È ANCORA IRAN VS. CURDI IN IRAQ

Il fumo di un missile atterrato nella zona di Barbzin nel distretto di Sidakan, Erbil. 9 settembre 2021. Fonte Foto: Rudaw.

Con l’avvento delle elezioni in Iraq, la situazione curda è diventata sempre più tesa. Questa volta, non per colpa di Baghdad. Negli ultimi giorni, il governo iraniano ha lanciato una serie di missili volti a colpire le presunte basi dei membri del partito curdo iraniano esiliato in Iraq, il KDPI. Gli attacchi, si uniscono agli innumerevoli altri intrapresi nei mesi scorsi dalla Turchia rendendo così il Kurdistan iracheno una nuova zona di conflitto (ancora una volta). Ma, perché l’Iran e la Turchia continuano ad attaccare questi presunti dissidenti ormai fuori dai propri confini?

Nelle scorse settimane, le Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC), considerate un gruppo terroristico dagli Stati Uniti, hanno minacciato alcuni partiti di opposizione curdi-iraniani in esilio nel Kurdistan iracheno.

L’annuncio consisteva nella possibilità di attacchi missilistici se i membri in esilio non tornavano in Iran per scontare le proprie pene, essendo oppositori del governo e conseguentemente dissidenti.

A lanciare l’avvertimento è stato il Generale iraniano Mohammad Pakpour, noto per le sue azioni estremamente anti-curde e poco politiche. Infatti, come preannunciato, tra il 9 ed il 10 settembre, il governo iraniano ha lanciato una serie di attacchi nella regione curda irachena al confine con l’Iran, prendendo di mira i presunti nascondigli dei membri del Partito Democratico del Kurdistan iraniano (KDPI).

Non sembrano esserci state vittime, ma è stata l’ennesima violazione della sovranità statale dello Stato dell’Iraq da parte dell’Iran, nonché l’ultimo degli attacchi portati avanti in questo mese – che risultano essere circa una decina.

L’Iran, però, non è l’unico paese a prendere di mira la minoranza curda in Iraq (non direttamente irachena). Infatti, come gli iraniani colpiscono i membri del KDPI, anche la Turchia colpisce le presunte basi e case dei membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), anche loro, oltrepassando i confini di stato. 

Il Centro di Cooperazione per i Partiti Politici del Kurdistan iraniano, una specie di organizzazione cuscinetto che riunisce i maggiori partiti di opposizione, ha risposto alle minacce e agli attacchi di Teheran rimarcando che le azioni militari sono solo e soltanto un modo per distogliere l’attenzione dalle problematiche interne del paese.

L’Iran, attaccando gli oppositori curdi, nonché i “nemici” dello Stato, rimuove l’interesse, ma anche la tensione, dall’alto tasso di disoccupazione nel paese, dai problemi politici ed economici e dallo stesso sistema che ha portato la comunità curda ad isolarsi nella zona del Rojhelat o direttamente a scappare in Iraq. 

Milioni di iraniani, compresi i curdi, sono morti ultimamente per mano dell’IRGC, la maggior parte mentre protestava esigendo maggiori libertà. È anche per questo che il Centro crede che l’Iran voglia porre maggiori attenzioni oltre i confini e non al suo interno. Inoltre, facendo tornare il focus sui curdi all’estero, lo si distoglie anche dal ritorno dei Talebani afgani nella politica estera iraniana.

Come l’Iran, anche la Turchia sta “sfuggendo” dai problemi interni, dalla minaccia di una crisi politica e dalle conseguenze dell’alto tasso di povertà, attaccando i curdi in Iraq ma anche in Siria. Le azioni del Presidente turco Erdoğan vengono però giustificate con la nozione di dover “proteggere e salvaguardare la sicurezza nazionale turca.”

Con questa filosofia il governo turco è riuscito nell’intento di allontanare i curdi siriani dai confini vicini, molto spesso uccidendoli ed incarcerandoli, contemporaneamente completando una serie di attacchi missilistici nel Kurdistan iracheno contro le basi presunte del PKK – attaccando, molto spesso, centri abitati, scuole, ed ospedali.

Queste azioni minano la sovranità statale irachena ma anche, e specialmente, l’esistenza dello stato del Kurdistan Iracheno, uno dei più grandi traguardi raggiunti dalla comunità negli ultimi decenni, ma anche la più grande minaccia per la Turchia e l’Iran. Entrambi gli Stati vivono con la paura di un’indipendenza curda nei propri confini, idea che non vorrebbero mai vedersi realizzare e per il quale continuano a lavorare onde evitare accada.

Controversa, è invece la posizione sia del governo centrale iracheno che degli Stati Uniti. Il primo, di cui presidente si esprime con dichiarazioni e minacce ma non chiede neanche il sostegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, essendoci stata una violazione. Ed il secondo che continua a sostenere i curdi nonostante abbia sempre portato avanti una politica diplomatica volta a migliorare i rapporti con l’Iran e mantenerli con la Turchia (alleata NATO). 

In questo contesto, non avendo un sostegno da parte, principalmente, del governo centrale di Baghdad, il Kurdistan iracheno ha (ancora una volta) un futuro molto incerto.

Gli attacchi contro la propria sovranità sono molteplici, e quasi giornalieri, così come gli attacchi terroristici che avvengono principalmente al confine con la Siria. Senza un aiuto da parte del governo centrale o dagli alleati, rimane quasi impossibile per i curdi proteggersi da queste continue minacce.

La sicurezza nazionale non può essere una giustificazione per invadere, minacciare, attaccare con droni suicidi e/o missili un altro paese, specialmente dal momento in cui questo gode di uno status particolare ed ospita la popolazione più grande al mondo senza stato.

Nonostante i curdi abbiano liberato l’Iraq dallo Stato Islamico, combattendolo e cacciandolo dal paese, rispetto al 2017 sono cambiati molti fattori a livello geopolitico in Medio Oriente, rendendo la possibilità di sopravvivere dalla Turchia e dall’Iran molto difficile. Inoltre, le continue pressioni da parte di Ankara e Teheran contro la stabilità e l’esistenza stessa del Kurdistan iracheno non aiuta.

Ciò che si può fare, oltre a richiedere l’intervento del Consiglio di Sicurezza, è quello di domandare a Baghdad di prevenire le aggressioni turche ed iraniane, affrontando direttamente la violazione come un’aggressione.

Giulia Valeria Anderson

Giulia Valeria Anderson - Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Attualmente praticamente pubblicista da Formiche.net per cui si occupa di politiche tech, e analista OSINT per una società di monitoraggio privata a Roma per cui riporta sull’Afghanistan. Specializzata in Medio Oriente, in particolare nella questione curda su cui ha scritto diverse pubblicazioni, tra cui su JIMES e per l’Istituto Curdo di Washington. Ha un diploma in geopolitica del medio oriente e un master di secondo livello sulla sicurezza globale. Giulia è molto attiva nel mondo del volontario, dirige la comunicazione dell’organizzazione non profit Manalive, di cui è anche membra del board e un attiva volontaria.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “Medio Oriente".

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