IL RUOLO IDEOLOGICO-POLITICO DI TELESUR

Fonte Foto: HTTPS://COMMONS.WIKIMEDIA.ORG

Nata nel 2005 per volontà del governo bolivariano di Hugo Chávez, Telesur compie 16 anni e la sua importanza nella propaganda e comunicazione della “fratellanza sudamericana”, è più forte che mai.

Buon compleanno Telesur. L’emittente bolivariana compie sedici anni e sembra non risentire affatto del tempo che passa. 

Parte integrante di un processo politico più ampio, Telesur  rappresenta un baluardo di integrazione e unità latinoamericana non solo a livello regionale, ma anche e soprattutto di fronte alle reti internazionali dall’approccio puramente emotivo ed individualista.

Telesur ha attraversato i confini regionali informando i popoli non solo dell’America Latina, ma di tutto il mondo. Operativa  ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette con inviati in ogni parte del mondo, i suoi programmi trasmessi in spagnolo e di recente anche in inglese, possono essere recepiti gratuitamente via cavo, via satellite, in streaming e in digitale terrestre. 

Nata grazie all’iniziativa dell’ex Presidente Chávez con l’appoggio di Cuba, Brasile, Argentina e Uruguay, la mission era ed è quella di diffondere i propri valori, una propria immagine per la discussione delle proprie idee e dell’espressione libera delle proprie opinioni, anche come alternativa alle emittenti statunitensi come CNN e Univision o la britannica BBC. 

L’idea della patria grande è alla base dell’iniziativa bolivariana, che raccoglie tutti i popoli latinoamericani. 

Del resto, la data di fondazione dell’emittente, 25 luglio 2005, non è un caso: coincide con quella di Simón Bolívar che 238 anni fa cambiò lo spirito dell’America del Sud, diventando non solo il padre della nazione, ma anche lo spirito custode del suo destino liberario.

Telesur non rappresenta solo l’espressione dell’identità latinoamericana, ma ha visto impegnarsi nel tempo intellettuali sudamericani e internazionali che hanno permesso lo sviluppo di opinioni e punti di vista diversi dal solito “occhio occidentale”. L’emittente promuove l’integrazione regionali e fornisce informazioni su eventi interni e internazionali divenendo di fatto un attore importante nell’informazione internazionale.

Il suo motto è “El nuestro Norte es el Sur”, parole con cui si indica la prospettiva dalla quale si vuole guardare la società contemporanea con le sue eterne contraddizioni, osservata appunto dagli occhi di chi vive a sud del mondo, oggetto di continue depredazioni da parte di chi vive al nordun’eterna battaglia del sud contro il nord non solo economicamente, ma soprattutto politicamente ed ideologicamente.

Nord e Sud secondo l’idea di Telesur diventano delle vere e proprie entità geopolitiche che assumo formi difformi, in particolare laddove i paesi meridionali acquisiscono spazi di agibilità politica che garantiscono una certa indipendenza, si sovrappongono continue ingerenze da parte delle potenze del nord – soprattutto quella statunitense – su cui statuto di super partes è legittimo dubitare vista la grande influenza e l’enorme, continuo interesse per il suo “giardino di casa”.

Sarebbe riduttivo pensare a Telesur come ad un semplice “collante” dell’identità latinoamericana e come ad un innovativo sistema di informazione e comunicazione alternativo all’industria occidentale; se andiamo a vedere il sito dell’emittente, possiamo leggere che “Telesur es un multimedio de comunicaciòn latinoamericano de vocaciòn social orientado a liderar y a promover los procesos de uniòn de los pueblos del SUR”

Si evince da queste parole come l’emittente televisiva sia uno strumento di integrazione politica in primis dei Paesi dell’America Latina, in subordine a tutti quei paesi politicamente influenzati a tutt’oggi da attori esterni e dal costante mutamento del quadro geopolitico internazionale,  in secundis deve essere certamente considerate come un’emanazione della politica di integrazione regionale, che vede nell’ALBA  – Alianza bolivariana para los pueblos de América Latina – il suo principale organismo. 

Come è noto, l’ALBA nasce da un accordo firmato da Hugo Chávez e Fidel Castro nel 2004, al quale aderirono successivamente vari paesi dell’America Latina e del Caribe, e si fonda su una prospettiva completamente diversa da quella dell’ALCA, trattato con il quale gli Stati Uniti intendevano imporre alla regione un’area di libero commercio, facendo saltare tutte le barriere doganali che difendono la produzione locale.

Tale progetto, che escludeva Cuba, fu sconfitto nellaIV Cumbre de las Americas che si tenne al Mar de la Plata nel 2005, nel corso della quale prevalse la linea chavista di difesa della sovranità e di rifiuto dell’area di libero commercio, proposta da Panama e dagli Stati Uniti, ritenuta impraticabile per le differenze socio-economiche che caratterizzano la regione. 

L’ALBA si propone, invece, di sostenere politiche di integrazione regionale, basate sulla cooperazione e miranti a ridurre gli squilibri sociali, economici, tecnologici, culturali, con la finalità ultima di migliorare il tenore di vita della popolazione latinoamericana, garantendole un più ampio accesso all’educazione, ai servizi sanitari, all’informazione.

Fin qui una serie di dati, per capire di cosa stiamo parlando

Dunque, ci si chiede: la lotta del sud contro il nord è ancora viva? A questa domanda può rispondere l’attuale Presidente dell’emittente, Patricia Villegas, la quale afferma: “Telesur era un sogno, un’idea che ha dato voce a coloro che non avevano immagine. Non si tratta solo di raccontare le grandi storie dell’America Latina, ma di farlo da angolazioni che le grandi agenzie internazionali non fanno”. 

Telesur rappresenta “l’altra informazione”, la voce fuori dal coro; rappresenta chi non ha modo di esprimere liberamente la propria opinione e di chi vuole fare giornalismo alternativo.

A luglio 2021, Telesur ha festeggiato due anni in lingua portoghese e raggiunge in lingua inglese 25 paesi africani: un successo senza precedenti. 

Concludendo, il lavoro di comunicazione di Telesur simboleggia un’unita latinoamericana che passa soprattutto attraverso la libertà d’informazione.

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