IL CANADIAN NORTHERN CORRIDOR E LA STRATEGIA CANADESE

Nel 2016 la School of Public Policy dell’Università di Calgary ha proposto l’idea della creazione di una rete infrastrutturale che collegasse le tre coste del Canada sull’Oceano Atlantico, l’Oceano Pacifico e l’Oceano Artico. Ma come questo progetto si integra con l’agenda canadese di sicurezza e difesa? 

L’artico acquista importanza nelle agende delle potenze mondiali e per gli Stati artici costieri intraprendere processi di sviluppo a sostegno dei territori artici diventa una assoluta priorità. Più di una volta Putin a dichiarato apertamente quanto i territori settentrionali della Russia rappresentino il futuro per la Federazione, in termini di sviluppo infrastrutturale e di sfruttamento delle risorse e delle rotte commerciali artiche.

Un altro Stato che possiede un territorio estremamente esteso oltre il circolo polare artico è il Canada che, a fronte delle difficoltà del Passaggio a nord ovest, gode di meno visibilità rispetto alla Northern Sea Route, ma non per questo può sottovalutare la rilevanza dei territori artici per la strategia nazionale. Da qui nasce il progetto Canadian Northern Corridor, elaborato dalla School of Public Policy dell’Università di Calgary che prevede la creazione di un nuovo concetto della costruzione infrastrutturale che non si basa più su dei singoli progetti, ma che è pensata come :“a network of multi-modal rights-of-way across middle and northern Canada, with an accompanying policy, regulatory and governance structure”.

Alla base del concetto risiede un approccio innovativo che prevede una forte inclusione delle comunità locali nel processo decisionale dell’infrastruttura: “First, through consultation, communities, Indigenous rights-holders and other stakeholders would identify the infrastructure they need and desire for a nearby corridor segment. This work would be followed by feasibility and environmental studies and rights-of-way negotiations. Once completed, the land would be set aside for that corridor segment, and developers would apply to establish the approved infrastructure”.

Il progetto oltre ad essere innovativo è profondamente ambizioso. Ma sorgono dei quesiti sollevati dagli esperti canadesi stessi: come questo programma si integra con il sistema di difesa e sicurezza del Paese?

C’è innanzitutto bisogno di considerare la questione della sicurezza e difesa in modo olistico e non più limitato alla difesa dei confini e della sicurezza militare. Intervengono infatti sicurezza alimentare e ambientale che per le popolazioni indigene sono fondamentali.

Inoltre il riassetto dell’impianto infrastrutturale del Canada settentrionale potrebbe dar nuovo lustro al Passaggio a nord ovest che, alla stregua del Passaggio a nord est, potrebbe diventare oggetto di ingenti investimenti stranieri e, soprattutto, indurrebbe a considerare la disputa territoriale non più bilaterale (tra Canada e Stati Uniti) ma di carattere multinazionale.   

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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