LA GUERRA DEI MILLE GIORNI

Conclusosi il sogno boliviano la Colombia ottocentesca si ritrovò ad affrontare tese e articolate dinamiche interne. La spinta federalista raggiunse anche i confini colombiani e il commercio del caffè -che aprì al Paese le porte del commercio internazionale- avrebbe iniziato presto ad avere le sue prime difficoltà. 

Nel primo cinquantennio di vita del nuovo Stato si verificarono diversi eventi che minavano le fondamenta del Paese: la Guerra dei caudillos provinciali (1839-1842) che mise in crisi le catene produttive all’interno delle haciende e il vaiolo che decimò la popolazione dell’epoca. 

Nei centri urbani si contrapposero, a livello commerciale, la borghesia altolocata e il settore manifatturiero -che si concentrò prevalentemente nell’artificio di tessuti, ceramica, carta e vetro; le due classi si trovarono in disaccordo rispetto all’approccio della gestione economica. Se i borghesi vollero il liberalismo economico gli artigiani preferirono di gran lunga il protezionismo.  

La differenza fra le due visioni si trovò nel fatto che i primi cercarono di ritagliarsi un ruolo nel contesto internazionale, i secondi invece, che vissero una dimensione esclusivamente locale prediligevano la protezione dello Stato.

Nella regione orientale, oltre la produzione del caffè, ebbe particolare fortuna la produzione dell’oro in polvere che il governo centrale desiderò controllare malgrado le richieste di autonomia dei produttori. 

A livello istituzionale, gli scontri fra la fazione dei conservatori e quella dei liberali continuarono senza sosta, portando instabilità politica e l’abolizione della schiavitù -decretata dal governo liberale nel 1851- portò, nel 1854, ad un colpo di stato appoggiato dai conservatori. 

Le continue dissidenze fra le fazioni condussero ad ulteriori disordini contribuendo a irrigidire le tensioni, che avrebbero presto provocato alla nascita di un’alleanza anti-centrista sorta dopo il dissidio che vide unirsi i liberali ai conservatori contro il governo centrale in quanto contrari ai provvedimenti contro l’uso personale di armi e l’aumento dei poteri degli ufficiali dell’esercito. 

Dunque, in tale alleanza militarono tanto i rappresentanti conservatori quanto quelli liberali i quali si unirono al fine di incentivare la depauperazione del governo centrale con lo scopo di creare delle efficienti forme di regionalismo su matrice federale. 

A dare una svolta a questa controversa e difficile situazione furono le Costituzioni del 1853 e del 1858: con quest’ultima lo stato colombiano divenne una confederazione. Con tale istituto il movimento avverso al governo centrale ottenne che i poteri dello stato centrale venissero fortemente ridimensionati nelle periferie. 

Le riforme costituzionali apportarono altre importanti riforme: si face un passo indietro circa la questione della schiavitù, i dazi doganali e le tasse sulle merci vennero ridotte e il potere militare venne fortemente compromesso. 

Tuttavia, il rapporto con la Chiesa continuò a non essere roseo, questa ebbe sin da subito una forte ascendenza nel limitare il processo di secolarizzazione che la società colombiana necessitava (tale processo avrebbe avuto luogo circa un secolo più tardi) e in quel momento fu esautorata dei privilegi di cui aveva sempre goduto. 

Una nuova svolta ebbe luogo, nel 1886, con la nuova Costituzione promossa dal rinato Partito Nazionale (costituito sia dai conservatori che dai liberali) che ripropose un approccio centralista della gestione degli affari dello Stato. I governatori degli Stati federati sarebbero stati scelti dal governo centrale.

L’anno successivo venne affrontata la questione ecclesiastica, con la quale la Chiesa ritornò a godere degli antichi diritti: acquisizione di beni, matrimonio religioso e gestione dell’istruzione. 

In questo amplio e dinamico complesso di mutamenti uno spartiacque nella storia colombiana fu la Guerra dei Mille Giorni (17 ottobre 1899-21 novembre 1902). Essa infatti sancì in maniera definitiva il profondo cambiamento delle sorti della Colombia.

Nonostante i militanti dei vari partiti cercarono di venirsi incontro, gli accordi sulle questioni più pungenti vennero sempre meno. Ad aggravare la situazione ci pensò la crisi del commercio del caffè il quale rappresentò il lasciapassare per il mercato internazionale, settore nel quale la Colombia si era affermata fra i leader.

Le richieste dei produttori vennero sostanzialmente ignorate e la guerra che seguì a tali eventi provocò migliaia e migliaia di morti. 

Protagonisti di questa guerra furono da una parte gli stessi guerristas (intellettuali, liberali e radicali) e dall’altra i conservatori e i nazionalisti che si mossero sotto l’egida di ideali razzisti e anti-meticci auspicando al ritorno delle tradizioni coloniali poiché i principi della modernizzazione andarono appunto vacillando. 

Nel frattempo, il malcontento panamegno raggiunse il culmine e proprio durante questa guerra e con l’appoggio di Washington, Panama si separò da Bogotá con una Dichiarazione firmata proprio a bordo di una nave da guerra americana. 

La sovranità delle acque territoriali sarebbe stata statunitense, mentre la Repubblica di Panama andò percorrendo la sua strada di paese caraibico. 

Nel frattempo, tra la fine dell’Ottocento e i primi venti anni del Novecento la popolazione colombiana raddoppiò fornendo preziosa manodopera alle haciendas del caffè. La produzione di quest’ultimo venne gestita secondo le regole del latifondo e il lavoro delle aziende di natura familiare. 

La Guerra dei Mille giorni aprì la strada al lungo bipartitismo che si sarebbe verificato in Colombia per tutto il corso del Novecento. L’alternanza fra i partiti garantì al Paese una forte instabilità politica che lasciò grande 

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