IN AFGHANISTAN, LA TURCHIA DEVE STARE ATTENTA AL GIOCO DELLE AMBIGUITÀ

Fonte Foto: https://www.dw.com/en/afghanistan-turkey-moves-into-the-spotlight/a-59055709

Ankara vede grandi possibilità di riscatto politico-diplomatico dalla situazione corrente in Afghanistan. Ma deve essere attenta e cauta per non impantanarsi nel gioco delle ambiguità. 

Le “potenze occidentali” hanno lasciato Kabul, sotto i colpi battenti delle armi talebane e le urla di gioia, che hanno accompagnato l’uscita di scena delle “truppe di occupazioni” e chiuso – qualcuno pensa in maniera definitiva, ma risulta quasi storicamente impossibile – un capitolo aperto ormai da vent’anni – secondo i media, ma in realtà, gli anni, sono molti di più. 

Ora, i talebani al potere hanno tutti gli interessi a mantenere aperto e gestire l’aeroporto, snodo strategico centrale per qualsiasi Paese, dimostrando però al resto del mondo di potersi fidare ed avere confidenza verso questo nuovo assetto politico, parzialmente rimodellato – a detta dei talebani. 

A giocare un ruolo primario nel dialogo fra i talebani e il resto del mondo sono senza dubbio il Qatar, in prima fila, e la Turchia, come media-potenza semi-occidentale. Recentemente, si sono tenuti colloqui diplomatici fra le tre parti: l’obiettivo di Ankara, che è sul territorio afghano più o meno dall’inizio della missione della coalizione USA del 2001, è mantenere la gestione dell’aeroporto di Kabul e giocare in tal modo un ruolo mediatore fra l’Afghanistan, da secoli avamposto strategico e calderone di ideologie, e le potenze occidentali. E dagli esiti degli incontri con i talebani, pare che Ankara riuscirà nell’intento, anche grazie al velato appoggio dell’Occidente – che ha tutti gli interessi a che Ankara assurga a tale compito, a questo punto.  

Come avevamo però specificato in un precedente articolola Turchia deve saper discernere bene, in tale situazione, quali siano i passi migliori da compiere. L’ambiguità della situazione non sfugge: Ankara mantiene stretti legami con Qatar e Pakistan, primi alleati dei talebani, che sono però anche fautori e sostenitori di una certa ideologia politico religiosa molto complessa e talvolta divisoria e conflittuale; allo stesso tempo, resta candidata membro dell’Unione Europea e membro della NATO, alleata degli USA.

Di chi farà, dunque, gli interessi? 

La risposta è complessa, ma è evidente che senza l’appoggio degli States Ankara riuscirebbe a fare poco – anche riguardo l’aeroporto. E, nell’ultimo periodo, gli USA hanno pubblicamente riconosciuto il ruolo strategico di Ankara, anche in tale situazione.

Tuttavia, si è visto già in altri territori di conflitto, come la Siria o la Libia, o para-conflitto, come il Mediterraneo, la Turchia tende ad interpretare sottilmente i propri margini di manovra e a sfruttare, talvolta anche con prepotenza, gli assi nella manica di cui gode, in termini geopolitici – soprattutto grazie alla sua posizione geografica

È possibile che con la situazione afghana – e qui compresa la questione umanitaria – Ankara farà lo stesso, solleticando l’insofferenza europea, che non può fare a meno della TurchiaInutile dire che il modo in cui Ankara gestirà le sue relazioni con i talebani influenzerà in maniera significativa i rapporti con l’Unione Europea, soprattutto in temi come i diritti umani. 

Un secondo punto fondamentale è la questione internaErdoğan e Çavušoğlu, nei loro interventi, hanno mostrato una certa cautela, che è propria dei Paesi mediatori in situazioni di conflitto – v’è il proverbio, una botta al cerchio ed una alla ruota. Nel loro essere cauti, hanno lasciato intendere di voler dialogare con i talebani per lasciar aperto uno spiraglio in un Afghanistan che rischia di essere tagliato fuori dai circuiti internazionali, anche economici – e davvero Kabul rischia il collasso, perché i talebani, per quanto potenti, non hanno soldi sufficienti a gestire un intero Paese. Tuttavia, Erdoğan resta cauto, sperando che ai proclami dei talebani, riguardo il rispetto di determinate condizioni, seguano i fatti. Anche perché ogni rapporto è compromissione, e tutto diventa una questione di reputazione politica

Nessuno, neanche i più fondamentalisti del partito del Presidente turco, aspira ad una Nazione anche solo lontanamente simile a quella costruita dai talebani il secolo scorso: il solo pensiero che ciò possa succedere di nuovo e che la Turchia diventi complice preoccupa i vertici politici, la società civile e l’opinione pubblica turca.  

Ankara ha molte sfide da dover affrontare in tale circostanza e il rischio di bloccarsi o restarne schiacciata è molto alto: può contare sulla strategicità della sua posizione geografica, che poi ha condizionato e condiziona molto il suo approccio alla politica estera. 

Ma c’è un valore che questa nuova situazione aggiunge a tutte le altre sfide della Turchia – nominalmente, quella in Iraq, in Sira, in Libia e nel Mediterraneo orientale – ed è la seguente: Ankara deve decidere chi essere nel mondo, più che interpretare un ruolo politico – che poi è secondario

È una domanda di senso profonda, che coinvolge, prima o poi, tutti i Paesi che attraversano le crisi nazionali e globali. È la stessa domanda – e sono le stesse domande – che, alla fine della Prima Guerra Mondiale, si pose Mustafa Kemal Atatürk: che tipo di Nazione essere in questo nuovo mondo? Con quali alleanze? Con quali obiettivi? Con quale specifica vocazione approcciarci al resto del mondo? 

C’è ancora da ragionare se queste domande debbano avere risposta proprio adesso, ancora nella lunga era Erdoğan, o se ciò debba avvenire dopo di lui. 

La storia, però, non aspetta – né rispetta – i tempi dei “grandi leader”. 

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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