L’ARABIA SAUDITA IN CERCA DI CONFERME E NUOVI EQUILIBRI

Fonte immagine: Alarabiya News

L’Arabia Saudita, cercando nuovi alleati in caso di disimpegno statunitense dalla regione, si approccia alla Russia.

Se a fine agosto il governo saudita ha firmato un accordo sulla vendita di armi con la Russia, con l’obiettivo di raggiungere una maggiore cooperazione militare, il fatto che il Dipartimento di Stato americano abbia approvato un potenziale accordo da 500 milioni di dollari con i sauditi, ancora da discutere al Congresso, è significativo.

La dipendenza da attori esterni per ciò che riguarda la propria sicurezza nazionale è caratteristico dell’Arabia Saudita e di altri paesi del Golfo e, contemporaneamente, porta a una maggiore e continuativa penetrazione straniera nella regione mediorientale. 

Uno dei fattori più importanti dell’avvicinamento tra russi e sauditi sta nel progressivo disimpegno americano dalla regione, che dal 2011 impensierisce i paesi maggiormente dipendenti dall’assistenza esterna in ambito di sicurezza e tecnologia.

Con le rivolte arabe, la firma del JCPOA tra Stati Uniti e Iran, la politica isolazionista statunitense degli ultimi anni e il repentino ritiro da Kabul, i contatti tra la Russia e l’Arabia Saudita sono aumentati, soprattutto per il traffico di armi, a causa delle nuove minacce percepite dall’Arabia Saudita e per un’eventuale abbandono da parte di Washington.

Infatti, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, nel 2020 la spesa di Riyadh nel settore militare è stata dell’8,4% del PIL, confermando il trend in crescita dell’intera regione mediorientale dal 1988 al 2020.

Essendo un rentier state, gran parte del surplus dei redditi petroliferi è stato investito dai sauditi nell’acquisto di armi occidentali da usare per la sicurezza nazionale, accentuando così la propria dipendenza nei confronti dell’intervento esterno. 

Un altro aspetto da tenere in considerazione è la minore rilevanza strategica dell’Arabia Saudita nel settore energetico agli occhi degli Stati Uniti. Negli ultimi anni, infatti, la dipendenza statunitense dall’import di petrolio saudita è scesa drasticamente: nel 2020 gli USA hanno importato solo 700 barili al giorno, marcando una differenza significativa con gli oltre 2000 barili al giorno che venivano esportati tra il 2000 e il 2010. Nel caso di un’economia poco diversificata e totalmente basata sulla vendita ed esportazione di petrolio come quella saudita questo trend non è da giudicare positivamente.

Nonostante l’Arabia Saudita rimanga un partner chiave per gli Stati Uniti nella regione, l’approccio verso la Russia è da vedere come un bilanciamento voluto degli equilibri regionali, per ora esclusivi per gli americani, in caso di una totale dipartita di Washington.

Invece, il fatto che gli Stati Uniti stiano riconsiderando l’accordo militare, dopo che l’amministrazione Biden ha dichiarato di non voler più appoggiare l’intervento militare saudita in Yemen e si è mostrata critica nella gestione dei diritti umani nel regno, fa pensare che l’alleanza con Riyadh sia in realtà di fondamentale importanza per la proiezione statunitense nella regione (per la cooperazione contro la minaccia jihadista e nel contenimento dell’egemonia iraniana).

Inoltre, la lobby dei produttori di armi statunitensi non lascerà facilmente questa importante fetta di mercato ai competitors russi, rendendo così più difficile una penetrazione russa nel Golfo, ma perpetrando la dipendenza verso le superpotenze dei singoli stati mediorientali in materia di sicurezza e difesa nazionale. 

Sara Lolli

Nata a Teramo nel 1996, è una laureanda della magistrale in Global Politics and International Relations all’Università di Macerata. Presso la stessa università, ha conseguito la laurea triennale con massimi voti in Lingue e Culture Straniere Occidentali e Orientali, focalizzandosi su inglese, arabo, islamistica, letteratura e cultura anglo-americana e arabo-islamica. È appassionata e studiosa di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, temi approfonditi anche attraverso corsi ad hoc; da sempre molto attenta a dinamiche sociali come i fenomeni migratori, fa parte dell’organizzazione The Young Republic, che promuove la partecipazione civica attiva e l’inclusione sociale dei richiedenti asilo in Europa. Membro dello IARI da dicembre 2020, scrive per l’area “Medio Oriente” ed è entrata in redazione a settembre 2021.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from MEDIO ORIENTE DAILY