SICUREZZA NAZIONALE & 9/11: COME È POTUTO SUCCEDERE?

Fonte Foto: https://www.aljazeera.com/news/2021/8/6/9-11-families-pressure-biden-to-declassify-us-files-on-saudi

La cronologia di una mattina che ha segnato la storia, errori fatali, un fallimento dell’immaginazione. 20 anni dopo: nuovi dettagli, un mondo diverso o un mondo che guardiamo con occhi diversi?

Se si pensa ai controlli a cui siamo sottoposti oggi quando valichiamo le frontiere nazionali risulta difficile pensare sia possibile riuscire a nascondere un’arma, e tantomeno compiere per mezzo aereo un attentato che possa mietere migliaia di vittime. Invece 20 anni fa ciò è successo,  non con mezzi altamente tecnologi, non per vie estreme e clandestine, ma con dei coltelli, sotto gli occhi della sicurezza aeroportuale. 

Gli eventi di quella mattina di inizio secolo che sarà per sempre ricordato come uno dei giorni più bui della storia americana sono stati descritti, dopo 3 anni di analisi dei dati, da una commissione appositamente creata da George W. Bush: la Commissione Nazionale sugli Attacchi Terroristici Contro gli Stati Uniti, anche nota come 9/11 Commission. Nelle 585 pagine di report sono spiegati anche tutti i dettagli noti rispetto all’accesso a mezzi, al dirottamento e lo schianto di quella mattina. 

La cronologia degli eventi

Il volo numero 11 dell’American Airlines partiva da Boston per Los Angeles alle 7:40. Quel volo aveva 81 passeggeri tra cui 5 uomini intenzionati a commettere un attentato terroristico contro gli Stati Uniti d’America. Il dirottamento è cominciato non molto dopo il decollo, alle 8:14, con l’accoltellamento di due assistenti di volo.

I terroristi ebbero così accesso alla cabina, e uno di loro  – Mohamed Atta, 33 anni, Egiziano, laureato in architettura all’Università del Cairo e poi alla Hamburg University of Technology – prese il controllo dell’aereo. Alle 8:46, il volo 11 dell’American Airlines con partenza da Los Angeles si schiantò contro la Torre Nord del World Trade Center di Manhattan, New York. 

32 minuti prima del primo schianto, alle 8:14, da Boston decolla un altro volo. Il 175 della United Airlines, 56 passeggeri, era anch’esso diretto a Los Angeles. A bordo vi erano 5 uomini che, 40 minuti dopo la partenza, uccisero i piloti e diversi passeggeri, presero il controllo del volo, e lo fecero schiantare alle 9:03 sulla Torre Sud dello stesso World Trade Center dall’alto del quale la gente in preda al panico iniziava a buttarsi a capofitto nel vuoto.

American Airlines 77, imbarco alle 7:50, rotta Washington Dulles – Los Angeles. 64 a bordo di cui 5 uomini che, alle 8:51, presero il controllo dell’aereo e fecero spostare tutti i passeggeri sul fondo minacciandoli con coltelli e taglierini. Alle 9:37 l’aereo si schiantò sul Pentagono, sede del quartier generale del Dipartimento della Difesa. 

Sappiamo che armi avevano gli uomini a bordo e parte di ciò che è successo grazie alle telefonate registrate che alcuni passeggeri fecero ai propri cari e dalle comunicazioni che alcuni assistenti di volo ebbero con la torre di controllo. “Si mette male papà […] hanno i coltelli e dello spray al peperoncino, minacciano di avere delle bombe… […] non preoccuparti papà, se succede, sarà molto veloce” disse Peter Hanson in una telefonata al padre dal volo United 175.

Allo stesso modo, sappiamo di ciò che successe sull’ultimo volo, United Airlines 93 con partenza da Newark per Los Angeles alle 8:00. Dopo 46 minuti di viaggio in apparentemente tranquillità, 4 uomini subentrarono nel cockpit intorno alle 9:30.

Ziad Jarrah, Libanese trasferitosi in Germania per studiare alla Hamburg University of Applied Sciences prese il controllo dell’aereo ma in questo caso successe qualcosa che i terroristi non si aspettavano. I passeggeri contrattaccarono, subentrarono anche loro nella cabina ed impedirono al pilota di far schiantare l’aereo contro la Casa Bianca, simbolo della Repubblica Americana.

Nonstante l’immenso atto di coraggio, tutti i 41 passeggeri morirono nello schianto in un campo abbandonato in Pennsylvania. 

Diciannove uomini. Quattro aerei dirottati. A failure of imagination.

L’attentato terroristico più drammatico della storia è avvenuto sotto gli occhi degli Stati Uniti, ed è stato agghiacciante. Armati di coltelli e taglierini, tutti e 19 uomini hanno passato i controlli aeroportuali. 7 di loro furono selezionati dal sistema antiterroristico CAPPS – Computer-Assisted Passenger Prescreeinging Program, 3 di loro fecero suonare i raggi X, ma tutti accedettero indisturbati agli aerei che avevano pianificato di dirottare.

I controlli, secondo il report, erano approssimativi: nonostante fossero stati fatti ulteriori accertamenti, non avendo trovato nulla di sospetto, i controllori fecero passare gli uomini senza spiegarsi cosa avesse fatto scattare l’allarme. 

La 9/11 Commission ha riportato molti errori commessi, e per quanto quelli di tipo tecnico rientrino tra questi, il principale problema citato è la failure of imagination. I servizi di intelligence americani, dalla CIA all’NSA, non avevano previsto nulla di simile. Eppure, il compito dell’intelligence è proprio quello di prevedere.

La minaccia che Al-Qaeda rappresentava era stata sottovalutata, il rischio che la crescente interconnessione e facilità di movimento cominciavano a porre anche. Nonostante Al-Qaeda e altri gruppi terroristici avessero già utilizzato veicoli suicida prima di allora. 

Furono evidenziati anche i problemi di comunicazione tra agenzie di intelligence, e le carenze al livello manageriale, ma l’errore è anche ed in gran parte politico, come provato dal fatto che il terrorismo non fu un argomento nelle elezioni del 2000 nonostante gli attentati alle ambasciate statunitensi di Dar Es Salaam e Nairobi del 1998.  

9/11/2021

20 anni dopo tutto è cambiato, da quanto tempo spendiamo ai controlli di sicurezza in aeroporto, a quanto siamo sorvegliati, a come i nostri governi investono in difesa nazionale, a come cooperano con gli altri governi regionalmente e globalmente.

Come afferma il ricercatore Matthias Leese, il l’11 Settembre ha spinto i vertici ad implementare un quasi-permanent state of exception, per il quale i nuovi principi della sicurezza nazionale sono basati su costante prevenzione e precauzione. 

Ad oggi gli effetti di quella drammatica mattina di settembre si ripercuotono ancora sull’Occidente e sul Medio Oriente. Ad oggi l’Afghanistan sta ripiombando nel caos scaturito dall’occupazione statunitense che seguì gli attacchi, che portò all’uccisione di Osama bin-Laden, leader di Al-Qaeda, protetto dai Talebani.

Ad oggi, le guerre statunitensi contro il terrorismo non sono ancora davvero terminate.  A sottolineare ciò è anche l’importanza politica che la questione ha assunto da un giorno all’altro, che pur essendosi trasformata, non si è ma estinta. 

Infatti, una settimana prima del 20° anniversario del 9/11, il Presidente degli USA Joe Biden ha deciso di declassificare il dossier dell’FBI sugli attacchi terroristici dell’11 settembre per attuare la promessa di accresciuta trasparenza fatta durante la campagna elettorale.

La prima parte del dossier è stata resa pubblica proprio ieri, 13 Settembre, nella forma di un documento parzialmente oscurato che riporta una comunicazione elettronica datata 4 Aprile 2016, dal quale si evince che i terroristi avevano dei contatti con alcuni funzionari sauditi. 15 dei 19 dirottatori provenivano dall’Arabia Saudita, che rappresenta, inoltre, un importante partner strategico per gli Stati Uniti. 

Il coinvolgimento del governo saudita è dubbio, in quanto l’investigazione condotta dalla 9/11 Commission non ha rilevato nessuna prova di una connessione tra quest’ultimo e Al-Qaeda. Dalla sua parte, il Regno si è sempre mostrato estraneo ai fatti, e nonostante migliaia delle famiglie delle vittime abbiano chiesto risarcimenti al potente stato del Golfo, non ci sono (ancora) sufficienti dati che chiariscano i dubbi che circondano l’evento che ha cambiato, secondo alcuni, il mondo, secondo altri l’Occidente e i suoi rapporti con il Medio Oriente, secondo i fatti, la concettualizzazione della sicurezza nazionale. 

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