IL CANADA ACCELERA SULL’EFFICIENTAMENTO ENERGETICO

Il Canada e il governo dello Yukon, uno dei territori più a Nord del Paese, investono su progetti per la decarbonizzazione a Dawson City.

Il Canada si muove verso l’efficientamento energetico. E lo fa investendo in un progetto incentrato sull’energia solare a Dawson City, una delle città più a Nord del Canada. Yukon News riporta le cifre del progetto: il governo canadese investirà $486.000 attraverso l’Arctic Energy Fund e $68.000 attraverso il programma Northern REACH. Il governo dello Yukon contribuirà con $75.000, l’Organizzazione per lo sviluppo del Klondike sta investendo $101.949, mentre la città di Dawson sta mettendo a disposizione $11.500.

Il sindaco di Dawson City si concentra sui vantaggi che questo progetto può apportare alla comunità locale che, anche se molto piccola, può diventare un esempio virtuoso di come applicare il concetto di transizione ecologica: “This latest project is a significant step forward for our town as it increases local capacity for electrical-powered supply and lessens our community’s carbon footprint”.

Il piano di investimento va inquadrato nel più ampio progetto chiamato Our Clean Future in cui il governo dello Yukon assieme a Yukon First Nations, gruppo che raccoglie popolazioni indigene anche di nazionalità non canadese, e le municipalità dello Yukon, si sono concentrati nell’individuare zone specifiche del territorio per proporre la loro risposta all’emergenza climatica. Il programma d’intervento è estensivo e copre diversi settori chiave per una transizione energetica che impatti in maniera decisiva sul cambiamento climatico: 

  • Trasporti
  • Case e costruzioni
  • Produzione energetica
  • Popolazione e ambiente
  • Comunità
  • Innovazione

Il Canada, in veste di attore protagonista della regione artica, pianifica e applica investimenti legati alla transizione energetica e sensibili alla tematica del cambiamento climatico. Già nel 2009 nella Canada’s Northern Strategy: Our North, Our Heritage, Our Future la leadership canadese sottolineava come: “Canada is committed to helping en­sure these ecosystems are safeguarded for future generations […] the Northern tradition of respect for the land and the environment is paramount and the principles of responsi­ble and sustainable development anchor all decision-making and action”. 

Il piano di investimenti previsto a Dawson City rappresenta un esempio virtuoso di transizione energetica che, anche se applicato ad una piccola realtà, offre vantaggi a livello sociale, ambientale, territoriale e sanitario. Pensare a progetti di transizione energetica come circoscritti all’ambito dell’approvvigionamento energetico è estremamente riduttivo, infatti, per una piccola comunità a Nord del mondo può tradursi in un impatto significativo sull’ambiente circostante, spesso fonte primaria di sopravvivenza, sul benessere della comunità, sulla creazione di posti di lavoro e sulla crescita demografica.  

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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