IN RUSSIA SI GUARDA ALLA PRIMA UNITÀ MILITARE ROBOTICA

Fonte Foto: https://it.topwar.ru/173324-minoborony-prinjalo-reshenie-o-postavke-kompleksov-razminirovanija-uran-6-v-vojska.html

Quando si parla di tecnologia e modernizzazione militare, molti tengono a considerare la Russia un attore di secondo livello; nell’immaginario collettivo la superpotenza che durante la guerra fredda era considerata alla stregua degli USA per comparto bellico, oggi giorno – erroneamente – tende ad essere considerata non all’avanguardia per quanto concerne il comparto militare. La realtà è che silenziosamente la Russia sta diventando in questo ambito, per innovazione e sperimentazione, nuovamente, uno degli attori principali al mondo.

Nel mese di agosto il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha confermato i piani per creare la prima unità militare robotica del paese. Il progetto, che vede la prima unità militare totalmente priva di unità umane, si basa principalmente sulla ricerca e lo sviluppo (R&S) già da anni esistente all’interno dell’industria della difesa nazionale della Federazione Russa. 

Da parecchi anni oramai, l’esercito russo ha investito gran parte delle proprie risorse nello sviluppo e nell’applicazione dell’intelligenza artificiale (AI) per scopi militari. I progressi sono stati notevoli, tanto che già sono stati impiegati alcuni prototipi durante le operazioni militari in Siria (Tvzvezda.ru, 9 aprile). 

Prioritaria sembra la formazione di un’unità d’attacco robotica la quale prevederebbe che il personale umano svolga un ruolo secondario e di supporto svolto solamente in remoto. L’unità d’attacco robotica in fase ancora di sperimentazione consisterebbe in un sistema RTK da due tonnellate, armato con munizioni supersoniche Ataka, anticarro termobariche provenienti da un lanciafiamme Shmel, insieme a cannoni da 30 millimetri e mitragliatrici pesanti.

Ad aprile 2021 lo stesso Ministro della Difesa russo, Shoigu, ha ispezionato personalmente i veicoli autonomi senza pilota presso l’impianto di gestione delle attrezzature tecnologiche e di produzione dell’AOA 766 (upravleniyeroizvodstvenno-tekhnologicheskoykomplektatsii — UPTK), situato a Nakhabino, vicino Mosca (Interfax , MoskovskyKomsomolets , 9 aprile).

In tale complesso, tra i principali mezzi automatizzati a guida remota e privi di personale, si trovano: l’Uran-6, mezzo progettato principalmente per lo sminamento, già ampiamente utilizzato in Siria; l’Uran-14, mezzo nato con lo scopo di spegnere velocemente gli incendi nelle zone di guerra e con alto rischio di crollo di edifici; l’Uran-9, in grado di svolgere funzioni di combattimento sul campo di battaglia insieme a veicoli da combattimento di fanteria (IFV) e carri armati. 

Come anticipatol’Uran-6 è già stato impiegato sul campo ed ha dimostrato le sue capacità durante l’attività di pulizia e sminamento perimetrale a Palmyra, Aleppo e Deirez-Zor. In totale, ha bonificato più di 50 ettari di territorio minato. Inoltre, attualmente, viene anche utilizzato in Karabakh (a seguito del recente conflitto Armeno – Azero)  come parte del corpo di ingegneria combinato (NezavisimoyeVoyennoyeObozreniye , 12 aprile).

In termini di produttività tecnica, come dichiarato dal tenente generale Yuri Stavitsky, l’Uran-6 sostituisce il lavoro di un intero plotone di truppe di ingegneria. 

Oltre agli Uran RTK, sono attualmente in fase di ricerca e sviluppo diversi modelli sperimentali: l’Udar (di circa 19 tonnellate), realizzato sulla base del BMP-3; il Marker tracked RTK, in grado di lanciare droni kamikaze; la piattaforma Nerekhta (circa 1 tonnellata); il Soratnik (da 7 tonnellate); e la famiglia Shturm, che comprende quattro campioni da ricognizione e shock, diversi tra loro per peso e dimensioni (Rusplt.ru , 14 aprile).

Vadim Kozyulin, professore presso l’Accademia Russa delle Scienze Militari, ha osservato che “la robotizzazione è una delle principali tendenze del Ministero della Difesa, determina lo sviluppo delle nostre forze armate”, aggiungendo, inoltre, che “Il compito di tali dispositivi è ridurre al minimo partecipazione umana alle ostilità, che significa salvare la vita dei militari. I robot sono piuttosto diversi: dai mini-sistemi per il monitoraggio o lo sminamento, alle macchine che sono praticamente dei veri e propri serbatoi. La ricerca di modelli ottimali è in corso e il fatto che oggi si stia creando un’intera unità suggerisce che questo processo sta arrivando a una comprensione logica”.

 L’esercito russo sta introducendo RTK attraverso i rami e le armi di servizio, in particolare dando la priorità alle forze di terra. Mikhail Moklyakov e Mikhail Sidorov, capi dipartimento dell’Istituto centrale di ricerca e collaudatori delle truppe ingegneristiche, hanno spiegato che “in un prossimo futuro, la digitalizzazione generale, l’introduzione attiva di reti neurali e la produzione di materiali ad alta tecnologia avranno un’influenza decisiva sul promettente sviluppo della robotica. Tutto ciò porterà alla creazione di piattaforme unificate multifunzionali che amplieranno notevolmente le caratteristiche tattiche e tecniche e le capacità operative dei sistemi robotici” (NezavisimoyeVoyennoyeObozreniye , 15 aprile).

Lo sfruttamento di tali complessi robotici sul moderno campo di battaglia in un ruolo di combattimento sembra ancora lontano; ma la visita di Shoigu a Nakhabino mostra che queste aree sono chiaramente priorità a lungo termine per lo sviluppo delle forze russe (Rusplt.ru , 14 aprile). La cosa più significativa, in prosepettiva, è che Shoigu vuole che questi sistemi robotici siano in grado di funzionare in condizioni estreme, ad esempio, durante un conflitto nucleare.

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