TANZANIA: L’IDENTIKIT DEL SISTEMA ECONOMICO NELL’ERA DEL CORONAVIRUS

Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha approvato un finanziamento di 567 milioni di dollari alla Tanzania, da destinare al sistema sanitario e a sostegno della campagna vaccinale contro il Covid-19. 

Il vicedirettore del FMI ha dichiarato che il nuovo finanziamento “consentirà ai funzionari di affrontare i costi sanitari, umanitari ed economici della pandemia”

Inoltre, ha aggiunto, è fondamentale per “mantenere la sostenibilità fiscale e preservare la stabilità finanziaria”

L’obiettivo, dunque, è anche sostenere il sistema economico del Paese che ha incontrato un rallentamento a causa delle misure adottate per contenere la diffusione del virus. 

Nonostante, infatti, la Tanzania non abbia introdotto restrizioni troppo rigido è stata ugualmente investita da un processo di decelerazione. 

Secondo i dati della Banca mondiale, il tasso di crescita del prodotto interno lordo (PIL) è passato dal 5,8%, del 2019, al 2,0% del 2020, mentre la crescita pro capite ha avuto un andamento negativo per la prima volta in 25 anni. 

Inoltre, la crisi dell’economia globale ha trainato le industrie del Paese orientate all’esportazione come il turismo e il comparto delle esportazioni nel suo complesso, oltre ad aver causato il calo degli investimenti esteri. 

L’unico settore a beneficiare della crisi è stato quello dell’oro il cui prezzo è aumentato in modo significativo tra il 2019 e il 2020.

Inoltre dall’indagine Business Pulse Survey (COV-BPS), condotta dalla Banca Mondiale su 1.000 piccole e medie imprese in Tanzania, è emersa la crisi del settore occupazionale. I dati infatti hanno evidenziato che nel 2020 sono stati oltre 140.000 i posti di lavoro formali persi.

Le imprese invece hanno subito un calo delle vendite di oltre il 36%.

La pandemia ha esercitato una certa pressione anche sul settore finanziario in quanto la quota di prestiti in sofferenza sul settore bancario continua a essere intensa, inoltre l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese è fortemente rallentato.

Gli effetti della pandemia iniziano a impattare anche sul piano sociale rischiando di esasperare una situazione già difficoltosa. Il rallentamento economico, infatti, ha portato il tasso di povertà dal 26%, del 2019, al 27,2% del 2020. 

Ovviamente a sentire lo shock economico sono soprattutto i lavoratori impiegati nelle micro imprese in quanto si trovano già in una situazione gravosa sono privi e sono privi di risorse per sostenersi. 

Il rischio, se la crisi dovesse protrarsi, è che oltre 600.000 persone potrebbero ritrovarsi al di sotto della soglia della povertà.

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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