CARBON BORDER ADJUSTMENT MECHANISM: TRA TUTELA AMBIENTALE E COMPATIBILITA’ CON IL DIRITTO COMMERCIALE INTERNAZIONALE

Fonte Foto: https://www.reuters.com/business/sustainable-business/eu-proposes-worlds-first-carbon-border-tax-some-imports-2021-07-14/

L’annuncio da parte della Commissione Europea relativo alle misure previste nel pacchetto ‘Fit for 55’ per raggiungere entro il 2030 gli obiettivi previsti nel Green Deal ha determinato un crescendo di tensioni nei rapporti economici tra le principali economie mondiali, ma non solo.

Tra le ambiziose proposte che la Commissione europea ha delineato, quella di maggior rilievo, nonché tra le principali fonti di critica da parte dei maggiori partner commerciali europei, è l’introduzione di una nuova forma di tassazione, la Carbon Border Adjustment Mechanism, ossia una tassa sulle emissioni di CO2 derivanti dalla produzione dell’industria pesante: in particolare, il sovrapprezzo verrebbe applicato sull’import di cemento, ferro, acciaio, alluminio, fertilizzanti ed elettricità.

DALL’ETS AL CBAM

Lo scopo della carbon-tax è, da una parte, quello di stimolare l’uniformità degli standard di protezione ambientale su scala mondiale e, dall’altra, proteggere le industrie europee da una concorrenza sleale da parte di produttori stranieri soggetti a standard di tutela ambientale meno stringenti.

La riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra è stata fino ad ora governata dal sistema ETS, Emission Tranding System, entrato in vigore nel 2015 e che opera secondo il principio della limitazione e dello scambio delle emissioni. 

Stabilito che gli impianti non possono superare un limite fissato per l’emissione di gas serra, il quale è stato progressivamente ridotto nel corso degli anni per garantire una sempre minore quantità di CO2, ad ogni operatore vengono destinate un numero di quote gratuite sulla base delle limitazioni cui dovrà attenersi. Alla fine di ogni anno, l’operatore è tenuto a restituire un numero di quote pari alle emissioni prodotte l’anno precedente. 

Le quote vengono assegnate gratuitamente al fine di evitare il cd. carbon leakage, ovvero la ricollocazione delle industrie su territori che non soddisfano i requisiti europei, in particolare nel settore energetico e siderurgico. Il fenomeno del carbon leakage potrebbe subire un’accelerazione causata da un prevedibile aumento del prezzo del CO2 considerando gli obiettivi fissati entro il 2030 e il 2050.

Lo scorso luglio la Commissione europea ha proposto l’allargamento del mercato ETS, seppur in un sistema separato, al sistema del trasporto marittimo e della distribuzione di carburante per il trasporto stradale e di combustibile per gli edifici. Tuttavia, con riferimento al primo, l’ETS si applicherebbe solo al 7,5% delle emissioni globali del trasporto marittimo, per cui secondo l’ICS, sarebbe preferibile un MBM (Market-Based Measures) obbligatorio basato su una tassa globale.  

La nuova forma di tassazione, prevederebbe un prezzo fissato del carbonio per le importazioni di determinati prodotti, stabilito sulla base delle emissioni in essi incorporate, cosicché da proteggere la produzione europea sia dal fenomeno del carbon leakage che dalla concorrenza di aziende straniere. Inoltre, tale sistema potrebbe fungere da stimolo per il processo di decarbonizzazione al di fuori dell’Unione europea, che porterebbe ad un calo delle emissioni a livello globale. 

La carbon-tax dovrebbe essere applicata solo ai Paesi non facenti parte dell’Unione doganale UE a partire dal 2026, in seguito ad una fase transitoria che inizierà nel 2023 e durante la quale le aziende valuteranno le misure da adottare al fine di collocarsi all’interno del sistema e allo stesso modo l’UE garantirebbe il rispetto delle norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il meccanismo sarebbe poi supervisionato da un’Autorità incaricata.

Tuttavia, il CBAM affiancato al tradizionale ETS, porterebbe ad uno scontro con i principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, determinando un impianto protezionistico nelle politiche del libero mercato e violando le regole GATT, dato che i prodotti europei beneficerebbero sia dalla ricollocazione delle quote gratuite che dalla carbon-tax applicata sui prodotti stranieri.

Nonostante le critiche espresse dai partner commerciali, la Commissione europea afferma che il CBAM è perfettamente in linea con le regole del commercio internazionale, pur avvertendo l’esigenza di abolire gradualmente le quote di emissioni gratuite. Infatti, se il CBAM verrà applicato quale meccanismo equo, che non includa sconti sull’esportazione e applicherà il principio di non discriminazione tra prodotto nazionale e importato, sarebbe compatibile con le regole stabilite dall’OMC e le denunce della misura quale anticoncorrenziale da parte dei partner commerciali non troverebbe spazio in seno all’OMC. 

REAZIONI INTERNAZIONALI

Nonostante le opposizioni a livello internazionale, la Commissione europea non si lascia scoraggiare e si mostra fortemente intenzionata ad azionare il CBAM per raggiungere gli obiettivi prefissati nel Green Deal. 

Sulla giusta proposta di legge della Commissione Europea insiste anche il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman, il quale definisce la tassa sul carbonio legale secondo il diritto commerciale internazionale e ritiene indispensabile l’adozione di misure sanzionatorie contro le nazioni che non prendono provvedimenti per limitare le emissioni

Tuttavia, il sovrapprezzo sulle importazioni penalizzerebbe certamente i principali partner commerciali europei, quali Russia, Cina e Turchia, ma avrebbe ripercussioni anche sulle economie di altri Paesi.

 E così mentre la Russia contesta la carbon tax e il Kazakistan volge lo sguardo verso la Cina e il Sud-Est asiatico, la posizione di Washington appare in continua variazione.

Infatti, il rappresentante speciale per il Clima, John Kerry, durante la sua visita in Europa lo scorso marzo avevo chiesto ai rappresentanti europei di rimandare la decisione dopo il COP26 che si terrà a Glasgow il prossimo novembre, momento in cui si sarebbe potuta trovare una soluzione multilaterale che non rischi di mettere in pericolo il commercio internazionale come invece potrebbe fare un aggiustamento al confine. 

Eppure, la tassa sul carbonio potrebbe giovare anche da strategia geopolitica nello scontro commerciale con la Cina. Dunque, dopo una reazione non proprio positiva, a fine luglio è stato proposto da parte di un gruppo di Democratici un piano statunitense per introdurre una propria carbon-tax.

La proposta muove dall’idea che la cooperazione internazionale è fondamentale per raggiungere le emissioni nette zero, anche perché “la politica climatica va di pari passo con la fornitura di opportunità economiche”, ha riferito Chris Coons, ideatore del piano insieme a Scott Peters. 

La reazione della Cina non si è fatta attendere, sostenendo che la misura fiscale proposta da Bruxelles violi le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e mina profondamente le prospettive di una crescita economica. 

Della stessa idea è la Federazione Russa: il 5 agosto un membro del Consiglio di Sicurezza della Federazione, Aleksandr Abelin, ha dichiarato che la carbon-tax rappresenta una vera minaccia per il mercato russo, essendo i Paesi europei, insieme agli USA, i maggiori partner energetici.

Anche il ministro dell’Energia della Repubblica di Kazakistan ha espresso il malcontento per l’iniziativa europea, riferendo durante una conferenza stampa che la regolamentazione transfrontaliera sul carbonio avrebbe certamente ripercussioni negative sul settore petrolifero e del gas del Paese. Pertanto, si starebbe valutando una ricollocazione dell’export di idrocarburi verso Cina e Paesi del Sud- Est asiatico, dove non vi sarebbero dei costi aggiuntivi.

In prospettiva, anche i Paesi del gruppo BASIC (Brasile, Sud Africa, India e Cina) disapproveranno le politiche di Bruxelles, già criticate lo scorso aprile appellandosi al principio della Dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992 e successivamente enunciato anche nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, secondo cui “in considerazione del differente contributo al degrado ambientale globale, gli Stati hanno responsabilità comuni ma differenziate.

I paesi sviluppati riconoscono la responsabilità che incombe loro nel perseguimento internazionale dello sviluppo sostenibile date le pressioni che le loro società esercitano sull’ambiente globale e le tecnologie e risorse finanziarie di cui dispongono”.

POSSIBILI SCENARI

Considerando che una veridicità dei dati rispetto alle emissioni di carbonio associate ai prodotti è dubbia, secondo alcune stime la tassa potrebbe avere un impatto limitato sull’ambiente, indipendentemente da un adeguamento del prezzo di carbonio e “il protezionismo verde” potrebbe influire negativamente sul costo delle suddette materie prime che subiranno un notevole aumento di prezzo nel mercato europeo.

Nonostante le buone intenzioni, dunque, la carbon-tax potrebbe scatenare serie implicazioni per le economie, le relazioni e il commercio.  

“Un’alternativa più ambiziosa sarebbe un prezzo minimo globale del carbonio, ma questo è visto come ancora più difficile da realizzare.”

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