NUCLEARE: UNA FONTE DI ENERGIA SOSTENIBILE?

Negli ultimi decenni il tema della transizione a fonti energetiche “verdi” è al centro delle discussioni che coinvolgono ambiti politici, scientifici e di ricerca a livello globale. 

In questo contesto, viene spesso discussa la sostenibilità dell’energia ricavata dal nucleare. Questa, infatti, è una fonte pulita a zero emissioni ricavata attraverso la fissione, che è il processo di scissione degli atomi di uranio. Il calore rilasciato dalla fissione viene utilizzato per creare vapore che fa girare una turbina che genera elettricità. Questo processo avviene quindi senza i sottoprodotti nocivi emessi dai combustibili fossili.

Secondo il Nuclear Energy Institute (NEI), gli Stati Uniti hanno evitato più di 476 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica nel 2019 – più di tutte le altre fonti di energia pulita messe insieme –. In numeri, questo equivale a rimuovere circa 100 milioni di auto dalla strada.

Questo ha infatti risultati concreti anche sulla qualità dell’aria: l’utilizzo di energia nucleare contribuisce alla diminuzione degli inquinanti atmosferici nocivi che causano piogge acide, smog, cancro ai polmoni e malattie cardiovascolari.

Un altro fattore da tenere in considerazione è l’impronta del nucleare sul territorio. Infatti, l’energia nucleare produce più elettricità con un minore impiego geografico rispetto a qualsiasi altra fonte di energia pulita. Per esempio, un tipico impianto nucleare da 1.000 megawatt ha bisogno di poco più di 2 chilometri quadrati per funzionare. Lo stesso NEI afferma che i parchi eolici richiedono una superficie terrestre 360 ​​volte maggiore per produrre la stessa quantità di energia.

Tuttavia, questa fonte energetica presenta svariate controindicazioni. La prima è il rischio di incidenti devastanti, come già avvenuto in passato a Three Mile Island nel 1979, Chernobyl nel 1986 e Fukushima nel 2011. Infatti, nonostante tutte le misure di sicurezza messe in atto in questi impianti nucleari, diversi fattori hanno causato il loro malfunzionamento. Questo ha avuto un impatto devastante sull’ambiente e le comunità locali. Oltre ai danni a breve termine, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha stabilito una cifra di 4.000 morti previste a lungo termine.

Un altro importante effetto collaterale dell’energia nucleare è la quantità di scorie che produce. È stato stimato che vengano prodotte circa 34.000 m3 di scorie nucleari ogni anno. Il gruppo ambientalista Greenpeace ha pubblicato un rapporto nel gennaio 2019 che descriveva in dettaglio quella che ha definito una “crisi” delle scorie nucleari per la quale “non esiste una soluzione all’orizzonte”. Una di queste soluzioni è stata una “bara” di scorie nucleari in cemento sull’isola di Runit, che ha iniziato a rompersi e a rilasciare materiale radioattivo.

Il nucleare potrebbe quindi essere l’energia del futuro? La quantità di energia prodotta e l’impatto ambientale limitato sono elementi importanti per definire il nucleare come una valida alternativa verde. Tuttavia, quest’ultima necessita di miglioramenti come per esempio una soluzione per implementare stoccaggio e riciclo sicuro delle scorie.

 
 

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