IL MASSACRO DELLE BALENE NELLE ISOLE FAROE: C’È URGENZA DI UN DIBATTITO INTERNAZIONALE SUL TEMA

Fonte immagine: https://www.seashepherd.org.uk/news-and-commentary/news/sea-shepherd-launches-operation-bloody-fjords-2021.html

La Grindadràp, la caccia tradizionale che delle Isole Faroe, ha ammazzato quest’anno 1500 tra balene e delfini. Aperto il dibattito internazionale sulle implicazioni dell’evento e sulla necessità di una normativa internazionale più stringente.

Negli ultimi giorni, le immagini del massacro rituale delle balene e dei delfini, nelle Isole Faroe, hanno fatto il giro del mondo, indignando a più riprese l’opinione pubblica mondiale, ma anche numerosi cittadini dell’arcipelago appartenente al Regno di Danimarca. Questo massacro si chiama Grindadráp ed è una caccia che, pare appartenga alla tradizione isolana.

Una mattanza svolta con cadenza annuale, durante la quale centinaia di di globicefali vengono massacrati. Da anni gli ambientalisti e le varie ONG che si impegnano nella protezione degli animali, segnalano la pratica della Grindadráp e ne evidenziano la crudeltà, ma a provocare lo shock collettivo di quest’anno è stato l’alto numero di balene uccise: 1500. Si tratta del numero più alto mai raggiunto; anche il record negativo delle 1200 balene del 1940 è stato ampiamente superato

Indignazione e rabbia da parte dell’opinione pubblica. La segnalazione più forte è partita da Sea Sheperd, un’organizzazione internazionale che si impegna nella tutela dell’habitat naturale degli animali marini. Da anni, quest’organizzazione lotta per fermare la mattanza della Grindadràp, trovando l’opposizione delle autorità faroesi e della popolazione locale. Uno scoglio piuttosto complesso da abbattere.

Infatti, essendo la pratica, una tradizione consolidata, trova molti consensi tra la popolazione delle Isole Faroe, ed anche le autorità si esprimono favorevolmente. Molti, tra cui le autorità responsabili delle baleniere, si sono scusati solo in merito all’alto numero di globicefali uccisi, e non per la caccia in sé.  

Tuttavia, la pressione dovuta dall’indignazione generale, ha trasformato questa pratica in un vero e proprio dibattito di portata internazionale. L’opinione pubblica si interroga anche sulla necessità di esercitare annualmente questa pratica: se un tempo, la stessa serviva a fornire carne sufficiente a tutti gli abitanti, adesso, che la carne di balena non è più indispensabile nella dieta faroese, la Grindadràp sembra essere paragonabile ad una caccia sportiva.

Le autorità di Torshavn, assieme a quelle di Copenaghen sono tenute a fornire risposte in merito ad questa usanza. Contestualmente anche le organizzazioni ed il diritto internazionale vengono chiamati in causa.  Il dibattito internazionale infatti, riaccende i riflettori sulla caccia alle balene, una pratica ancora diffusa in alcuni paesi artici, come Norvegia, Islanda e Isole Faroe.

Una pratica che, tuttavia è ampiamente vietata dalla Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene (IWC). Allo stato attuale, i paesi che violano apertamente le disposizioni della Commissione sarebbero Norvegia e Giappone, ma la caccia dei globicefali delle Isole Faroe, pone di nuovo l’accento sulla questione, creando degli interrogativi sulle presunte falle, che conterrebbero gli accordi previsti dalla moratoria della Commissione internazionale in merito alla caccia di balene e globicefali.

 Secondo molti, il discorso della pesca, in senso lato, non viene approfondito a sufficienza in quelle che sono le occasioni di incontro internazionale. Durante il Consiglio Artico ad esempio, si approfondiscono tematiche simili, ma relative piuttosto alla pesca come commercio e come settore produttivo per la crescita economica dei vari stati artici.

Quella della Grindadràp è invece una caccia che non ha scopi di sostentamento o di produzione ittica per scopi commerciali, e per questo se ne discute poco in termini di cooperazione, se non, forse, nel più ampio ragionamento della tutela ambientale e la difesa degli habitat marini.

Tuttavia, il numero record di globicefali uccisi a settembre nelle Isole Faroe potrebbe aver creato un precedente in grado di poter aprire un dibattito concreto, sia sulla mattanza tradizionale dell’arcipelago, sia sulla caccia alle balene di altri paesi, che avviene in barba a normative internazionali che lo vietano espressamente.

Domenico Modola

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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