LA VIA DELLA SETA MARITTIMA E IL RUOLO DEL PORTO DEL PIREO

Fonte Foto: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Panoramica_del_Pireo.jpg

In che modo la Via della Seta marittima sta prendendo piede nel Mediterraneo? E perché il Pireo gioca un ruolo così importante in essa? Scopriamo perché. 

La Belt and Road Initiative

La “nuova Via della Seta” o Belt and Road Initiative è il nome di un ambizioso progetto geopolitico che la Cina, in collaborazione e alleanza con altri paesi (come il Pakistan, Gibuti e la Grecia), sta mettendo in atto. L’obiettivo di questo progetto è diventare un partner globale e un solido punto di riferimento per l’Occidente in grado di offrire vantaggi economici, politici e monetari e protezione, nonché una concreta alternativa anche militare. 

Questo progetto è già stato discusso da Xi Jinping durante il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese tenutosi a metà ottobre del 2017 ed è attualmente in corso di realizzazione. L’inserimento della “Nuova Via della Seta” nella costituzione cinese assume un significato profondo: il progetto non tramonterà con Xi Jinping, ma rimarrà un obiettivo indiscutibile a lungo termine.

Nella messa a punto di questo progetto, lo scopo del leader supremo è dimostrare che il suo potere è talmente solido che alcune sue idee e alcuni suoi progetti sono stati inseriti nella Costituzione cinese. Soltanto due nomi lo precedono in quest’azione e sono densi di significato: solamente Mao Zedong, denominato “il grande timoniere” e Deng Xiaoping, il sostenitore della liberalizzazione economica, hanno trovato spazio nella Carta fondamentale.

Questo giovane ma notevole progetto infrastrutturale, commerciale, militare e strategico, si sta velocemente componendo. Dalla Cina all’Europa, la Belt and Road si sta velocemente componendo e coinvolge 65 paesi che rappresentano il 55% del PIL mondiale, il 70% della popolazione mondiale e il 75% delle risorse geografiche del globo.

All’inizio del 2016, le imprese cinesi coinvolte nel grande progetto hanno stipulato 1.400 contratti per progetti dal valore di 37,6 miliardi di dollari e rappresentano il 43% di tutti i contratti esteri firmati nello stesso periodo. Inoltre, per quanto riguarda gli investimenti logistici esteri legati al progetto nel 2016, la Cina ha investito 12,9 miliardi di dollari e nei primi undici mesi del 2017 ha investito 32,2 miliardi di dollari. Inoltre, sempre nel 2016, 61 paesi hanno siglato accordi di cooperazione con la Cina.

Si stima che la Via della Seta sarà la più grande rete infrastrutturale commerciale e strategica tra l’Oriente e l’Occidente. Due sono le direttrici di questo: una terrestre e l’altra marittima. Per la sua realizzazione, la Cina ha stanziato circa 1,4 miliardi di dollari da investire nei prossimi decenni. La destinazione finale della sua tratta marittima è Trieste. 

Ancora una volta, la scelta è strategica: tra gli obiettivi del progetto, infatti, c’è quello di conquistare commercialmente l’Europa centro-orientale fino al porto di Amburgo e, per cercare di raggiungere agevolmente e al minor costo quest’area, la Cina è pronta ad effettuare in Italia numerosi investimenti. A ciò, si aggiunge la conquista di altri mercati e l’installazione di nuovi stabilimenti produttivi in vaste aree dedicate, preferibilmente free zone.

A partire dal 2002, la Cina ha attuato una forte politica d’investimenti diretti all’estero (denominata Foreign Direct Investmento FDI), la quale è stata attuata mediante piani di acquisizioni e investimenti da società a controllo pubblico. Il primo obiettivo della strategia di espansione cinese è stata l’Africa, importante fornitore di petrolio e materie prime.

Per l’acquisizione commerciale di queste aree precedentemente nominate sono intervenute imprese come la China Export & Credit Insurance Corporation, la China Petrochimical Corporation, la China National Offshore Oil Corporation, la Aluminium Corporation of China e la China Ocean Shipping Company (COSCO). Le tappe strategiche in cui sono presenti le basi cinesi per la configurazione e costruzione della direttrice marittima del progetto della Belt and Road Initiative sono i seguenti: il Pakistan, Gibuti, l’Egitto, la Turchia, la Grecia e l’Algeria.

Il porto del Pireo

L’ex premier greco Antonis Samaras definì il porto del Pireo “la porta d’ingresso della Cina in Europa” e Xi Jinping lo considera “la testa del drago nel continente europeo”. Le radici di queste accezioni risalgono al 2008, anno della Grande recessione della Borsa di Wall Street che, come si sa, investì l’Europa insieme al resto del mondo; tra gli stati dell’UE, la Grecia fu uno dei paesi più duramente colpiti.

Durante questa crisi finanziaria ed economica, la Grecia dell’allora Primo Ministro Papandreou, per scongiurare la possibile uscita dall’Eurozona e il tracollo totale e per ripagare i suoi debiti finanziari, vendette alcuni tra i suoi asset, la cui privatizzazione fu permessa dalla troika europea. La Germania, per 1,2 miliardi di euro, acquistò e iniziò a gestire quattordici aeroporti regionali greci e il Regno Unito comprò tutti gli alberghi Astir Palace a cinque stelle per 400 milioni di euro

Chi però riuscì ad accaparrarsi il porto del Pireo, il maggior scalo portuale della Penisola ellenica, fu proprio la COSCO Group(China Ocean Shipping Company) precedentemente citata, una compagnia di stato cinese specializzata nell’offerta di servizi di logistica e di spedizioni, che nel 2009 ne ottenne la gestione del terminal cargo.

Nel 2015, il Governo Tsipras negoziò con i cinesi la cessione del 51% dell’intero porto fino al 2052 per 600 milioni di euro complessivi. Quest’intesa ha fatto sì che il governo di Pechino consolidasse in maniera definitiva il suo primo attracco ufficiale nel Mediterraneo insieme al Porto di Alessandria d’Egitto, ponendo le basi per l’espansione commerciale nel Mare Nostrum, per dirigere e sorvegliare la gestione di tutte le linee commerciali e per solidificare la propria egemonia crescente nell’area, l’obiettivo in senso ampio della Belt and Road Initiative.

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