UN NUOVO CAPITOLO NELLE RELAZIONI TRA IRAN E AFGHANISTAN

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Il completamento del ritiro statunitense del 31 agosto ha inaugurato un nuovo capitolo nelle relazioni tra Iran e Afghanistan, al pari dell’invasione del 2001. Teheran ha accolto con favore la partenza delle forze statunitensi dall’Afghanistan ed è impegnata a lavorare con il governo talebano

A tal proposito, il nuovo presidente Ebrahim Raisi ha dichiarato: “La sconfitta militare americana deve diventare un’opportunità per ripristinare la vita, la sicurezza e una pace duratura in Afghanistan”. Ma il crollo del governo afghano è arrivato in un momento in cui il sistema politico iraniano si trova in transizione, con Raisi in procinto di assumere la presidenza.

Proprio alla luce di ciò, la maggior parte dell’attenzione interna è concentrata sulla selezione del gabinetto e sul processo di conferma dei singoli ministri. In aggiunta, anche l’aumento delle infezioni da Covid-19 in Iran ha contribuito a mettere in ombra la situazione in Afghanistan.

Il passato

È interessante notare che, nel dicembre 2001, l’Iran aveva attivamente partecipato alla formazione del governo post-talebano, strutturato in occasione della Conferenza di Bonn, contribuendo agli sforzi di ricostruzione con l’obiettivo di stabilire legami amichevoli con Kabul.

Tuttavia, se da una parte i leader iraniani hanno accolto con favore la caduta dei talebani, dall’altra essi hanno sempre considerato la presenza di truppe americane nel vicino Afghanistan come una minaccia alla sicurezza nazionale. Difatti, il sostegno di Teheran ai gruppi ribelli in Afghanistan, compresi i talebani, è stato fonte di grande ansia per l’International Security Assistance Force (ISAF) e per le forze afgane impegnate a stabilizzare l’Afghanistan.

Ciò nonostante, vale anche la pena notare che, durante l’insurrezione post-2001, il corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (IRGC) era attivo in Afghanistan. Nel 2013, reclutava decine di migliaia di afgani per servire in una delle milizie che usava in Siria. La domanda ora è se l’Iran può continuare a reclutare afghani per le sue varie milizie sotto il nuovo regime talebano.

Ad oggi, infatti, la situazione è cambiata radicalmente. I talebani non sono più solo una forza di guerriglia, ora governano il Paese. L’instabilità in Afghanistan, il conflitto tra le sue varie fazioni e la militanza sunnita pongono l’Iran di fronte a un problema strategico che probabilmente non era stato previsto.

Nell’ultimo anno, i leader iraniani hanno mantenuto aperte le linee di comunicazione con i talebani, anticipando l’effettivo ritiro statunitense. Attualmente essi sembrano impegnati cercare un qualche tipo di accordo con il gruppo, preoccupati dalla prospettiva di una crescente instabilità. Ciò nonostante, per il momento, i contorni di un eventuale accordo politico tra i due attori rimangono oscuri, anche se è probabile che Teheran si concentri sulla prevenzione di nuovi flussi di rifugiati e sul traffico di armi e droga.

La coltivazione e il traffico di stupefacenti 

L’Afghanistan è responsabile di oltre il 90% della produzione illecita mondiale di oppio e più della metà del prodotto viene contrabbandato attraverso il confine iraniano. Oltre a ciò, un terzo dell’eroina afghana, la quale rappresenta oltre il 90% dell’offerta mondiale, viene trafficato sempre attraverso il confine con la Repubblica Islamica. Tuttavia, Teheran non è solo un punto di transito per queste droghe, le quali vengono contrabbandate in Medio Oriente e in Europa.

Al contrario, l’Iran stesso ha un serio problema interno con l’abuso di sostanze stupefacenti, registrando almeno 3 milioni di consumatori di oppiacei nel Paese, con più alto tasso di abuso al mondo (circa il 2,8 % della popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni).

Le conseguenze economiche del ritiro statunitense

Quel che è certo è che le conseguenze economiche dell’ascesa talebana saranno significative per l’Iran. I due Paesi sono infatti economicamente più interconnessi di quanto si possa pensare. Il rafforzamento di questi legami è avvenuto in un modo per lo più non pianificato, in conseguenza della ricerca iraniana di opportunità economiche nella regione in risposta alle sanzioni statunitensi che lo hanno tagliato fuori dall’economia globale.

In particolare, l’Afghanistan svolge un ruolo preminente nei mercati valutari iraniani in quanto esso rappresenta la destinazione primaria per le esportazioni iraniane non petrolifere. Ciò suggerisce che l’Iran è destinato a pagare il successo dei talebani ad un prezzo elevato per almeno tre ragioni.

Il primo grande problema che Teheran dovrà affrontare riguarda il mercato valutario e l’impatto del mutamento dei tassi di cambio. Negli ultimi anni, infatti, l’Afghanistan è stato un’importante fonte di valuta estera per l’Iran, le cui riserve estere rimangono congelate a causa delle sanzioni americane. I dati suggeriscono che il commercio in valuta estera tra i due Paesi ammontava a cinque milioni di dollari, trasferiti ogni giorno in Iran dall’Afghanistan.

Inoltre, già prima della presa di Kabul, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva deciso di interrompere il trasferimento di dollari all’Afghanistan. L’amministrazione Biden ha chiarito infatti che i talebani non avranno accesso alle riserve che l’Afghanistan detiene negli Stati Uniti.

Da ciò consegue che anche l’Iran avrà difficoltà a soddisfare la domanda di dollari USA in patria, acquistando regolarmente quei dollari dall’Afghanistan. Tale realtà dei fatti probabilmente aumenterà la pressione al rialzo dei tassi di cambio in Iran, aumentando successivamente anche la pressione inflazionistica.

In secondo luogo, come anticipato, la sospensione dell’accesso al dollaro creerà un ambiente inflazionistico anche in Afghanistan. Con l’aumento dei prezzi, le imprese e le famiglie dovranno ridurre la domanda, anche per i beni iraniani. Negli ultimi anni, l’Afghanistan è emerso come una delle maggiori destinazioni per le esportazioni non petrolifere iraniane, raggiungendo la cifra di circa $ 2 miliardi all’anno.

I problemi economici dell’Iran, che hanno visto il rial deprezzarsi in modo significativo, hanno reso le merci iraniane più convenienti per gli acquirenti afgani. Non a caso, gli esportatori iraniani hanno preso sempre più di mira l’Afghanistan, con la sua popolazione di 38 milioni di persone, come mercato prioritario. Tuttavia, i disordini in Afghanistan stanno già avendo un impatto sul commercio tra i due Paesi, il quale sarà esacerbato dal calo della domanda da parte dei consumatori afgani.

In terzo luogo, le relazioni economiche tra l’Iran e l’Afghanistan sembrano destinate a subire ulteriori danni man mano che gli aiuti internazionali andranno esaurendosi, con un impatto decisamente negativo sul benessere economico dei cittadini afgani.

Gli aiuti internazionali hanno dato un contributo significativo all’economia dell’Afghanistan: il PIL pro-capite è più che raddoppiato dal 2002, passando da circa 900 dollari a circa 2.100 dollari nel 2020. Ma tale crescita si sta già dimostrando relativamente stagnante da quando i flussi di aiuti hanno cominciato a ridursi.

Nel complesso, l’inflazione più alta e i redditi più bassi rappresenteranno un disagio immediato per la classe media afghana, causando un calo della domanda sia da parte dei consumatori che delle imprese.

Il futuro dell’economia 

Le prospettive a lungo termine per lo sviluppo economico dell’Iran rimarranno deboli finché le prospettive politiche ed economiche in Afghanistan saranno incerte.

I governi della regione si sono recentemente impegnati a promuovere un’agenda comune per la connettività. Tuttavia, la fattibilità dell’iniziativa adesso è certamente in dubbio. L’Iran aveva iniziato ad agire sul porto di Chabahar per collegare l’India a nuove realtà commerciali, fornendo un corridoio verso l’Asia centrale e l’Afghanistan, capace di aggirare il Pakistan.

Dato che il commercio bilaterale India-Afghanistan subirà un calo della domanda proveniente dall’Afghanistan, è improbabile che vengano completati gli aggiornamenti necessari alle infrastrutture di trasporto essenziali per realizzare pienamente il corridoio previsto. 

Allo stesso modo, a parte le questioni securitarie che impediranno la costruzione di nuove infrastrutture, è improbabile che le banche multilaterali di sviluppo, responsabili per il finanziamento cruciale di molti progetti in materia di trasporti ed energia, prendano impegni in Afghanistan nelle condizioni attuali.

 L’Iran, dunque, è un Paese che sta combattendo da tempo un isolamento economico imposto. Non potendosi avvalere dei finanziamenti per lo sviluppo a causa delle sanzioni statunitensi, smetterà di trarre i benefici indiretti del potenziamento dell’infrastruttura afghana.

Perciò, mentre alcuni leader iraniani potrebbero celebrare il ritiro delle forze americane, l’ascesa dei talebani, in termini economici, aggraverà l’isolamento economico di Teheran. La Repubblica Islamica si ritroverà privata di una comoda vicinanza ai governi stranieri e alle organizzazioni internazionali, che avevano una presenza significativa in Afghanistan e contribuivano all’incremento dei flussi finanziari di enorme sostegno all’economia locale.

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