VENT’ANNI DOPO L’11 SETTEMBRE

L’11 settembre 2001 quattro aerei della United Airlines e dell’American Airlines furono dirottati e colpirono il Pentagono e il World Trade Center. Dopo 20 anni, cosa resta? 

11 settembre 2021. Sono passati 20 anni da un evento, una giornata, un attimo lungo una vita, che ha cambiato per sempre il mondo per come eravamo abituati a conoscerlo. Dal prendere un aereo all’entrare in un ufficio pubblico, dalla cooperazione internazionale alle strategie di sicurezza nazionale, le nostre vite, e la nostra quotidianità, sono cambiate radicalmente dopo l’attacco alle Twin Towers

La cosa che più di ogni altra resterà al mondo occidentale come lascito di quell’evento, è il mutamento di concezione della sicurezza umana. Dall’11 settembre 2001 il paradigma securitario è cambiato a livello globale: se prima di quel giorno nessuno avrebbe pensato che la propria città sarebbe stata colpita da un attacco terroristico, con il tempo abbiamo imparato a convivere con questa possibilità, e, di conseguenza, con tutte le misure di mitigazione volte a contenere tale rischio e i suoi danni per la vita umana.

Un’altra grande questione che, a distanza di 20 anni, resta ancora aperta dopo quell’evento, è l’efficacia dei conflitti internazionali nella risoluzione, o presunta tale, di crisi dalla così vasta portata.

Mentre oggi il dato sotto i nostri occhi è quello di una sostanziale e apparente insensatezza di molti degli interventi armati scaturiti dall’11 settembre, tra il 2001 e il 2002 quasi nessuno statunitense si oppose, convintamente, alle missioni in Iraq o in Afghanistan. Anche in Europa quasi tutti i governi nazionali sostennero militarmente, oltre che economicamente e politicamente, quelle operazioni. 

Oggi, la caduta di Kabul in mano ai taliban e la sostanziale sconfitta del fronte occidentale in Afghanistan, hanno sancito, anche simbolicamente, la fine di questi 20 anni. Cosa resta? Restano 900.000 caduti. 

Resta la consapevolezza che la potenza americana può ancora dover fare retromarcia, esattamente come avvenne in Vietnam o in Corea, magari con effetti meno drammatici della caduta di Saigon, ma comunque di portanza rilevante per il Paese e il globo.

Resta un mondo forse più sicuro di quello di fine secolo scorso, ma sicuramente più incerto e fragile. L’11 settembre 2001, la prima e più grande potenza mondiale da quasi un secolo, veniva attaccata nel suo cuore pulsante, New York e Washington D.C., le città che più di ogni altra rappresentano il mito americano, le possibilità e gli ideali di uno Stato che, piaccia o non piaccia, ha cambiato la storia. Il bilancio di quella giornata fu di più di 3000 morti e i danni collaterali di quell’attacco sono tutt’oggi incalcolabili.

In questi 20anni anche quella minaccia è, però, cambiata, e dal terrorismo internazionale si è passati agli attacchi dei lupi solitari, ad un nuovo e forse più imprevedibile volto dell’estremismo islamico.

Ad esso, mai come negli ultimi 20 anni, si è aggiunto un altro tipo di terrorismo, quello d’estrema destra, che deve i suoi natali proprio alla ricerca di una reazione agli attacchi del 2001.

Dopo anni di silenzio, dal 2002 il suprematismo bianco torna a diffondersi, negli Stati Uniti e in molti altri Paesi. Questo fu un altro grande effetto di quell’11 settembre, questione non trascurabile date le vittime che, in continuo aumento, cadono sotto gli attentati dell’estremismo di destra. 

Gli Stati Uniti, nell’eccezionalità di questa storia, confermano sia la propria tendenza a logorare e consumare i fronti di combattimento esteri, sia quella di concludere gli interventi solo quando fortemente contestati dall’opinione pubblica, simbolo di società post-eroiche come gli Stati Uniti sono da ormai più di 50 anni.

L’eroe di guerra resta, ma scompaiono madri e figli disposti a cedere un affetto per la patria: il prezzo della vita, con il passare degli anni e l’aumento del benessere, è salito sempre di più, e nessuno vuole più morire in guerre combattute per altri.

La post-imperiale potenza americana, ultimo ma non ultimo, è anche protagonista della sempre maggiore ininfluenza delle organizzazioni internazionali nello scenario globale.

Le Nazioni Unite, in questi 20 anni, si sono ridotte alla quasi completa irrilevanza nei conflitti internazionali, spettatori inermi di un mondo dove le disuguaglianza aumentano e la democrazia, invece di progredire, regredisce. Dal 2005 al 2020 da 89, si è passati a 82 Paesi liberi e democratici nel mondo.

Gli Stati Uniti, in questo 11 settembre 2021, si svegliano con 20 anni di conflitti, esteri e interni, alle spalle, che l’hanno resa più incoerente, vulnerabile e divisa.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from USA E CANADA