EMERGENZA UMANITARIA IN AMERICA LATINA

La frammentazione politica e sociale che da sempre ha caratterizzato l’America Latina, si è fortemente aggravata come conseguenza della crisi pandemica. La questione vaccini -che da inizio anno riguarda tutti i Paesi del mondo- aggrava ulteriormente la questione aumentando le distanze fra i Paesi latini. 

Ad affliggere la Regione non sono solo le questioni pandemiche e/o politiche, ma la grave crisi umanitaria che attraversa tanto i confini fra Messico ed Stati Uniti, quanto quella che si registra fra Colombia e Venezuela. 

La vittoria di Biden ha riacceso le speranze nei messicani -e più in generale nei latini- che desiderano spostarsi nella land of opportunity: il cambio di rotta di Washington rispetto alla questione dei migranti è stata determinante per la riapertura -anche se si cerca sempre di avere un certo controllo riguardo i vari flussi- e, per questo motivo il numero dei migranti è raddoppiato. 

Durante il viaggio, una consistente parte muore per disidratazione e, nell’arco di sei mesi, tra novembre 2020 e febbraio 2021, i federali hanno registrato circa 30.000 minori non accompagnati. 

La scelta del Governo degli Stati Uniti è stata comunque quella di accoglierli nonostante le grandi difficoltà nel garantire loro un’adeguata sistemazione -anche se temporanea. 

Non differente la situazione al confine tra Colombia e Venezuela: causata dal conflitto che dilaga fra lo stato venezuelano di Apure e il dipartimento colombiano di Arauca. Il conflitto si anima fra i dissidenti paramilitari delle FARC colombiane e l’esercito venezuelano. Questo ha provocato grandi casi di sfollamento e la nota dei vescovi -che si occupano dell’emergenza- sia colombiani che venezuelani incalza i governi a fare qualcosa affinché la situazione possa presto avere dei primi segnali di rientranza, ringraziando comunque tutti gli enti nazionali ed internazionali, pubblici e privati per avere dato e continuare a dare il loro sostegno alla causa. In particolare si registrano massicce migrazioni dal Venezuela verso la Colombia. 

Questo evento mette profondamente in crisi Bogotá che essendo la capitale di un Paese tipicamente emigrante si ritrova a gestire il fenomeno opposto: quello dell’immigrazione e rischia di essere lasciata da sola a causa delle derive populiste che attraversano a macchia di leopardo tutta l’America Latina. 

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