LA CENSURA DEL DITTATORE ORTEGA

Fonte: https://www.bbc.com/news/world-latin-america-57594114

Il presidente nicaraguense Daniel Ortega sta portando sempre di più il Paese ad una deriva autoritaria, in quanto negli ultimi mesi ha promosso l’arresto di diversi componenti dell’opposizione nonchè della stampa.

Contesto

Nel giro di pochi mesi, il Nicaragua sta assumendo sempre più una rotta autoritaria, in quanto sono sempre più frequenti gli attacchi all’opposizione e le limitazioni della libertà.

A giugno, nel giro di pochi giorni, il presidente nicaraguense Daniel Ortega, ex membro sandinista, ha fatto arrestare molti membri dell’opposizione, tra cui anche giornalisti e attivisti, giustificando tali atti con l’accusa di aver compiuto diverse azioni contro lo stato. Tra i venti politici dell’opposizione sotto accusa sono presenti anche i sette principali rivali politici di Ortega.

Inoltre, tra gli arresti vi sono il direttore del principale giornale nicaraguense La Prensa, e la figlia dell’ex presidente del Nicaragua Violeta Chamorro, Cristiana Chamorro, che entrambe sono state sfidanti di Ortega alle elezioni presidenziali. Secondo le prospettive attuali, le elezioni presidenziali non vedranno un importante numero di candidati a sfidare l’attuale presidente. 

Il principale gruppo di opposizione Alianza Ciudadanos por la Libertad (CxL) ha confermato, a fine luglio, di voler candidare come principale sfidante Oscar Sobalvarro, nonostante il timore delle sempre maggiori incarcerazioni dei politici di opposizione.

Il presidente del CxL, Kitty Monterrey ha affemato che “l’opposizione democratica deve essere coraggiosa, forte e determinata, nonostante le difficoltà che sta attraversando”, mentre il candidato Sobalvarro ha affermato che lavorerà intensamente per riportare la libertà in Nicaragua qualora vincesse.  

Il rivoluzionario che sta subendo la rivoluzione

Tre anni fa, a partire da metà aprile del 2018, in Nicaragua sono iniziate tutta una serie di manifestazioni contro le politiche del governo Ortega. In poco più di cinque mesi, all’incirca trecento persone hanno perso la vita nelle proteste e ci sono stati migliaia di feriti.

Il motivo principale che ha portato la popolazione nicaraguense a riversarsi nelle strade della capitale Managua riguardava la riforma del sistema previdenziale, in quanto la decisione del governo era quella di pagare più contributi ma ricevere il 5% in meno di pensione.

In piazza però non sono solo scesi i pensionati, a protestare contro le politiche governative sono stati anche studenti universitari e giovani, che hanno causato l’intervento delle forze dell’ordine e paramilitari. Al fine di placare le proteste Ortega ha ritirato la proposta e, nonostante altri tentativi di mediazione e concessioni, le manifestazioni non hanno cessato di esistere: l’obiettivo principale dei manifestanti era la rinuncia del potere da parte di Ortega.

Durante il corso di questi tre anni, da parte di Ortega si sono messe in pratica tutta una serie di azioni e comportamenti che mettono in dubbio la solidità della democrazia in Nicaragua.

Non solo il verificarsi di una violenta repressione delle proteste del 2018 e l’arresti di diversi membri dell’opposizione ma anche la modifica delle leggi elettorali, che prevedono la cancellazione del limite al mandato presidenziale. Nonostante lo stesso Ortega abbia combattuto nella rivoluzione sandinista della fine degli anni ’70, che provocò la fine della dittatura di Anastasio Somoza. Ortega andò al potere nel 2006 e da allora non cessò si essere rieletto. 

Non più giornali

Dalla fine della dittatura di Somoza ad oggi sono passati quarant’anni, ma sin dall’inizio del nuovo regime politico le controversie non vennero a mancare. Successivamente alla rivoluzione sandinista la giunta rivoluzionaria ottenne subito l’appoggio internazionale (anche se, come è noto, gli statunitensi non approvavano l’ennesimo spostamento a sinistra di un paese latinoamericano, intervenendo al finanziamento illegale dei Contra), grazie soprattutto al miglioramento generale della condizione dei cittadini, con interventi sull’analfabetismo e sulla sanità pubblica.

Nonostante tali politiche, però sin dal principio l’opposizione ebbe modo di attivarsi contro il governo sandinista, in quanto, sulla base marxista della fazione, avvenne la sua oppressione. Inoltre, si implementò l’espropriazione delle terre della borghesia e la censura della stampa. 

La lotta contro la stampa in Nicaragua sembra essere un tema sempre presente. Nonostante la rivoluzione, i cambiamenti di regime e le proteste recenti, la censura è un tema all’ordine del giorno. Nel 1978, l’assassinio del direttore del principale quotidiano nicaraguense di opposizione al governo La Prensa, Pedro Joaquín Chamorro, è uno degli eventi che causa lo scoppio della rivoluzione contro Somoza.

Ma quarant’anni dopo, nonostante il cambio di regime,  la situazione non muta. Il 14 agosto 2021 infatti, un altro Chamorro (questa volta Juan Lorenzo Holmann), direttore di La Prensa viene arrestato con l’accusa di reciclaggio di denaro e contrabbando. La causa di questo arresto può essere ricercata nella ferma opposizione alla deriva autoritaria del governo. 

Il fatto ha provocato un risveglio internazionale: a lamentarsi della progressiva diminuzione della democrazia in Nicaragua si sono unite le Nazioni Unite, L’Unione Europea, il Canada e il Regno Unito. Gli Stati Uniti hanno rivelato di essere estremamente preoccupati per gli attacchi del governo Ortega alle istituzioni democratiche.

I Paesi del blocco occidentale però non sono gli unici a preoccuparsi per la popolazione nicaraguense: altri Paesi del centro e sud America, tra cui Argentina, Costa Rica, Messico e Colombia, avevano chiesto delle consultazioni con i rispettivi ambasciatori per la valutazione della situazione in Nicaragua. Tale azione ha provocato una risposta dura da parte di Ortega, il quale ha fatto richiamare i propri ambasciatori con l’accusa di intervenire troppo frequentemente nei loro affari interni. 

Valentina Topatigh

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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