IL 5° REPORT ONU SUI DIRITTI UMANI IN CRIMEA

Fonte Immagine: https://s4.reutersmedia.net/resources/r/?m=02&d=20140331&t=2&i=874512528&w=780&fh=&fw=&ll=&pl=&sq=&r=2014-03-31T212002Z_04_GM1EA3U1M5N01_RTRRPP_0_UKRAINE-CRISIS

Il 5° Report Onu «sulla situazione in Crimea e nella città di Sebastopoli» denuncia ancora la violazione sistematica dei diritti umani nelle aree occupate.

Il rapporto A/76/260 del Segretario Guterres lamenta, in particolare, la lesione: 

  • del diritto alla giustizia e all’equo processo: ai detenuti non sono garantiti, tra gli altri,  il diritto di visita o di assistenza legale, in violazione dell’articolo 14  del Patto Onu sui diritti civili e  politici e dell’articolo 6 della CEDU;
  • del diritto alla vita e all’integrità fisica e morale: la missione OHCHR ha rilevato il perpetuarsi di trattamenti disumani e degradanti, ivi compresa la privazione ingiustificata della libertà, in violazione degli articoli 7 e 10 del Patto ONU del 1966, della Convenzione contro la tortura e i trattamenti inumani e degradanti e della CEDU, all’articolo 3;
  • del diritto alla non interferenza nella vita privata e familiare, nella propria casa o nella corrispondenza, a causa delle perquisizioni domiciliari e dei raid russi, contravvenendo all’articolo 17 del Patto Onu del 1966 e all’articolo 8 della CEDU;
  • delle libertà di espressione, di religione, di associazione e riunione, così come previste dal Patto ONU agli articoli 18 e 19, 21 e 22. A tal proposito, l’OHCHR ha registrato un aumento vertiginoso dei procedimenti contro organizzazioni religiose, soprattutto musulmane;
  • del divieto di coscrizione obbligatoria, sancito dalla IVª Convenzione di Ginevra: si stima che la Russia abbia reclutato circa 5 mila cittadini dalla Crimea solo nella campagna militare del 2020; 
  • del divieto di trasferimento forzato: le autorità russe continuano a  considerare i cittadini residenti in Crimea come “stranieri” e a imporre loro la richiesta del permesso di soggiorno o in alternativa a lasciare il territorio, pena sanzioni amministrative oppure il trasferimento forzato.

Proprio il 7 Settembre scorso, il Rappresentante Permanente dell’Ucraina all’ONU esprimeva tutto il suo rammarico per il mancato adempimento da parte della Russia delle Risoluzioni Onu sull’«integrità territoriale dell’Ucraina», a partire dalla Risoluzione 68/262 del 2014, fino all’ultima Risoluzione A/75/192 del 2020, che condannava la totale noncuranza della Russia circa i suoi obblighi derivanti dalla Carta ONU e dal diritto internazionale. In particolare, si sottolineavano le proprie responsabilità sui territori occupati, incluso il rispetto delle leggi ucraine e dei diritti dei civili. 

Nella stesse sede anche il Ministro degli Esteri ucraino ha formalizzato un appello al Segretario Generale affinché la comunità internazionale tutta condannasse con forza le azioni russe. Questa presa di posizione del Ministro rappresenta un chiaro tentativo di far cessare le gross violations e, soprattutto, un appello all’azione tempestiva, da parte dell’Onu, per proteggere i diritti umani e le libertà dei residenti nelle aree occupate. 

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