JOSEP BORRELL (UE) IN TUNISIA: ALLA RICERCA DI STABILITÀ

Fonte Foto: https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20190926IPR62260/hearing-with-high-representative-vice-president-designate-josep-borrell

L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha iniziato oggi 9 Settembre la sua visita ufficiale in Tunisia dopo il “detto colpo di Stato” del Presidente Kaïs Saïed.

Certo, noi occidentali non siamo (più) abituati a potenti (e, talvolta, anche prepotenticolpi di mano a livello politico-istituzionale come è, a volte, il caso dei Paesi dell’area sud e sud est Mediterranea. Tuttavia, è innegabile che all’Unione Europea tali situazioni possano, talvolta, far tirare un sospiro di sollievo, quando in gioco vi sono equilibri molto delicati per la sicurezza dei confini europei. 

La visita ufficiale dell’Alto Rappresentante UE, Josep Borrell, in Tunisia (iniziata il 9 settembre) mira proprio a garantire la presenza dell’UE e l’attenzione che essa ha nei confronti di uno dei partner – per la sicurezza – più importanti dell’area Mediterranea. 

In effetti, la stabilità della Tunisia pesa molto sulla questione migratoria e non solo. Di fatto, Tunisi è circondata dall’instabilità: confina con Paesi largamente estesi e poco stabili (Algeria e Libia), soprattutto ai confini. La minaccia terroristica è sempre dietro l’angolo

Ad aggiungersi a tale minaccia, v’è la costante ombra islamista – radicale e non solo – che incombe sulla politica di un Paese tendenzialmente laico. Ecco che, quando il Presidente Kaïs Saïed, forte dell’art. 80 della Costituzione tunisina, ha sciolto il Parlamento e licenziato il Governo per presunte minacce alla stabilità e alla salute della Nazione, minimi sono stati i sollevamenti politici in Occidente – soprattutto da parte dell’UE. 

Più preoccupata l’Italia, per la questione degli sbarchi.

Ci sarebbe, poi, da analizzare quali siano le reali minacce alla stabilità nazionale che hanno preoccupato Saïed fino a questo punto. La risposta è tutta politica ed è strutturale ad una Tunisia che ancora non ha fatto i conti con i risvolti – anche positivi – della Primavera araba

Intanto il G7 ha chiesto a Saïed il ritorno all’ordine costituzionale – che, tra le altre cose, ha permesso a Saïed di agire nel modo in cui ha agito. Anche Borrell ha precisato, in un tweet, che la sua visita – la prima in Tunisia in qualità di Alto Rappresentante UE – avviene in un “momento critico per il Paese” e che la sua presenza mira “al supporto del popolo tunisino per la costruzione di una democrazia sostenibile”. Sempre nel tweet, velatamente, si legge “vengo per ascoltare i nostri amici tunisini per comprendere meglio la situazione nella sua complessità”.

Se da un lato, dunque, all’UE non dispiaccia una “presa di mano” potente, che garantisca un certo ordine ed una certa stabilità nei Paesi del bacino sud del Mediterraneo – soprattutto per ciò che concerne il radicalismo -, dall’altro all’UE importa più che un certo tipo di regime – soprattutto quando democratico – sia “sostenibile”(parola scelta e ponderata di Borrell). 

La preoccupazione europea, in fondo, è questa: arginare i possibili risvolti negativi di una probabile instabilità politica – e conseguentemente economica, che significherebbe meno sicurezza e più immigrazione. 

Situazione da scongiurare, ora, per l’UE, che vive una fase di transizione e vede, in un prossimo futuro, il possibile rafforzamento dell’asse Mediterraneo italo-francese e possibili nuovi scenari emergenti in tutto il Maghreb (Marocco-Algeria e Tunisia).

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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