LIBANO: NUOVO GOVERNO, VECCHIE INCERTEZZE

Lo sbroglio della matassa libanese porta alla formazione di un nuovo esecutivo. Suo il compito, dopo una crisi politica epocale, di prendere in mano la complessità dei problemi del paese: atavici, trasversali, profondi.

Ventiquattro nuovi ministri, di cui una sola donna, in un nuovissimo governo del Libano.
Risolto il cubo di Rubik della politica interna del paese dei cedri, che sembrava enigma indecifrabile.

La democrazia libanese, fragile ma resiliente, vive già da decenni la vulnerabilità di una governance ripartita secondo schemi confessionali che, più volte, sono stati ostacolo per la pacifica convivenza.


Da ottobre del 2019, inoltre, l’insoddisfazione e la rabbia dei cittadini nei confronti della classe politica, si è concretizzata in manifestazione e proteste che hanno occupato strade, piazze e – nei momenti più caldi – ministeri.
Una lotta, inizialmente unanime, al malgoverno, alla corruzione, ed ad un sistema di potere ritenuto marcio e incorreggibile.

Dimissioni di primi ministri e ministri in successione, un caos politico e economico che in pochi mesi si è inghiottita il paese.
Poi la pandemia e la lotta il virus, in un contesto sempre più in crisi, e lo scoppio al porto dell’agosto scorso che ha messo a nudo tutta la debolezza di un Libano che già boccheggiava.

Oggi, dopo oltre un anno di stallo istituzionale, il Primo Ministro Najib Mikati e il presidente Michel Aoun hanno firmato un decreto che forma un nuovo governo.

Con il governo ora formato, il Parlamento si riunirà presto per emettere un voto di fiducia al nuovo esecutivo di Mikati, Premier nominato il 26 luglio, subito dopo le dimissioni del precedente primo ministro designato Saad Hariri, figlio d’arte e volto storico del paese dei cedri.

Mikati, riporta AlJazeera, ha promesso di aiutare il Libano in “circostanze eccezionali”, mentre la sua economia continua a sgretolarsi, esprimendo la sua preoccupazione per lo stato dell’istruzione, la fuga di cervelli del paese e la carenza di medicinali.

La sterlina libanese ha perso il 90% del suo valore in meno di due anni, mentre la carenza di benzina, diesel e medicinali continua ad affliggere il Paese.
Le Nazioni Unite hanno recentemente stimato che quasi tre quarti della popolazione libanese vive in povertà.


La comunità internazionale ha ripetutamente esortato il Libano a riformare i suoi settori economici dispendiosi e inefficaci, riavviare i negoziati con il Fondo monetario internazionale e tenere le elezioni generali previste per maggio 2022.

Tutto da vedere se i nuovi ventiquattro saranno in grado di soddisfare quanto richiesto.

Davide Agresti

Ha studiato Sviluppo e Cooperazione Internazionele all’Università di Bologna e Emergenze e Interventi Umanitari all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.
Ha viaggiato curioso dall’Iran alla penisola arabica, dalla Giordania al Maghreb, dal Libano ai territori tirchi, lavorando a lungo in Grecia ed in Egitto.
Esperto di politiche migratorie, ha lavorato per Caritas Italiana.
Oggi è Assesore al Welfare, Europa e Smart City della sua Città, Faenza.

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