LIBANO: NUOVO GOVERNO VECCHI FANTASMI

Fonte Immagine: Reuters

Najib Mikati, uomo più ricco del paese dei cedri, è ufficialmente diventato il Primo Ministro libanese, riuscendo nell’intento di formare un governo dopo oltre un anno dalla devastante esplosione che ha colpito il porto di Beirut.

A seguito delle dimissioni di Hassan Diab di oltre 13 mesi fa, in Libano nessuno era ancora riuscito a rimettere insieme il complesso puzzle di condivisione settaria di potere che tradizionalmente riguarda il paese.  Anche le speranze, con il passare dei mesi e con l’ultimo tentativo di risoluzione fallito di Saad Hariri, sembravano essere svanite, finché dal cappello di Michel Aoun non è uscito Najib Mikati.

Mikati, magnate delle telecomunicazioni che ricopre la carica per la terza volta, occupa all’interno del triangolo religioso settario il ruolo di Primo Ministro musulmano sunnita, affiancato dallo speaker del parlamento musulmano sciita Nabih Berri e dal conosciuto presidente cristiano maronita Michel Aoun.

La formazione di questo governo pone fine ad una paralisi politica che rischiava di far sprofondare il Libano nel fallimento di stato, infatti la crisi che attraversa il paese su più fronti ha raggiunto a seguito dell’incidente del porto del 4 Agosto 2020 livelli senza precedenti.

La crisi interna, che deriva da decenni di corruzione e scelte scellerate da parte della classe politica libanese, appare oggi quanto mai devastante. Oltre al crollo del valore della moneta, all’aumento della disoccupazione e dell’inflazione, alla scarsità dei beni di prima necessità, alle difficoltà del settore energetico e legate al sopraggiungere della pandemia, il governo di Mikati dovrà presto fronteggiare la rabbia crescente dei cittadini libanesi, vittime da decenni di prese in giro da parte delle proprie guide politiche.

Secondo le prime dichiarazioni di Mikati, la priorità del governo libanese sarà quella di riavviare i colloqui con il Fondo Monetario Internazionale e garantire così un pacchetto di riforme finanziarie di salvataggio in grado soprattutto di sovvertire l’incapacità del paese di sovvenzionare le importazioni di base come cibo, medicinali e carburante.

L’avvicinamento auspicato tuttavia, potrebbe non essere così semplice ed immediato. Le istituzioni internazionali, così come diversi Stati come Francia e Stati Uniti, che già in precedenza hanno supportato il Libano e gli hanno impedito di sprofondare nel baratro, iniziano a subordinare il loro aiuto a richieste di trasparenza finanziaria e concrete misure di cambiamento.

Pare dunque che sia giunto il momento in cui, per assicurarsi l’aiuto straniero, il nuovo esecutivo debba riuscire ad attuare delle riforme in grado di affrontare le cause profonde della crisi, in primis la corruzione statale.

Sul fronte interno le reali capacità del nuovo Premier sono già state messe in dubbio dagli scettici. La sua ricchezza e il suo status altolocato si porrebbero secondo molti come potenziali ostacoli ad un reale cambiamento, chi non ha vissuto infatti a fondo la crisi non potrà mai in questa ottica comprendere a fondo il malessere e le difficoltà del popolo. Per altri invece, Mikati, le sue occasioni di invertire la rotta del paese nei precedenti incarichi come PM le avrebbe già avute e non meriterebbe dunque di ricoprire ancora il ruolo.

Sul fronte esterno il Primo Ministro in carica ha immediatamente chiesto aiuto al mondo arabo, che tuttavia subordinerà prevedibilmente dal canto suo il supporto (se escludiamo l’Iran e l’asse sciita) ad una riduzione dell’influenza di Hezbollah.

Se in passato infatti l’Arabia Saudita aveva sostenuto anche economicamente gli sforzi del Libano per risollevarsi dalla sua crisi endemica, ad oggi le prospettive di supporto sembrano essere molto diverse. Il ruolo di Hezbollah, che ha potuto nella formazione dell’esecutivo appena nato dare incarico a due ministri, appare una determinante costante nelle scelte dei potenziali benefattori. 

Proprio negli ultimi giorni, il tanto acclamato trasporto di carburante iraniano effettuato dal gruppo guidato da Hassan Nasrallah attraverso il confine siriano, ha dimostrato l’ingerenza ancora forte dello stesso. Il gesto più che politico, che dovrebbe aiutare il popolo a fronteggiare le carenze, appare motivato dalla volontà del gruppo di ricordare la sua presenza e il suo potere/ controllo su diversi servizi.

Nonostante il governo neghi di aver concesso il suo permesso al trasporto, sarà molto difficile per Mikati e i suoi dimostrare il suo distacco dal gruppo e dalla sua influenza, nonché dimostrare la sua reale volontà di cambiamento.

Il Libano ha un nuovo governo e un nuovo Primo Ministro, ma i fantasmi dei precedenti fallimenti sembrano occupare ancora il gabinetto, trovare un equilibrio tra le alleanze settarie, conquistare la fiducia degli aiuti internazionali e allo stesso tempo tenere a bada le influenze dell’asse sciita non sono certo compiti facili, ma se Mikati non vuole fare la fine dei suoi predecessori dovrà riuscirci.

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