IRAQ-IRAN: UN LEGAME INDISSOLUBILE

Il Primo ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi ha incontrato domenica scorsa il Presidente iraniano Ebrahim Raisi. È la prima visita di un leader straniero a Teheran da quando Ebrahim è stato eletto nuovo Presidente della Repubblica Islamica. 

Il Primo Ministro iracheno Mustafa al-Kadhimi si è recato domenica scorsa a Teheran per discutere con il nuovo Presidente iraniano Ebrahim Rais di questioni di comune interesse. È la prima visita che il conservatore Ebrahim Raisiriceve da quando ha assunto la carica di presidente a luglio di quest’anno. 

Tra le questioni affrontate: la cooperazione energetica, i visti per il pellegrinaggio nel santuario di Kerbala. Argomenti di urgente interesse considerando che Baghdad è in debito di sei miliardi di dollari nei confronti di Teheran, dopo che le carenze di elettricità e gas hanno spinto Baghdad a rivolgersi al suo vicino per coprire un terzo del suo fabbisogno energetico, e che a fine mese si svolgerà il consueto pellegrinaggio dei fedeli sciiti nella città santa di Kerbala a sud dell’Iraq. 

L’ufficio di Kadhemi ha affermato che saranno ammessi 60.000 pellegrini iraniani, rispetto ai 30.000 precedentemente annunciati. Il numero di visti concessi è diminuito drasticamente negli ultimi due anni a causa della pandemia.

L’incontro tra Al-Kadhimi e Raisi conferma il legame indissolubile tra Baghdad e Teheran. A seguito della destituzione di Saddam Hussein nel 2003 le forze sciite hanno assunto le redini politico-militari dell’Iraq, un qualcosa di inedito nella storia del paese dove fino a quel momento le élite sunnite avevano governato il paese.

Partiti come Al-Da’wa, da cui proviene il Primo Ministro Nuri Al-Maliki in carica dal 2006 al 2014, appartenenti alle forze politiche che durante l’era Saddam erano in esilio forzato, hanno beneficiato del nuovo ordine politico basato su un criterio di spartizione del potere di tipo settario (muhasasa tai’fiyya).

A ciò si unisce il fatto che nel corso degli ultimi anni le milizie finanziate da Teheran si sono infiltrate nelle file dell’esercito e delle forze di sicurezza ottenendo l’altro posizioni ministeriali di rilievo, il che permesso a Teheran di creare un vero e proprio deep state in Iraq. 

All’influenza politico-militare iraniana negli affari interni iracheni si somma la dipendenza di Baghdad nei confronti di Teheran in alcuni settori chiave per la sopravvivenza del paese. A causa anni di corruzione e clientelismo, che hanno dissipato i fondi statali iracheni, l’Iraq si è legato sempre più all’Iran e i suoi alleati internazionali quali la Cina per sopperire alla mancanza di elettricità e gas, il che rende oggi di vitale importanza per la terra dei due fiume non allentare i rapporti con la Repubblica Islamica.

Da non dimenticare inoltre che Iran e Iraq sono legati dal punto di vista culturale e religioso: la maggior parte della popolazione irachena è di confessione sciita e nel paese si rovano le principali città sante per gli sciiti le quali accolgono ogni anno migliaia e migliaia di credenti iraniani che compiono il pellegrinaggio in questi luoghi.

D’altra parte, il forte legame tra Baghdad e Teheran sta creando negli ultimi tempi non pochi disaccordi in seno al Parlamento e al Governo iracheno considerato che alcune forze politiche chiedono a gran voce di ridurre l’influenza di Teheran facendosi portavoce del dissenso di parte della popolazione che, nelle proteste scoppiate sia nel 2018 sia nel 2019, hanno gridato a gran voce ‘’Iran barra barra’’ (‘’fuori l’Iran’’). 

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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