TUNISIA : PIÙ DUBBI CHE CERTEZZE

Fonte Immagine: REUTERS/Zoubeir Souiss

Ad otto settimane dopo aver sciolto il Parlamento e assunto il potere dell’esecutivo, il presidente tunisino Kais Saied si è espresso sul futuro del paese.

Ad otto settimane dopo aver sciolto il Parlamento e assunto il potere dell’esecutivo, il presidente tunisino Kais Saied ha pronunciato lunedì scorso un discorso in cui ha affrontato diversi punti relativi al futuro della Tunisia. Egli ha fornito i dettagli sul funzionamento del nuovo governo transitorio e della nuova legge elettorale in vista dei preparativi per eleggere un novo Parlamento. In dubbio resta la nomina del nuovo premier: ad oggi Kais Saied non ha ancora una tabella di marcia chiara in merito.

Il discorso di Kais Saied è stato accompagnato sia urla di dissenso sia da canti di sostegno da parte del pubblico presente. Ciò è specchio della Tunisia di oggi: un paese in cui il presidente afferma “siamo in un movimento rivoluzionario correttivo” ma parte della popolazione, come i suoi oppositori politici, tema per la sopravvivenza della Costituzione figlia delle rivolte del 2011 e descrive le azioni di luglio scorso come un colpo di stato a tutti gli effetti. 

Nonostante Saied avesse affermato che le libertà sarebbero state rispettate, una serie di arresti e divieti di viaggio nei mesi successivi hanno suscitato timori per i diritti conquistati. Revocata l’immunità, alcuni parlamentari sono stati arrestati, mentre a numerosi tunisini è stato impedito di lasciare il Paese.  

Ai problemi che attanagliano il paese – crisi economica, elevato indebitamento pubblico, tassi di disoccupazione – si è affiancata negli anni una sfiducia crescente da parte della popolazione nei confronti del sistema politico e delle istituzioni statali il che ha portato negli scorsi mesi a diverse proteste nella capitale e nelle aree periferiche del paese. 

Lo scoro sabato si è svolta una protesta a Tunisi a cui hanno partecipato centinaia di persone. I manifestanti si sono radunati al centro della capitale scandendo “mettere fine al golpe” e “vogliamo un ritorno alla legittimità”, mentre alcune decine di sostenitori di Saied hanno tenuto una contromanifestazione dicendo “il popolo vuole sciogliere il parlamento”. 

La Tunisia è l’unico paese in cui lo scoppio della Primavera araba non ha significato conflitti e collasso statale, bensì ha inaugurato un processo politico improntato sul rispetto delle libertà civili e politiche. Il tempo ci darà quanto l’attuale fase di transizione sia funzionale al consolidamento delle libertà conquistate o comporti dei passi indietro nel cammino verso la democrazia. A destare maggiori preoccupazioni in merito, oltre al Parlamento congelato, c’è l’assenza di un esecutivo.

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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