IL POSSIBILE RUOLO DEL GIAPPONE AL VERTICE QUAD

Fonte Foto: https://www.aljazeera.com/news/2021/3/12/quad-leaders-pledge-new-cooperation-on-china-covid-19-climate

In uno scenario dove la Cina acquista sempre più peso e gli Stati Uniti faticano a trovare una strategia globale vincente, il Giappone può essere un alleato molto prezioso per Washington.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato il primo incontro di vertice dei Paesi Quad (Stati Uniti, Giappone, Australia e India). Se si esclude l’incontro avvenuto per via telematica a marzo 2021, quello del 24 settembre sarà il primo incontro di persona tra i quattro leader e avverrà alla Casa Bianca.

I principali dossier sul tavolo saranno sicuramente l’ascesa cinese, con particolare riferimento alla difesa della libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale, il cambiamento climatico e la lotta alla pandemia da COVID-19. Tuttavia, la débâcle statunitense in Afghanistan aggiunge nuovi temi da affrontare al vertice dei quattro, tra cui la possibile penetrazione cinese in Afghanistan, supportata dal Pakistan. 

In attesa di sapere quale sarà la proposta di Washington, è facile immaginare che Biden potrebbe, oltre che ricorrere nuovamente alla flebile narrazione che vede le democrazie liberali in contrasto con le autocrazie, proporre nuovamente piani di investimento infrastrutturale analoghi e contrapposti alla One Belt, One Road di concezione cinese, in modo da controbilanciare l’influenza di Pechino con le stesse armi.

Per quanto riguarda il Giappone, l’efficacia delle eventuali proposte e dell’azione del governo di Tokyo saranno misurabili sui tempi e i modi della successione di Suga, prevista dal 30 settembre. Una successione rapida e senza intoppi è necessaria per evitare contraccolpi politici e mantenere una continuità strategica con i predecessori, specialmente qualora si confermasse la volontà statunitense di responsabilizzare i propri alleati: ciò favorirebbe le parti politiche giapponesi che intendono superare il pacifismo costituzionale e dotare il Paese di uno strumento militare congruo rispetto allo status economico.

Inoltre, Il Giappone potrebbe anche proporsi come mediatore importante tra gli Stati Uniti e i Paesi asiatici interessati ad eventuali piani infrastrutturali, aprendo anche margini di manovra per le proprie imprese all’estero, sempre che alcuni Paesi dell’area decidano di mettere da parte vecchi rancori risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Un’ulteriore possibilità di Tokyo sarebbe quella di rafforzare ulteriormente il suo ruolo nella collaborazione tra le guardie costiere dell’Asia-Pacifico, mettendo questo patrimonio a disposizione dei fini della Quad.

Quest’ultima rappresenta una possibilità relativamente poco costosa ed è perfettamente in linea con gli obiettivi programmatici della Quad, tra i quali figura la garanzia della libertà di navigazione: questa presuppone necessariamente un incremento generale nell’efficienza delle agenzie di maritime law enforcement nella regione.

Oltre a ciò, non richiede nessuna revisione costituzionale perché la Guardia Costiera Giapponese è formalmente un’organizzazione civile e non militare, garantendo quindi agli scafi bianchi ampi margini di manovra perfino in acque estere.Se qualcuna tra queste opzioni verrà portata avanti dipenderà però soprattutto dagli Stati Uniti: sta a loro tracciare delle linee guida strategiche convincenti. E a giudicare dai risultati ottenuti negli ultimi anni, non sarà un compito facile

Giorgio Grosso

Nato nel 1992 in Sardegna, consegue la laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università di Cagliari, per poi proseguire gli studi in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, laureandosi con una tesi sulla dottrina militare maoista. In mezzo, un’esperienza di quattro mesi presso la Capital Normal University di Pechino e un crescente interesse per tematiche riguardanti l’Asia-Pacifico, la strategia militare e la marittimità. Nel 2019 consegue il master in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale presso l’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, dove frequenta il 78° Corso Normale di Stato Maggiore per ufficiali della Marina Militare. Continua a collaborare con l’Istituto, principalmente per convegni e incontri all’Arsenale di Venezia e partecipando in veste di tutor alle esercitazioni di Pianificazione Operativa. Attualmente vive a Venezia ed è membro dello IARI, redazione Asia-Oceania, dove si occupa principalmente del Giappone. È inoltre membro del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima), think-tank affiliato alla Marina, e ha pubblicato analisi e approfondimenti per altre testate online.

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