VERSO LA DECARBONIZZAZIONE IN ARTICO, ACCELERA ANCHE IL NUNAVUT CANADESE

Fonte Foto: https://vocecontrocorrente.it/2020/10/20/nunavut-la-regione-canadese-non-toccata-dal-covid-19/

Dopo la notizia delle scorse settimane del progetto incentrato sull’energia solare a Dawson City nello Yukon, anche Iqualit, capitale del Nunavut dal 1999, punta sull’energia solare per accelerare sulla decarbonizzazione.

Il piccolo centro di Iqualit, che ospita circa 8000 residenti, è la capitale del territorio di Nunavut dal 1999, uno dei territori più estremi dello Stato del Canada. Data la posizione geografica, è uno dei luoghi che più da vicino risente dei danni del cambiamento climatico.

Mentre i grandi della Terra affrontano il problema nei grandi forum cercando di legittimare il processo di transizione energetica e creare dei meccanismi che a livello nazionale ed internazionale monitorino la riduzione dell’impronta ecologica, i piccoli centri che vedono sempre più tangibile l’effetto che il cambiamento climatico comporta, decidono di accelerare.

Già le scorse settimane abbiamo citato il caso di Dawson city, città nel territorio dello Yukon, nell’estremo ovest del Canada, che grazie al sostegno del governo federale e del governo centrale punterà sull’energia solare per accelerare il processo di decarbonizzazione e di dipendenza dall’energia fossile.

Allo stesso modo Iqualit, con il sostegno del governo federale, vuole investire nell’energia solare e rafforzare la consapevolezza nella società civile su come migliorare l’efficienza energetica e ridurre gli sprechi. La direzione che le comunità canadesi più rappresentative in artico stanno prendendo sono figlie di politiche nazionali orientate ad incentivare i cittadini e le imprese ad un sistema di produzione energetico non più dipendente da combustibili fossili.

Ne è prova la  Carbon and Greenhouses Gas Legislation che impone una tassa sulla produzione di ogni tonnellata di gas serra che arriverà a 50 dollari nel 2022. Per semplificare, si parla dell’innalzamento di una carbon tax che induce i cittadini ad applicare il concetto di transizione energetica, adeguatamente supportati da incentivi federali e statali.

Il vantaggio che l’installazione di pannelli solari per la produzione di energia a scapito dell’utilizzo di diesel o petrolio, si sintetizza anche nella riduzione di rischi di inquinamento ambientale che hanno riguardato anche questa zona. Nel 2018 ci fu infatti una fuoriuscita di 4.000 litri nella centrale di Grise Fiord. 

Inoltre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica gli scarichi diesel “as a carcinogen and that it exacerbates many respiratory illnesses, including tuberculosis, which many Arctic communities still struggle with, and others resulting from mouldy homes.”

Come più volte ribadito dai report pubblicati dall’IPCC, la decarbonizzazione è un processo ormai necessario per poter ridurre la produzione di gas serra che impatta direttamente sul surriscaldamento globale. Affrontare il problema a livello globale e con delle azioni sinergiche richiede tempi molto lunghi che potrebbero comprometterne l’efficacia.

Intanto il Canada, il cui territorio per la maggior parte si estende nella regione artica, percepisce l’urgenza del problema e crea dei meccanismi finanziari e di informazione per incentivare la popolazione e le imprese a muoversi in questa direzione. Potrebbe non bastare, ma in qualità di Stato leader nel panorama artico, offrire dei casi di buona condotta non può che avere effetti e ricadute positivi.     

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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