GLI INCENDI ED IL CAMBIAMENTO CLIMATICO STANNO BRUCIANDO ANCHE IL PIL ITALIANO

Fonte foto: https://www.fanpage.it/attualita/la-terra-devastata-dagli-incendi-la-mappa-della-nasa-mostra-il-pianeta-sfigurato-dai-roghi/

Dopo mesi economicamente estenuanti, accompagnati dalla paura che il lockdown potesse portare ad una crisi economica persino peggiore del virus stesso, sono invece arrivate stime di crescita che fanno ben sperare. Ma la variabile climatica sta influendo non poco sulla ripresa italiana.

Il PIL italiano potrebbe toccare un traguardo storico

Dopo due anni di pandemia il Prodotto Interno Lordo italiano potrebbe finalmente raggiungere un valore decisamente positivo. Le stime degli economisti di Bloomberg, infatti, riportano che nel 2021 il PIL del Belpaese potrebbe crescere addirittura fino al +5.6%, a fronte di una media dell’euro-area intorno al +4.7%. Se la stima fosse corretta, si tratterebbe di un risultato storico, visto che un tasso di tale portata non si registrava dagli anni Settanta, a seguito del Boom economico.

Il tasso estremamente positivo, oltre l’Italia, riguarderebbe anche la Spagna: un dato importante, se si considera che proprio i problemi legati alla bassa crescita dei Paesi dell’Europa Meridionale hanno ripetutamente messo in discussione la stessa Unione Monetaria. 

Secondo la stima dell’Agenzia statunitense il PIL crescerà, ma solo a condizione di un affievolimento della pandemia nei prossimi mesi e di una realizzazione vincente dei piani di Recovery. Il governo Draghi dovrà perciò essere impeccabile a gestire la grande quantità di denaro incassata dallo Stato.

L’aumento del PIL, tuttavia, non sarà in nessun caso un trampolino di lancio per il futuro, ma piuttosto una garza per tamponare le ferite dettate dalla recessione in cui il Paese è sprofondato a seguito delle misure contenitive messe in atto per contrastare la pandemia. 

Il vero problema dell’Italia resta, e resterà per parecchio tempo, il debito pubblico eccessivo, peggiorato a seguito delle misure di un lockdown particolarmente severo soprattutto nei confronti di imprese e settore turistico. Un debito pubblico che a giugno 2021 ha toccato il proprio record negativo, salendo a 2.696 miliardi (una media di 45 mila euro a italiano).

… ma la temperatura rischia di sperperare tutto

Un ostacolo altamente pericoloso per la crescita del PIL italiano è il fattore climatico. Che il clima stia mutando pericolosamente e che le previsioni in materia siano per lo più negative restano dati di fatto, ma nell’ultima settimana le temperature in Sicilia –più precisamente presso la contrada siracusana di Monasteri- hanno raggiunto i 48.8 gradi Celsius, record di sempre in Europa (la temperatura più alta si era registrata ad Atene nel 1977, con il termometro che segnò 48 gradi).

Il sindaco di Siracusa Francesco Italia, in un’intervista per Repubblica, ha commentato: “È un primato che ci preoccupa, perché questo caldo arma le mani degli incendiari. Siamo in piena emergenza, devastati dai roghi, e il nostro ecosistema, uno dei più ricchi e preziosi d’Europa, è a rischio”. 

Un’analisi di Coldiretti basata sui dati Effis rivela infatti che i roghi sono triplicati rispetto al 2008; nel Sud solo a causa degli incendi sono già morte cinque persone e si stima tra i 20 e i 24 milioni di animali.

I volontari della Protezione Civile da giorni stanno dando assistenza ai cittadini in difficoltà per il caldo, ma ciò che preoccupa maggiormente sono gli effetti che questa ondata (battezzata dai mass media “Lucifero”) sta avendo sul settore primario.

Gli incendi hanno bruciato i pascoli ed il foraggio necessario per l’alimentazione del bestiame, oltre ad avere scottato frutta e verdura, rendendole in molti casi non più idonee al commercio, impoverito i vigneti e fatto cadere olive e agrumi dagli alberi. La frutta, per esempio, rispetto all’anno scorso, ha visto il proprio prezzo diminuire del 4.9%.

Oltre all’effetto degli incendi sopracitati, l’aumento delle temperature ha poi mandato sotto la soglia di sicurezza anche le quantità di risorse idriche disponibili. Il motivo è la maggior quantità d’acqua utilizzata per le irrigazioni di soccorso, nonché per abbeverare e far pascolare gli animali (che paradossalmente a causa del caldo producono anche fino al 10% di latte in meno).

Tali dati mostrano chiaramente come l’agricoltura, che in Italia contribuisce con 59,6 miliardi annui al PIL (dati ISTAT), dall’inizio della pandemia sia in forte difficoltà, tanto che Coldiretti stima danni vicini al miliardo di euro.

Soffre di conseguenza anche l’export del made in Italy, danneggiato anche della paralisi dei trasporti. Per esempio, quest’anno circa il 20% di pomodoro siciliano è andato perso: un danno non da poco conto se si considera che l’Italia è il primo produttore europeo del frutto (anche in forma di derivati come sughi e passate), davanti a Spagna e Portogallo, e che l’export verso altre nazioni vale quasi due miliardi di euro, oltre a dar lavoro a circa diecimila persone. 

Il cambiamento climatico danneggia il PIL e aumenta il divario ricchi-poveri

La maggior parte dei paper scientifici e accademici concordano che gli effetti più traumatizzanti del cambiamento climatico sono principalmente due: in primis un peggioramento del tasso di crescita del PIL e in secundis l’aumento delle disuguaglianze sociali.

A livello economico, il fallimento delle politiche ambientali implicherebbe un calo della produzione mondiale attorno al 23% verso la fine del secolo. Un passo indietro decisamente considerevole a livello storico, senza contare che l’Institute for Public Policy Research segnala tra le conseguenze di tale danno e della carenza di risorse anche il pericolo di un aumento di ostilità sia all’interno di uno stesso Stato che tra Stati. Parallelamente, si accentuerebbero problematiche di giustizia sociale e internazionale, che impatterebbero quindi sulle disuguaglianze di classe, etnia e genere.

Inoltre, i Paesi più poveri sono anche i più dipendenti dal settore primario, nonché i più esposti ai fenomeni atmosferici ed i meno coperti dai servizi assicurativi. 

Il rapporto Shock Waves: Managing the Impacts of Climate Change on Poverty redatto dalla Banca Mondiale ha constatato infatti che l’85% della popolazione delle cinquantadue nazioni dell’Africa e dell’Asia presi in esame vive in regioni particolarmente esposte alla siccità rispetto al resto del mondo.

Discorso che può essere riproposto anche all’interno del singolo Stato: guardando ai salari, si sta andando incontro ad un aumento del divario retributivo tra i lavoratori altamente qualificati e quelli scarsamente qualificati.

La situazione italiana

La Sicilia, e con lei tutta l’Italia, rappresenta soltanto uno dei palcoscenici mondiali messi alle strette dal cambiamento climatico, e per quanto la situazione sia allarmante non è ancora irrecuperabile.

Per quanto riguarda l’effetto sull’economia reale (e non quella finanziaria, spesso lontana dalla realtà), l’Italy Climate Report 2020 evidenzia come il riallineamento con gli obiettivi zero-carbon sia necessario, oltre che per l’ambiente in sé, perché “se non si invertiranno le attuali tendenze, il riscaldamento globale potrebbe costare all’Italia ogni anno l’8% del proprio PIL”. 

Il clima certamente non si aggiusterà a breve. Anzi, per ricostruire l’ecosistema forestale andato perso nel Meridione occorreranno approssimativamente quindici anni. In Italia le previsioni vedono svantaggiate le regioni del Sud (allo stato attuale, Sicilia e Calabria sono le più in difficoltà). Antonello Pasini, fisico del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, spiega che i venti caldi estremi derivano dal riscaldamento globale, che a loro volta sono causati dall’emissione di gas serra. Il riscaldamento globale ha modificato la circolazione equatoriale-tropicale, che si è espansa verso nord: gli anticicloni africani che prima stanziavano nel deserto del Sahara possono ora facilmente raggiungere il Mediterraneo.

La Sicilia sta chiedendo aiuto allo Stato italiano: i bisogni primari dell’isola sono carburante agevolato da utilizzare per l’agricoltura (con il prezzo della benzina non certo tra i più economici) e l’anticipazione dei premi Pac, come d’altronde prevede il “Decreto Sostegni”, a favore delle aziende agricole colpite dalle grandinate della scorsa primavera e dagli incendi estivi. 

Una misura che può far respirare la regione, ma che sicuramente da sola non basterà a invertire il trend del riscaldamento climatico. E il tempo per agire è meno di quanto si possa pensare.

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