ZAMBIA: IL DEBITO DEL PAESE RISCHIA DI RISUCCHIARE L’INTERO SISTEMA ECONOMICO

Situmbeko Musokotwane, il nuovo ministro della Finanza dello Zambia, ha dichiarato, durante un’intervista all’emittente ZNBC, che è fondamentale concludere un accordo con il Fondo monetario internazionale (FMI).

Secondo Musokotwane infatti l’intervento del FMI potrebbe dare fiducia ai creditori e attirare investimenti. In questo modo si potrebbe avviare “l’operazione di salvataggio” del Paese che da tempo vive una forte crisi economico-finanziaria, con uno dei debiti pubblici tra i più elevati del continente. 

Sul Paese, tra le altre cose, grava un Eurobond da 750 milioni di dollari in scadenza l’anno prossimo. Musokotwane ha affermato, senza farne mistero, che il governo “non ha i soldi per ripagare” motivo per cui è importante dare priorità alle trattative con il FMI con il fine di riorganizzare la copertura del debito.

In particolare, il debito estero dello Zambia si suddivide in: circa 3 miliardi di dollari s in eurobond; 3,5 miliardi di dollari in debiti bilaterali; 2,1 miliardi di dollari, invece, sono dovuti ad agenzie di prestito multilaterali; infine altri 2,9 miliardi di dollari sono debiti verso istituti bancari.

Per salvare il Paese dalla crisi il governo mira a una doppia strategia. Oltre all’accordo con il FMI infatti punta anche sull’esportazione del rame.

Lo Zambia è il secondo produttore di rame, del continente africano, e l’aumento del suo prezzo potrebbe aiutare il governo a portare al termine i suoi obiettivi. Il rame infatti rappresenta oltre il 70% delle entrate provenienti dalle esportazioni. 

Per questo motivo il governo si è posto l’obiettivo di raddoppiare la produzione di rame fino a due milioni di tonnellate all’anno entro il 2026. 

Gli obiettivi della nuova amministrazione potrebbero essere ostacolati dal rapporto del Paese con la Cina. Circa un quarto del totale del suo debito infatti è detenuto dalla Cina, aspetto che potrebbe ostacolare i negoziati con il FMI.

Il legame tra la Cina e lo Zambia è uno dei più storici. Quest’ultimo infatti è stato uno dei primi Paesi a essere avvicinato da Pechino. A partire dagli anni Settanta la Cina ha iniziato a costruire l’importante ferrovia che collega il Paese alla Tanzania, riuscendo in questo modo a eliminare la sua dipendenza dalla Rhodesia (oggi Zimbabwe). Inoltre ha messo in campo una serie di investimenti che hanno portato alla costruzione di ospedali, scuole ed altre strutture essenziali. 

Nonostante lo scetticismo dell’opposizione e degli esperti, Musokotwane si è comunque mostrato determinato a portare avanti i suoi obiettivi garantendo che presenterà un piano entro 90 giorni dall’inizio del suo incarico. 

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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