IL TEXAS DICE NO ALL’ABORTO

La scorsa settimana la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di non ostacolare la nuova legge del Texas sull’interruzione di gravidanza, una delle più restrittive di sempre da quando la sentenza Roe Vs. Wade del 1973 ha sancito il diritto all’aborto nel Paese.

Da mesi ormai, in molti Stati dell’Unione, si discute delle restrizioni sull’accesso all’interruzione di gravidanza. La battaglia, sposata da molti esponenti del partito repubblicano, ha assunto ormai connotazioni sempre più politiche, non da ultimo nell’ottica di contestare il percorso politico, e gli obiettivi, dell’attuale presidenza.

La legge, approvata in Texas mesi fa, attendeva il vaglio della Corte, che ha deciso di non interrompere il suo percorso. Con 5 voti a favore e 4 contrari, SCOTUS si è rifiutata di bloccare la legge texana. Se i tribunali federali alla fine consentiranno alla legge di restare in vigore, come è probabile che accada, certamente anche altri Stati a guida repubblicana che si stanno concentrando sul tema, accelereranno l’iter di approvazione e attuazione di analoghi provvedimenti. 

La norma pone il divieto di accesso all’aborto dopo la sesta settimana di gravidanza, o in generale nel momento in cui si manifesti l’attività cardiaca dell’embrione, anche in caso di stupro e/o incesto, o di gravissime malformazioni del feto. Secondo The New York Times, l’85% delle cittadine texane fanno domanda di aborto ben oltre la sesta settimana. 

Resta la possibilità di interruzione solo nel caso in cui sia messa in grave pericolo la sopravvivenza della madre. La legge prevede inoltre la possibilità, per i privati cittadini, di segnalare e denunciare casi riguardanti l’intenzione, da parte di terzi, di violare il provvedimento. A tal proposito, l’organizzazione Texas Right to Life ha creato una piattaforma web in cui le persone possono inviare informazioni anonime su chiunque sospettino stia violando la legge.

La Corte Suprema, dopo la nomina di Amy Coney Barrett, detiene una netta maggioranza conservatrice, e da mesi negli Stati Uniti, e non solo, si dibatteva circa la volontà, e la reale possibilità, per SCOTUS, di abbattere in modo sistemico il diritto all’aborto.

In molti avrebbero giurato, fino a pochi giorni fa, che nessuna sentenza sarebbe stata emanata verso la rimozione di questo diritto quasi cinquantennale. Invece, come avviene ormai da molti anni a questa parte, la Corte Suprema ha dimostrato di essere intenzionata ad assumere una postura sempre più schierata politicamente, inaugurando il mese di settembre con una delle pronunce più controverse degli ultimi decenni.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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